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Fiori di acacia fritti

Davanti casa dei miei genitori, in campagna, ci sono quattro o cinque alberi di acacia che ogni anno in questo periodo diffondono il loro profumo e regalano centinaia di grappoli di questi fiori bianchi bellissimi.
Fino allo scorso anno non sapevo che si potessero mangiare…l’ho scoperto da Martina. Ma in quel periodo, purtroppo c’era stato un attacco di insetti per cui si era reso necessario passare sulle piante del disinfettante.
Ergo, i fiori erano inutilizzabili in cucina e a malincuore avevo desistito.
Ma quest’anno le nostre piante sono sane e ricche…per cui, quale migliore occasione per provarli?
Sono rimasta molto sorpresa di scoprire che sono buonissimi, e durante la frittura sprigionano un favoloso profumo che richiama il loro miele…è stata una bellissima scoperta!
Io non amo molto i fritti, chi mi conosce lo sa, ma se mangiati eccezionalmente, risultano gradevoli anche per me, anche se in modestissime quantità.
Nella mia pastella ho voluto aggoungereuna piccola parte di farina di mai tostato e macinato, che mi ha regalato la mia amica Lou quando sono stata a trovarla. E’ una farina svizzera dal profumo molto intenso, che ha regalato alla mia frittura un sapore molto iintrigante.

Provate i vostri fiori di acacia e non ve ne pentirete.

Naturalmente, come tutte le erbe e tutti i fiori edibili di campo, raccoglieteli in campagna, e non in prossimità di strade trafficate, perché i fiori non vanno lavati.
  © Michela De Filio 

Ingredienti per 20 fiori:

20 fiori di acacia appena raccolti
150 g di farina 0
25 g di farina di mais tostato
1 pizzico di sale
Acqua frizzante fredda q.b.
Ghiaccio

Olio di arachidi per friggere

Procedimento:

In una terrina mettete il ghiaccio sul fondo, e poneteci sopra la terrina su cui lavorerete la vostra pastella, in modo che si mantenga fredda.
Unite le farine con il sale.
Aggiungete pochissima acqua per volta, mescolando sempre, per non fare grumi, fino a raggiungere una consistenza liscia e densa, ma sufficientemente fluida da colare dalla forchetta.
Portate l’olio a 180°, quindi immergete i fiori nella pastella, scolateli e tuffateli nell’olio, il tempo di farli dorare.
Ponete i fiori su carta assorbente, quindi salateli.
I fiori vanno gustati preferibilmente caldi.



*****

E intanto sono arrivati anche i fiori del melo :’)

“Così mi trovo a stare la giornata in un giardino a badare ad alberi e a fiori e a stare zitto in molti modi e dentro qualche pensiero di passaggio, una canzone, la pausa di una nuvola che toglie sole e peso dalla schiena. Vado per il campo con un nuovo alberello di melo da piantare. Lo metto giù, lo giro, guardo i suoi rami appena accennati tentare posto nello spazio intorno. Un albero ha bisogno di due cose: sostanza sotto terra e bellezza fuori. Sono creature concrete ma spinte da una forza di eleganza. Bellezza necessaria a loro è vento, luce, uccelli, grilli, formiche e un traguardo di stelle verso cui puntare la formula dei rami. La macchina che negli alberi spinge linfa in alto è bellezza, perché solo la bellezza in natura contraddice la gravità. Senza la bellezza l’albero non vuole. Perciò mi fermo in un punto del campo e chiedo: “Qui vuoi?” Non mi aspetto una risposta, un segno nel punto in cui tengo il suo tronco, però mi piace dire una parola all’albero. Lui sente i bordi, gli orizzonti e cerca un punto esatto per sorgere. Un albero ascolta comete, pianeti, ammassi e sciami. Sente le tempeste sul sole e le cicale addosso con la stessa premura di vegliare. Un albero è alleanza tra il vicino e il perfetto lontano. Se viene da un vivaio e deve attecchire in suolo sconosciuto, è confuso come un ragazzo di campagna al primo giorno in fabbrica. Così lo porto a spasso prima di scavargli il posto.”
                                                       |Erri De Luca|
                                                                 “Tre cavalli”


Fagottini radicchio, gorgonzola e noci

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Una domenica a casa con mia Mamma. Radicchio dell’orto da smaltire. Uova da rompere. Farina che vola. Gesti da condividere. E’ così che sono nati questi fagottini. A quattro mani io e lei. Realizzati, cotti, mangiati, tutti intorno ad una tavola rumorosa ed allegra.

Il trittico radicchio, gorgonzola e noci non ha bisogno di esser presentato.

Però oggi nelle mie fotografie vi presento un attrezzo a cui sono legatissima: è il ferro che usava mia Nonna per raschiare la tavola di legno dopo aver fatto la pasta fresca. Lo conservo come qualcuno conserverebbe un gioiello del re. E’ un ferro che lei ha toccato, manipolato centinaia di volte e lo riuso oggi in cerca di lei e per tenere con me, ancora un giorno in più, tutto ciò che lei mi ha trasmesso.

Grazie Nonna.


  © Michela De Filio

Ingredienti per 4 persone:

Per il ripieno

2 palle di radicchio
2 patate lesse
Gorgonzola
Parmigiano
Noci tritate
Noce moscata
Sale
Pepe

Per la pasta

4 uova
farina q.b.

Per la besciamella al radicchio

50 g di farina
50 g di burro
500 ml di latte circa
Sale
Noce moscata
Un pugno di radicchio scottato e frullato

Procedimento:

Il ripieno

Pulite il radicchio, sminuzzatelo e saltatelo in padella con poco olio, uno spicchio d’aglio e senza scolarlo perfettamente. 
Una volta appassito, mettetelo in una terrina, lasciandone un pugnetto da parte per la besciamella.
Nella terrina aggiungete le patate lesse, il gorgonzola, il parmigiano, la noce moscata, le noci tritate e aggiustate di sale e pepe
Schiacciate tutto con una forchetta e lasciate da parte.

La pasta

Fate una fontana di farina, rompeteci al centro le uova e piano piano impastate amalgamando farina, fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. 
Tirate la pasta dello spessore che desiderate, quindi ricavatene quadrotti sul cui centro posizionerete una porzioncina di ripieno. 
Chiudete i vostri fagottini, come indicato nella foto sopra, sigillando bene i lati in modo che non si aprano in cottura. 

La besciamella al radicchio

Scaldate un pentolino di latte
Sciogliete il burro a fiamma dolce e aggiungeteci la farina, amalgamando bene con un cucchiaio di legno. 
Lasciate lievemente cuocere, girando sempre.
Unite a poco a poco il latte caldo continuando a mescolare e amalgamare bene. 
Aggiungete un pizzico di sale e un pò di noce moscata
Portate a bollore, continuando a girare, e lasciate cuocere fino a consistenza desiderata
Quando la besciamella è pronta, aggiungeteci la polpa frullata di radicchio e amalgamate bene

Il piatto

Create nel piatto un letto di besciamella, o se preferite, decorate con dei ciuffetti come nelle foto
Aggiungete i vostri fagottini sbollentati in acqua salata
Aggiungete un filo di olio extra vergine e spolverate con noci tritate


Apriti cuore, ti prego: Muffins ai pomodori secchi

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In questa notte calda di ottobre, apriti cuore 
non stare li in silenzio senza dir niente 
non ti sento, non ti sento, da troppo tempo non ti sento 
e ti ho tenuto lontano dalla gente 
quanti giorni passati senza un gesto d’amore 
con i falsi sorrisi e le vuote parole
Ho perfino pensato in questa notte di Ottobre 
di buttarti via……di buttarti via 
ah lo so il cuore non e’ un calcolo 
freddo e matematico 
lui non sa dov’e’ che va 
sbaglia si ferma, e riprende 
e il suo battito non e’ logico 
e’ come un bimbo libero 
appena dici che non si fa 
lui si volta e si offende 
non lasciarlo mai solo come ho fatto io 
lascia stare il potere, il denaro non e’ il tuo Dio 
o anche tu rimarrai senza neanche un amico 
Cambierò, Cambierò 
apriti cuore ti prego fatti sentire 
Cambierò, tornerò come un tempo padrone di niente, di niente…di niente 
anche davanti a questo cielo nero di stelle, 
e ce ne sono stanotte di stelle, forse miliardi, cuore non parli? 
o sono io che non sento e per paura di ogni sentimento 
cinico e indifferente faccio finta di niente 
ma non ho più parole in questa notte di ottobre 
sento solo lontano un misterioso rumore 
e’ la notte che piano si muove, e tra poco esce il sole 

Cambierò, Cambierò 
apriti cuore ti prego fatti sentire 
cambierò, tornerò come un tempo padrone di niente, di niente, di niente 
Cambierò, Cambierò 
apriti cuore ti prego fatti sentire 
cambierò, tornerò come un tempo padrone di niente, di niente, di niente 
Cambierò, Cambierò 
apriti cuore ti prego fatti sentire 
cambierò, tornerò come un tempo padrone di niente, di niente, di niente
                                                   
                                                                          | Lucio Dalla, Apriti cuore |

Ingredienti:

150 gr di farina 00
40 gr di farina fioretto
60 gr di burro
30 gr di parmigiano
40 gr di pomodori secchi sott’olio
1 uovo
1 pezzetto di porro
100 ml di latte
1 cucchiaino di lievito per torte salate
4 gr di sale

Procedimento:

Unite le due farine con il parmigiano, il lievito e il sale
In un’altra ciotolina unite il latte, l’uovo e il burro sciolto. 
Spezzettate i pomodori secchi e tritate il porro.
Unite le polveri con i liquidi e aggiungete i pomodori con il porro
Riempite dei pirottini di carta per 3/4 e se vi piace decorate con un pomodorino fresco
Infornate a 220° fino a cottura


Tortino con uova di quaglia e “tutù” di raspadura di Lodi

Mi viene così da ridere. Certe volte sono proprio buffa. Ma quando ho visto questo piatto finito, ho pensato proprio “ho messo il tutù al tortino” e giù a ridere. Da sola. Folle.

Avevo delle uova di quaglia casalinghe, così piccole-così carine. Che ci faccio?….uhm…gira che ti ripensa, mi sono convinta a farci un tortino. Ma come? che cos’ho?

Potrei farci degli strati….ho delle melanzane tardive dell’orto, due pomodori…le patate of course…e quella raspadura di Lodi che mi riporta ad una cena di lavoro a Milano, qualche tempo fa. Lì l’ho assaggiata la prima volta e mi era sembrata così divina (un formaggio grana giovane, tagliato a veline sottili).

E insomma, così è nato questo piatto….con quello che avevo in cucina, di materiale, e qualche ricordo, nei miei pensieri.


Ingredienti (per due tortini):

2 uova di quaglia
2 patate grandi
1 melanzana
Qualche pomodorino 
Olio 
Sale
Erbe aromatiche
Pepe rosa
Raspadura di Lodi
1 coppapasta rotondo

Procedimento:

Lessate le patate
Nel frattempo fate una dadolata con la melanzana e dei pomodorini
In una padella mettete poco olio, 1 spicchio di aglio intero, la melanzana e i pomodorini
Fate cuocere, aggiustate di sale e all’ultimo eliminate l’aglio.
Spellate le patate lesse
Con il coppapasta, ricavate quattro anelli di patate dello stesso spessore, più o meno.
Tritate le erbe aromatiche scelte, mettetele in una ciotolina con dell’olio extra vergine
Mettete i due coppapasta su una teglia ricoperta di carta forno.
Inserite alla base il primo disco di patata
Spennellate con l’olio aromatico
Fate ora uno strato di dadini di melanzana
Coperite con l’ultimo anello di patata, spennellando sempre con l’olio aromatico
Mettete in forno a 180° per 10 minuti
Sfornate e su ogni torino rompete un uovo di quaglia
In un piatto fate un cerchio con la raspadura e adagiateci il tortino. 
Salate e pepate con il pepe rosa



Noodles al latte di cocco, zenzero e bietole

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Mi era venuta una voglia incredibile di provare il latte di cocco. L’ho comprato un giorno al supermercato e l’ho lasciato un bel pò in giacenza nella dispensa. Poi mi sono accorta che mancavano un paio di mesi alla scadenza e sapevo che questi due mesi sarebbero passati alla velocità della luce. Così è stato. 
Però nel frattempo ho chiesto consiglio alla sola persona possibile.
Vaty, senti un pò. Ho del latte di cocco e mi piacerebbe usarlo coi noodles…come posso cucinarli?
E’ così che ho coinvolto la bella Vaty in questa peripezia. Immediatamente si è messa in moto, dammi qualche giorno, mi ha detto. Tempo una settimana e aveva messo su la ricetta, l’aveva cucinata, assaggiata e scritta per me. Il massimo dell’efficienza. 
Va bene Vaty, dammi tempo…giusto quel mesetto che mi serve a reperire gli ingredienti 😀
Passa un mesetto, più o meno. Gli ingredienti li ho tutti, ma mi perdo su un dettaglio. Quello che mi era parso più insignificante, quello a cui non avevo dato importanza.
«Vaty, scusa. Ma che erbette hai usato?»
«Io ho usato proprio le erbette» (è il proprio che mi inquieta :D)
«Si, ho capito…ma che sò ste erbette, famme capì? Perché ai paesi miei, se dici erbetta si intende prezzemolo o qualche erba simile»
«Ahahahaha, sarebbero le bietole!! Perdonami ma qui al nord al supermercato quando vai a pesare ti scrivono ERBETTE – TASTO 76»
Ho iniziato a ridere e non ho smesso per due giorni. Due! E se ancora ci penso, rido come una pazza. 
Quello stesso pomeriggio sono andata a comprare ste benedette erbette e ho realizzato la ricetta che Vaty così carinamente aveva scritto per me.
Il latte di cocco io lo immaginavo come quello che bevevo da piccola, dal cocco stesso: un pò evanescente, lattiginoso, leggerino. Mia mamma comprava le noci di cocco, le bucava e ci faceva bere quel latte. Quanto mi piaceva!
Questo comprato è più denso, si presta bene a fare da cremina. 
Questo piatto è particolare e buonissimo. Io l’ho amato follemente. Mangiato godendomelo a occhi chiusi. Il leggero sentore amarognolo delle bietole scottate con la salsa di soia, si mischiava al sapore dolce dello zucchero e del latte di cocco, in un’alternanza di sapori perfetti e ben equilibrati. 
Il succo di lime poi corona questo piatto, che consiglio a tutti di provare. 
Grazie Vaty…
però una cosa te la devo dire: 
qua le bietole le ho comprate col TASTO 52
😀 😀 😀

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Qui potrete vedere la realizzazione di Vaty

Ingredienti per due porzioni:

150 gr di noodles
200 gr bietole fresche
2 cucchiai olio semi (io extra vergine)
2 cucchiai salsa di soia
2 cucchiai salsa pesce (io ho usato quella dell’ikea in tubetto)
100 ml latte cocco
2 cucchiai di zucchero*
Un pizzico di zenzero*
* io ho usato due cucchiaini del mio zucchero aromatizzato allo zenzero, che vedete qui

Procedimento:

Lavate per bene le bietole e scolatetele
In una wok o in una padella scaldate un cucchiaio di olio e un cucchiaio di salsa di soia
Mettete le bietole in padella, aggiungete un pizzico di sale, coprite con coperchio e lasciate andare qualche minuto.
Intanto in una pentola scaldate 4 dita d’acqua salata, portate a bollore, immergeteci i noodles e fateli ammorbidire un paio di minuti. 
Ora preparate una padella con un cucchiaio di olio, un cucchiaio di salsa di soia, due cucchiai di salsa di pesce, e il latte di cocco. 
Scaldate e metteteci dentro i noodles che finiranno di ammorbidirsi in questa salsina.
Aggiungere lo zucchero e lo zenzero, fate restringere e spegnete il fuoco. 
Unite le bietole precedentemente cotte
Unite il succo di mezzo lime
Mantecate e serviteli caldi

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Di fronte casa dei Miei, intanto… 




Senza separarsi mai: farfalle bicolore alle verdure estive

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Ci sono volte in cui trasformare in parole le emozioni diventa complicato come stabilire se è nato prima l’uovo o la gallina. Epperò dentro senti il bisogno di farlo, perché inconsciamente pensi che mettere le cose nero su bianco, ti aiuterà a non lasciarle andar via, ad imprimere in qualche modo quelle sensazioni dentro di te, per sempre. Che poi è vero solo in parte. Le cose belle ti restano dentro, comunque. E ogni volta che lo vorrai, potrai andare a bussare alla porta di quel ricordo per sentirti di nuovo felice, come quel giorno, come quella volta. 
Dietro una delle porte dei miei ricordi, ci sono due amici che contro ogni difficoltà, una mattina si infilano in un treno e ti vengono a trovare: per poche ore, ma non importa. Vanno e vengono in giornata, ma per vederti lo fanno. Il minimo che tu possa fare è cercare di accoglierli al meglio. Non saranno amici che vengono a pranzo, ma saranno ospiti d’onore nel tuo umile nido. 
Ecco come una giornata diventa un regalo: chiacchiere libere senza sosta, un pranzo vegetariano, regali da scambiare, segnaposto con messaggi magici. Pani da dividere insieme, farfalle che volano, abbracci stretti come se fossero gli ultimi, messaggi lasciati in barattolo, da chi non si accontenta solo di aprirlo, ma l’annusa pure (profuma di cosa, Gè? Profuma di buono!).
Dediche lasciate riposare nei libri, acqua che straborda dalla farina, adesso la recuperiamo, un piatto blu e un tovagliolo bianco, olive che sanno di cantina (?), passioni da raccontare, melanzane non contaminate da peperoni, bicchieri d’acqua rovesciati, lieviti a cui dar da mangiare, baci che fanno rumore, ma non bastano, “ancora, ancora“. 
E poi, quegli occhi lucidi, dopo
E una porticina dentro, dove per ricordare tutto questo ti basterà fare solo toc toc.

E sarà come essersi separati mai.

Ingredienti:

Per la pasta

Farina
Uova
Concentrato di pomodoro

Per il condimento

Fiori di zucca
Zucchine
Pomodori pachino
Olive nere denocciolate e tagliate a rondelle
Basilico fresco
Peperoncino
Aglio
Olio
Sale

Procedimento:

Preparate due impasti separati: uno uova e farina, l’altro con concentrato di pomodoro e farina. 
Stendete la sfoglia e guardando questo esempio create delle sfoglie bicolore.
Guardando invece questo, formate le farfalline.
Pulite i fiori di zucca e tagliateli a listarelle.
Pulite le zucchine e tagliatele a cubetti.
Lavate i pomodorini e tagliateli a metà.
In una padella fate soffriggere dell’aglio e dell’olio, aggiungete le zucchine a cubetti e un dito di acqua calda, lasciando ammorbidire. 
Quando le zucchine sono quasi morbide, aggiungete i pomodorini e lasciate cuocere  5 minuti. 
Aggiungete basilico fresco, del peperoncino e aggiustate di sale.
Verso la fine aggiungete i fiori di zucca e le olive tagliate a rondelle.
Se è il caso, aggiungete acqua calda: sul fondo della padella dovrà rimanere il sughetto che aiuterà a condire la pasta. 
Lessate la pasta in acqua salata, scolatela e saltatela in padella con il condimento.

“La durata media di un abbraccio tra due persone è di 3 secondi. Ma i ricercatori hanno scoperto qualcosa di fantastico. Quando un abbraccio dura 20 secondi, si produce un effetto terapeutico sul corpo e la mente. La ragione è che un abbraccio sincero produce un ormone chiamato “ossitocina”, noto anche come l’ormone dell’amore. Questa sostanza ha molti benefici sulla nostra salute fisica e mentale, ci aiuta, tra l’altro, a rilassarci, a sentirci al sicuro e calmare le nostre paure e l’ansia. Questo meraviglioso tranquillante è offerto gratuitamente ogni volta che si prende una persona tra le nostre braccia, che si culla un bambino, che si accarezza un cane o un gatto, che si balla con il nostro partner, che ci si avvicina a qualcuno o che si tiene semplicemente un amico per le spalle.” 
Nicole Bordeleau

Ciciri e tria

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A volte mi ripeto. Lo so. O forse ciclicamente le cose ritornano. Vi ricordate questo post? Vi raccontavo di come amo le persone così: quelle che tu lanci un sasso e loro lo raccolgono. Quelle a cui fai una proposta e la fanno diventare un progetto, quasi subito una cosa concreta. IO – LE – AMO! Perdutamente, follemente, incredibilmente. Le persone così, mi fanno cadere ai loro piedi, mi attraggono, senza possibilità di resistenza alcuna.

Tamara è un’amica bella con una risata rumorosa come la mia, che spesso, con molto entusiasmo, ha riprodotto le mie ricette. Mie e quelle di Piero. Ci sfotte chiamandoci Piergianni e Michotta (quanto mi fa ridere!). 
Epperò un giorno le ho detto “Tamà, non se pò fà! adesso tocca che cacci te qualche ricetta e noi la rifacciamo, pé par condicio” 😀
Io l’avevo buttata lì così, a data da destinarsi…e lei l’ha presa sul serio. E giù con una mail fiume dove ci chiedeva di fare tutti insieme un piatto tipico della sua regione, la Puglia. Ciciri e Tria. Mail fiume pure mentre ero a Stoccolma, e la notte non dormivo per la tosse e passavo il tempo a leggere con l’aifon. Era entusiasta,  Tamara, ma ha messo subito le mani avanti: “senza fretta, possiamo farlo pure tra un anno, non sentitevi fretta addosso“.

Se se, faceva la parte, perché in fondo lei lo sapeva che stava parlando con altri due non tanto a posto che se la facevano sotto per iniziare i lavori (Tamà, lassa perde, l’attrice nulla poi fà :D).

Vabbé, mettiamoci all’opera: sui ciciri, c’arrivo da sola. Ma la tria che robb’è?
Semplice, spiega lei che intanto aveva chiesto pareri a mezza Puglia, sono tagliatelle acqua e farina.
Fai così, metti lì, cuoci in questo modo, friggi nell’altro. Se ti piace metti questo, questo e quest’altro. E hai fatto. 
Ammappate, che ci vuole? niente! E quindi ci sto! (ma io ci starei pure se mi chiedessero di cuocere un uovo fritto in cima alle piramidi :D). 

Mangiare questo piatto mi ha fatto pensare a mia Nonna paterna, mancata nella mia vita troppo presto. I miei Nonni erano di origine contadina, contadini a loro volta. 
Mio Nonno non l’ho conosciuto, con mia Nonna invece ho vissuto insieme i primi 9 anni della mia vita. Non potrò mai dimenticarla. Non potrò mai dimenticare i suoi occhi. Una donna che ancora oggi viene imitata da mio fratello maggiore, che ancora oggi viene ricordata per la sua grande dolcezza e la sua vita discreta.
I miei Nonni venivano fuori dalla guerra, da un periodo di povertà assoluta, fatta di niente. Erano poveri, non avevano nulla. Erano anni in cui i poveri erano poveri di tutto. Non c’era corrente, non c’erano comodità, non c’era acqua calda per resistere agli inverni che erano più freddi di come sono oggi. Si viveva con quello che dava la terra. 
I piatti serviti in tavola erano di estrazione povera, ma sono quei piatti che io oggi prediligo in assoluto. Datemi una minestra grezza, e io ne sarò felice. 
Ceci se ne mangiavano molti e in tutte le salse. Ve ne avevo accennato anche qui. Sono i miei Nonni che hanno trasmesso alla famiglia l’amore per la tradizione. Anche questo piatto che vedete oggi è realizzato con ceci coltivati dai miei, che mia mamma conserva secchi per tutto l’inverno, in bottiglie chiuse. 
Uno dei miei ricordi più nitidi con Nonna, è fatto da lei che lessava i ceci e con l’acqua di cottura bagnava del pane secco (rigorosamente fatto in casa). Irrorava con un filo d’olio, un pizzico di sale e poi….ricordo di lei seduta su una sedia, fuori dalla cucina, subito nella veranda. Il piatto con il pane sulle sue gambe unite e io piccola che le ronzavo intorno. Mangiavamo quel pane insieme. Me lo ricordo come fosse successo ieri. 
L’odore dei ceci mi ricorda mia Nonna, per questo fare questo piatto è stato davvero bello. A tavola anche mio Padre l’ha ricordata e tutti l’abbiamo sentita più vicina. 
Non sono una persona che si sbottona facilmente, ma grazie Tam. Ti ricordi quel giorno che sono uscita per campi a raccogliere questi bellissimi fiori? Ero uscita a raccoglierli per te, per fare onore alla tua ricetta. Chepperò adesso è Nostra.

Correte a vedere la preparazione di Tamara e quella di Piero! :’)

Ingredienti:

Per i ciciri

Ceci secchi
Aglio
Rosmarino
Alloro
Sale
Olio extra vergine

Per la tria

Farina di grano duro
Acqua tiepida

Procedimento:

La sera prima mettete in ammollo i ceci
La mattina successiva, risciacquate i ceci e metteteli in un tegame coperti di acqua pulita.
Preparate una retina chiusa con dentro uno spicchio di aglio, aghi di rosmarino e una foglia di alloro.
Salate e lasciate sul fuoco fino a cottura.
Mentre cuociono i ceci, preparate la tria: un pugno abbondante di farina a testa, acqua  e impastate fino ad ottenere un composto omogeneo.
Stendete la pasta, lasciatela asciugare, dopodiché arrotolatela su se stessa e ricavate le vostre tagliatelle (spessore e larghezza a vostro piacimento).
Scolate i ceci lasciando l’acqua di cottura
Una parte di ceci frullatela, l’altra parte lasciatela intera.
Cuocete una parte di tagliatelle nell’acqua di cottura dei ceci.
L’altra parte di tagliatelle, friggetela in una padella con olio extra vergine fino a renderla croccante.
A questo punto unite le tagliatelle lessate alla crema di ceci.
Impiattate e decorate ogni piatto con le tagliatelle fritte.
Spolverate di sale, pepe, e guarnite con del buon olio extra vergine.


Gnocchi di broccoli e patate ripieni di taleggio

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Chi l’ha detto che gli gnocchi ripieni li fa solo Giovanni Rana? 😀
Questi gnocconi li avevo fatti anni fa, una sera che avevo gente a cena. Poi un giorno mi sono rivenuti in mente e ho ritentato. Siccome non ho una ricetta, ho fatto a occhio e me ne sono venuti tanti. Parte li ho usati per una cena, un’altra parte l’ho congelata 😉
Mia madre mi ha pure sgridata, “quando fai le cose per il blog devi pesare!!” ._.
Ha ragione. Vi chiedo scusa! E’ che veramente la pasta fresca io l’ho sempre fatta a occhio ed è difficile cambiare certe abitudini. Ho cercato di ricostruire le quantità, ma calcolate che così me ne sono uscite 8 porzioni. Secondo me, mettendo le mani in pasta, vale la pena farne di più per averli pronti per una seconda volta…ma se non la pensate così, riducete in base a ciò che vi occorre.
In ogni caso le dosi consideratele indicative, ok? 
Un’altra cosa: gli gnocchi devono essere gnocconi, nel senso che devono venire grandi. Fate a occhio, comunque i miei erano più o meno della grandezza di una noce. Li ho conditi con burro e salvia, ma anche con il pomodoro sono eccezionali. 
Che ne pensate?

Ingredienti per 8 persone:

400 gr di broccoli
400 gr di patate
Farina
1 uovo
2 prese di sale
120 gr di taleggio circa

Procedimento:

Ho lessato le patate, le ho pulite e schiacciate
Ho lessato i broccoli e li ho frullati
Al centro del piano di lavoro, ho fatto una fontana con le patate e i broccoli, con una abbondante pioggia di farina. 
Al centro ho rotto un uovo, aggiunto due prese di sale e iniziato a sbattere le uova con una forchetta.
Con le mani, a questo punto, ho iniziato a impastare portando verso il centro la polpa di verdure e la farina.
A mano a mano che impastavo ho aggiunto farina per quella “che prendeva”. 
Quando l’impasto è stato pronto, ho tagliato piccoli cubetti di taleggio. 
Ho iniziato a formare i miei gnocchi posizionando nel palmo della mano un pò di impasto (circa una noce), spingendoci al centro il cubetto di taleggio e richiudendo, formando la pallina con  un movimento circolare tra i due palmi.


Ravioli di zucca e patate al burro e salvia

Sono emozionata. Finalmente dopo averci pensato per un pò, ho deciso di regalarmi una impastatrice. Devo dire che iniziando a panificare con una certa regolarità e con un pò più di serietà, questo era un passo necessario, prima o dopo. E in questo periodo avevo proprio bisogno di farmi un bel regalo, di coccolarmi un pò da sola. 
Nei prossimi giorni entrerò in possesso di questo gioiello…
Spero di realizzare impasti da sogno!

Ingredienti per 4 persone:

Per la pasta

4 uova
farina bianca qb
1 pizzico di sale

Per il ripieno

200 gr di zucca
4 patate medie
1 fetta di mortadella alta 1 cm
1 pungo di pan grattato
1 spolverata di parmigiano
Sale e pepe
Noce moscata e coriandolo


Per il condimento

1 cucchiaio di burro (io il mio salato home made)
Salvia a piacere


Procedimento:

Ho lessato e pulito le patate, quindi le ho schiacciate.
Poi ho pulito la zucca,l’ho tagliata a quadrotti e l’ho messa in una padella con 1 dito di acqua, con coperchio. Quando è stata morbidissima, ho spento e l’ho schiacciata con la forchetta. 
Ho unito la zucca e le patate, ho aggiunto il sale, la mortadella tritata, il pepe, la noce moscata e un pugnetto di pan grattato. Ho amalgamato e lasciato insaporire. 
Intanto ho preparato la sfoglia facendo una fontana di farina, aggiungendo le uova e un pizzico di sale. Quando l’impasto è stato compatto, l’ho lavorato impastando a mano per circa 10 – 15 minuti.  
Ho tirato la sfoglia con la macchinetta e a questo punto ho preparato i miei ravioli. 
Ho messo la singola sfoglia davanti a me in posizione orizzontale. Nella parte alta ho creato una fila di mucchietti di impasto, distanziati tra di loro cdi circa 5 cm. 
Ho preso i lembi bassi della sfoglia e ho coperto completamente i mucchietti. Con una rotella tagliapasta ho rifilato i quadrati formando i miei ravioli.
Ho cotto i ravioli in acqua salata e intanto in un padellino ho messo un cucchiaio abbondante di burro e le foglie di salvia, intere e a pezzetti. Li ho lasciati andare per un pò, e poi ci ho condito i miei ravioli.


Gratin di mozzarella e pomodorini

La cena di ieri sera è andata benone…anche se ci è toccato mangiare nella mia microscopica cucina e anche se per fare i piatti mi sono appoggiata perfino sul forno (che chiamarlo forno poi fa ridere, considerando che è una scatoletta), siamo state bene. Sono stata quasi soddisfatta delle pietanze, sono stata in ottima compagnia….e quando ci sono buon cibo e buona compagnia, si sta bene dappertutto. 
Stasera vi mostro un altro dei finger food che ho preparato ieri, preso da un’idea di cucina No Problem.
Buona serata a tutti!

Ingredienti:

12 fette di pancarré
1/2 litro di latte
1 tuorlo
20 gr di burro (che io ho dimenticato di mettere)
500 gr di mozzarella
500 gr di pomodorini ciliegini
1 ciuffo di basilico
1 spicchio di aglio
40 gr di parmigiano
30 gr di pangrattato
1 pizzico di zucchero
Olio, sale, pepe


Procedimento:

Ho lavato i pomodorini e li ho tagliati a metà. In una padella ho messo un giro di olio, uno spicchio di aglio e ho lasciato dorare. Ho tolto l’aglio e ho aggiunto i pomodorini con un pizzico di zucchero. Ho salato e lasciato andare per circa 5 minuti.

Intanto sovrapponendo le fette di pancarré e ho eliminato le croste laterali e ho tagliato la mozzarella a dadini. In una ciotola ho sbattuto il tuorlo e il latte, con un pizzico di sale e uno di pepe. Ho foderato una teglia di carta forno. Ho imbevuto le fette di pancarré nella ciotola con il latte e ho creato uno strato nella teglia.

Sopra ci ho fatto uno strato di pomodorini, guarnendo con il basilico, la mozzarella e una spolverata di parmigiano.

Ho chiuso infine con uno strato di fette di pancarré, sempre imbevute, e un giro di parmigiano e pangrattato.
Ho messo in forno a 180° per circa 30 minuti, ho lasciato svaporare e poi ho tagliato a quadrotti, servendoli caldi.