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Il pancotto di mia Nonna

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Quando penso al mio legame con la cucina, il mio pensiero non può non andare alla mia infanzia. Mia Mamma e mia Nonna mi hanno trasmesso l’amore per la cucina e per il cibo. Il cibo come mezzo per la convivialità, per la condivisione, come mezzo per mantenere saldo il legame con la propria terra.
 Già detto in questo post, che la mia famiglia ha origini contadine. Mia Nonna veniva dalla II guerra mondiale che l’aveva vista vivere di stenti. Non avevano nulla, a quei tempi. Negli anni in cui sono nata io, ho avuto la fortuna di averla in casa con la mia famiglia e benché io l’abbia persa presto, molti sono i ricordi che porto nel cuore e che hanno lei come protagonista. 
Quando mi si chiede quali siano i piatti per eccellenza, quelli della mia infanzia, quelli che mi riportano a casa, io non ho nessun dubbio. I piatti sono pochi e di uno di questi vi parlo oggi. 

Da sempre, nella mia famiglia, tutti gli inverni si fa almeno una volta il pancotto di mia Nonna. Un piatto estremamente semplice, composto di pochi poveri ingredienti. Mia Nonna lo preparava con le verdure che offriva l’orto, ma principalmente con i broccoletti. Era uno dei tanti metodi per recuperare il pane secco, anche questo rigorosamente fatto in casa. 

Questo è il metodo con cui lo faceva lei, che aveva origini campane. 

Testi e  Ricetta © Michela De Filio

Ingredienti:

800 g di broccoletti puliti
500 g di pane raffermo
1,5 lt di acqua (di cui metà acqua di cottura dei broccoletti)
2 spicchi di aglio
Olio extra vergine
Sale
Peperoncino

Procedimento:

Pulite e lavate la verdura. 
In un tegame ampio, scaldate un giro di olio e due spicchi di aglio. 
Aggiungete la verdura e copritela con l’acqua, quindi mettete il coperchio al tegame.
Lasciate cuocere per circa 25 minuti, quindi togliete l’aglio e aggiungete il pane raffermo fatto a pezzi. 
Fate stufare e girate spesso, fino a che il pane diventerà un tutt’uno con la verdura disfatta.
Servite caldo e, a piacere, impiattate con filo di olio extra vergine a crudo.


Risotto ai funghi porcini, taleggio e salsiccia

Tic tac, tic tac, tic tac, scorrono le lancette che segnano il mio tempo che passa. Corre veloce, il tempo. Se ne va via, senza chiedere il permesso. Questa vita mi incatena a lei, ogni istante di più. E giorno per giorno mi rendo conto di quanto io la desideri, di quanto ferocemente io voglia trattenerla a me, stringerla, sbranarla, consumarla, amarla. 
Cosa è accaduto in questi mesi?
Di tutto. 
I giorni si sono fatti via via più complessi, il lavoro una palestra per la vita, indefinibile. Cento viaggi in giro per il nostro Paese, sfide da affrontare e paure da vincere. Una nuova casa che prima mi è estranea e che a poco a poco sento sempre più mia. La vita in una nuova città. La vita altrove
E in quell’altrove incontrare un giorno l’Amore. Che dapprima respingo, spaventata. Non c’è posto per l’amore in una vita come la mia. Il tempo di cercare le motivazioni per resistere, e sono già arresa. 
Ma la vita è o non è anche questo? Una meravigliosa giostra di imprevisti che si incastrano tra loro: illogici, immateriali, bellissimi. 
Sono una creatura mutevole e multiforme, rincorro la bellezza in tutte le mie giornate, vivo cercando di saziarmi, ma bramo la fame. Voglio sentire sempre quel languorino, che possa spingermi fuori, a catturare la vita a piene mani e poter dire domani d’aver vissuto i miei giorni annusandoli e palpandoli come il più meraviglioso dei regali. 
E non importa se per superare ogni giorno devo stringere i denti, ingoiare bocconi amari, accettare di poter sbagliare. Non importa se mi sento presto stanca, se devo fare quella cosa che non mi va giù. Non importa se ci vuole tanto coraggio. Perché per quanto una giornata storta possa essere lunga, la certezza è che finirà. E se sarò fortunata, troverò un sorriso ad aspettarmi, un piatto caldo, un abbraccio che mi circondi tutta intera. Occhi in cui tuffarmi. E perché….se qualcuno mi facesse la fatidica domanda: Michela ne è valsa la pena?, io risponderei…ne è valsa la pena! ne è valsa veramente la pena! 

C’è la neve nei miei ricordi, 
c’è sempre la neve
e mi diventa bianco il cervello 
se non la smetto di ricordare

Ho scelto questo risotto, per questo post, perché è stato il primo piatto che ho cucinato per lui e perché ho avuto la gioia di farlo assaggiare anche a lei
Ho usato i funghi porcini secchi comprati ad una bancarella un giorno che passeggiavo nella provincia di Treviso insieme a Lara. Beh…che buoni, ragazzi! 

Noi ce lo siamo pappato con grande goduria….quindi vediamo come si fa 🙂
Testi e Ricetta  © Michela De Filio 

Ingredienti per 4 persone:
300 g di riso vialone nano 
1 lt di brodo vegetale fatto con ortaggi freschi 
100 g di taleggio DOP 
60 g di funghi porcini secchi 
2 salsicce di tipo luganega
Mezza cipolla 
Una manciata di parmigiano reggiano grattugiato 
Olio extra vergine 
Sale 
Pepe 
Procedimento

Mettete i funghi secchi a bagno in acqua fredda per 10 minuti. 
Preparate il fondo di un tegame con mezza cipolla tritata e un filo di olio extra vergine.
Accendete il fuoco a fiamma bassa, e intanto strizzate i porcini. 
Mentre la cipolla sfrigola nel tegame, aggiungete la salsiccia fatta a pezzettini, e subito dopo i funghi. Mescolate con un cucchiaio di legno, quindi aggiungete il riso. 
Continuate a mescolare, finché il riso diventerà lucido. 
Iniziate a poco a poco ad aggiungere il brodo caldo, continuando a girare. 
Aggiungete brodo poco per volta fino a portare il riso quasi a cottura. 
Quando il riso sarà quasi cotto, aggiungete una spolverata di parmigiano e aggiungete il taleggio fatto a pezzetti. 
Mantecate e lasciate sciogliere il taleggio. 
Intanto aggiustate di sale e pepe. 
Spegnete e lasciate riposare cinque minuti, prima di servire.


Gnocchetti all’astice

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Il pesce è protagonista nei miei primi piatti. Mi piace moltissimo accostato alla pasta di qualsiasi genere.
Stavolta è toccato all’astice, grazie a un’idea di mio fratello. E’ sua l’idea di questa ricetta…e una domenica ci siamo divertiti a cucinarla insieme, aggiustandola.
Ne è uscito un fantastico primo piatto.

Semplice nell’esecuzione e negli ingredienti. E forse proprio questo è il suo segreto. 

Testi e Ricetta  © Michela De Filio 

Ingredienti per 4 persone:
500 g di gnocchetti 
1 astice di 500 g circa
8 pomodorini pachino
Pomodorini confit (qui)
Pepe rosa
Peperoncino
Prezzemolo
Aglio
Olio extra vergine
Sale
Mezzo bicchiere di vino bianco

Procedimento:

In un tegame mettete l’olio e gettateci dentro l’astice pulito e a pezzi, fino a che il suo carapace diventerà rosa. 
A questo punto, aggiungete due spicchi di aglio e il pepe rosa pestato. 
Versate mezzo bicchiere di vino e lasciatelo sfumare, circa 10 minuti. 
Aggiungete i pomodorini pachino e dopo 5 minuti spegnete. 
Aggiungete i pomodorini confit secondo quantità di vostro gusto. 
Lessate gli gnocchetti e versateli nel tegame con il condimento, che rimetterete sul fuoco, mantecando e aggiustando di peperoncino e prezzemolo. 


Spaghetti con pomodorini confit, tranci di tonno, capperi e olive nere

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Amo i sapori estivi.
L’estate offre a mio avviso il meglio di frutta e verdura. E io la verdura la amo tutta, mangio anche quella dagli odori forti e dal sapore intenso. Ma l’estate è la regina sovrana in termini di prodotti legati all’orto.
I pomodorini ne sono solo un esempio, ma la lista sarebbe lunghissima: melanzane, pesche, meloni, zucchine, fiori di zucca, angurie e via discorrendo.
Grazie ai metodi di conservazione, non è impossibile portare un pò di sole nel piatto anche quando l’estate inizia ad allontanarsi.
Vi presento oggi un primo piatto che ho apprezzato molto, preparato con gli ingredienti che avevo a disposizione.

Il tonno è in tranci perché così lo preferisco. Compratelo di buona qualità e vi farà la differenza nel piatto. Ho usato i pomodorini confit che vi avevo presentato qui e le amate erbe aromatiche (lo so, sono strana, ma quelle foglioline di timo sul piatto mi sembrano una poesia).

Ho aggiunto al piatto delle briciole di pane secco, che uso spessissimo per i miei primi piatti. Trovo che donino quel tocco in più che serve per completare un primo piatto ben riuscito. 
Testi e Ricetta  © Michela De Filio 
Ingredienti per 4 persone:
350 g di spaghetti
120 g di pomodorini confit (leggi qui)
150 g di tonno in tranci
Olive nere a piacere
Origano
Timo
Aglio
Olio extra vergine
Sape
Peperoncino
Briciole di pane
Procedimento:

In una padella mettete uno spicchio di aglio intero con tre cucchiai di olio. 
Accendete la fiamma, scaldate e gettateci dentro i tranci di tonno.
Fateli scaldare appena, girandoli una sola volta e cercando di romperli in modo molto grossolano.
Aggiungete capperi e olive nere, saltate aggiungendo sale, peperoncino e erbe a piacere.
Spegnete la fiamma, aggiungendo i pomodorini confit.
Nel frattempo lessate gli spaghetti in abbondante acqua salata. 
Tenete da parte un pò di acqua di cottura e saltate gli spaghetti nel condimento, aggiungendola nel caso risultassero troppo asciutti.
Mentre mantecate, aggiungete a piacere qualche briciola di pane.
Impiattate e decorate il piatto con foglioline di timo fresco.


Pasta con la nduja

Alessandro arrivava da un viaggio in Calabria, il giorno che gli ho regalato la mia focaccia . E in regalo da quella terra meravigliosa mi aveva portato, tra le altre cose, una confezione di nduja. Quando l’ho messa in frigorifero, sapevo già che ci avrei fatto una pasta. L’avevo in mente rossa, corposa. Il formato l’ho deciso dopo e ho optato per una calamarata fresca, che è una delle mie paste preferite. Ho usato pomodori pelati fatti in casa, una piccola cipolla di tropea e infine ho voluto osare con un tocco di origano al momento di impiattare. Il risultato mi è talmente piaciuto, che il giorno dopo ho replicato con la nduja che era avanzata. Un primo piatto davvero gustoso per gli amanti del piccante. 
Grazie Alessandro! 
  © Michela De Filio 

Ingredienti per 4 persone

360 g di pasta fresca calamarata 
200 g di pomodori pelati 
80 g di nduja 
1 piccola cipolla rossa di tropea 
Olio extra vergine di oliva 
Sale 
Origano 

Procedimento

Tritate finemente la cipolla e doratela in padella con un cucchiaio di olio. 
Aggiungete la nduja e fatela sciogliere aiutandovi con un cucchiaio di legno. 
Aggiungete ora i pomodori pelati, salate e lasciate cuocere circa 10 minuti. 
Intanto lessate la pasta in abbondante acqua salata e scolatela un minuto prima di averne terminato la cottura, tuffandola nella padella con il sugo (se necessario aggiungete qualche cucchiaio di acqua di cottura della pasta). 
Mantecate il tutto per circa un minuto. 
Impiattate e spolverate con un pò di origano.


Sacchettini con crema di peperoni e patate e polvere di peperone di Senise

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Rieccomi dopo una pausa che ho trascorso a ricaricare le pile. Quanto ne avevo bisogno!
Ancora qualche giorno di relax e poi sarà tempo  ripreparare la valigia e volare al Nord dove mi aspettano mesi difficili e stimolanti. 
Il blog mi accompagnerà. Come sempre viaggerà al mio fianco. Creatura della “creatura” 🙂
A tutti voi, ben ritrovati in casa Menta e Rosmarino! 

La pasta fresca è tra le mie passioni culinarie…mi piace inventarne sempre di ogni tipo, prendendo spunto qua e là anche al supermercato. .
E proprio al supermercato ho raccolto questo spunto sulla forma.

Per il ripieno mi sono affidata ad un ortaggio di stagione che amo molto, il peperone, unendolo alle patate che ho pensato buone come abbinamento. Il tutto è stato spolverato con polvere di peperone di Senise di cui vi avevo parlato qui, abbellito con dei fili di peperone secco che mi ha regalato la mia Amica Paola.

Testi e Ricetta  © Michela De Filio 
Ingredienti per 4 persone:

Per la pasta

3 uova
Farina q.b. (mix di Kamut, Semola semintegrale senatore cappelli, Farro bio)

Fate una fontana di farina, rompeteci al centro le uova e piano piano impastate amalgamando farina, fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. 
Lasciatela riposare circa 30 minuti, sigillata con pellicola.

Per il ripieno e il condimento

1 Peperone rosso
3 patate medie
80 g di parmigiano
2 steli di aglio fresco
1 ciuffo di prezzemolo
2 cucchiaini di dragoncello
1 gambo di finocchio selvatico
1 cucchiaino di timo
Olio extra vergine
Sale
Pepe

Lessate le patate, pelatele e schiacciatele con una forchetta in una terrina.
Arrostite e spellate il peperone.
Tagliatelo in piccoli pezzi e saltatelo in padella con tutti gli odori e poco olio.
Aggiustate di sale e pepe.
Unite i peperoni alla terrina con le patate, inserite il parmigiano e amalgamate il tutto.
Salate e pepate secondo gusto.
Mettete da parte 1/4 del composto.
Tirate la pasta dello spessore che desiderate, quindi ricavatene dei triangoli con un coppapasta (oppure potete provare con un cerchio).
Al centro posizionate un pochino del ripieno.
Chiudete quindi a sacchetto tutti i triangoli.
Lessate ora la pasta in abbondante acqua salata.
Nel frattempo frullate il composto che avevate messo da parte e scioglietelo con un pochino di acqua di cottura.
Condite la pasta con la cremina e completate con un filo di olio extra vergine.

             Io ho spolverato il piatto con polvere di peperone di Senise e decorato con fili di peperone essiccati
****
L’ora più bella. Dove tutto di ferma e le voci sciamano. 
Solo le onde del mare rimangono. ..e un vento leggero che ci fa coprire un pò. 
Vorrei essere pietra, levigata dal mare.
Per i secoli dei secoli.
Amen.

Pappardelle fiorite

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L’idea mi è venuta quando ho realizzato questo pane. Un pane fiorito. Quindi perché non una pasta? 

Amo giocare con gli impasti di ogni natura, e questo periodo nelle campagne è meraviglioso: un’esplosione di colori e fiori di tutte le specie. 
Molti di questi fiori sono commestibili: la borragine, la malva, i papaveri, il tarassaco, per citarne alcuni. E la natura è una cosa meravigliosa, specie se portata sulle nostre tavole. 
Una pasta tirata coi fiori. Una pasta fiorita. Da condire in bianco per dare spazio ai colori e alle fave che ho scelto per completare il condimento. 
Un piatto che profuma di sole. 
Testi e Ricetta  © Michela De Filio 
Per la pasta
La base della pasta potete prepararla come indicato qui.
Raccogliete dei fiori commestibili in campagna: Io ho usato malva, bocca di leone, valeriana, borragine, papaveri. Una volta stesa la pasta, ricopritela di fiori, pressatela con il mattarello, quindi ripassatela nella macchinetta per fissarla. La lasciate riposare e poi la tagliate a mano della larghezza che più vi piace. 
Per il condimento
Saltate in padella con aglio fresco e olio le fave sbucciate. Salate. Portatele a cottura, se necessario aggiungendo un pò di acqua calda. Amalgamate la pasta appena lessata con le fave, completate con del pepe e, se piace, del pecorino romano. 


Garganelli al ragù

Ci sono molti modi di sentirsi a casa. E la casa è dove è il nostro cuore. Dove sono i nostri affetti, le persone che amiamo, le cose a cui siamo legati. Anche un sorriso, può fare subito casa. Anche la figura esile di una giovane Donna avvolta in un cappotto, sotto la pioggerellina dispettosa in un aeroporto, con un mazzolino di grissini in mano, può essere subito casa.
Oggi posso dire che ci si può sentire a casa in un Paese straniero, mai visto prima. Ci si può sentire a casa tra mura sconosciute fino al giorno prima, ad ascoltare parole nuove uscire da una bocca come un fiume in piena, con la fretta di dirsi tanto, dirsi tutto.
Ci si sente a casa anche a lavorare gomito a gomito, scoprendo ancora una volta quanto può essere grandioso il piacere di condividere, anche per persone complicate come noi due.
Ci si sente a casa quando si aprono gli occhi prestissimo, senza sveglia, e ci si ritrova in cucina a condividere un thé, la luce bluastra del mattino, ancora parole, anche se è troppo presto, perché non si possa dire, domani, di non avere sfruttato il nostro tempo al meglio.
E si lavora insieme, si mangia insieme, si trovano soluzioni insieme, sempre con una buona colonna sonora, perché noi non sappiamo vivere senza. Senza musica non sappiamo fare.
E allora le nostre ore produttive diventano un concerto di gesti che si incastrano alla perfezione, una naturale gestione di ruoli e compiti, senza mai una nota stonata.
Da questo scenario, da questo concerto di sensazioni ed emozioni, sono nati il piatto di oggi e il dessert che pubblicheremo giovedì.
Da quei giorni in cui mi sono sentita a casa, a centinaia di chilometri dalla mia.
Grazie Lou, Amica mia.

Avevo un conto in sospeso con i garganelli, dopo la volta che avevo provato a farli usando una paletta riga gnocchi e una matita. Stavolta in supporto avevo però l’attrezzino originale in legno, arrivato diretto dall’Emilia Romagna dal mio amico Andrea, che l’ha cercato in lungo e in largo per me (grazie!). 
Così quando sono partita per la Svizzera per andare a trovare Lou, l’ho portato con me in valigia. 
Avevamo entrambe in mente di realizzarli e di preparare un signor ragù.
Usare l’apposito attrezzo non ha paragoni, anche se ovviamente la paletta riga gnocchi resta una valida alternativa. 
Io e Lou abbiamo deciso di usare alcuni albumi che aveva da smaltire, al posto dell’uovo intero, così da ottimizzare il tutto e non avere sprechi…perché per noi, guai allo spreco in cucina! Guai a non riciclare. 
Il risultato ci è piaciuto moltissimo, mangiato di gusto e anche oggi guardando le foto li sogno ad occhi aperti. 

Qui potete godere del post della mia Amica Lou 🙂

 © Michela De Filio 



Ingredienti per due persone:


Per il garganelli

200 g di semola rimacinata
100 g di albumi
1 cucchiaio di acqua
1 pizzico di sale

Per il ragù

250 g di polpa di pomodoro
100 g di polpa di maiale
100 g di polpa di manzo
100 ml di vino
60 g di concentrato di pomodoro
2 foglie di alloro
1 carota
1 costa di sedano
1 cipolla media
Olio
Sale
Pepe

Procedimento:

Per i garganelli

Create una fontana con la semola
Al centro aggiungete albumi, acqua e il pizzico di sale.
Impastate fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo.
Coprite con pellicola e lasciate riposare 30 minuti.
Stendete la pasta con un mattarello o con la sfogliatrice.
Create dei quadratini con un coltello, circa 4×4.
Formate i garganelli con l’apposito attrezzo o con una paletta riga gnocchi con l’ausilio di una matita, come mostrato qui.

Per il ragù

Lavate e pulite sedano, carota e cipolla, tritandoli.
In una casseruola, mettete un giro di olio extra vergine e il vostro trito e le foglie di alloro.
Ponete sul fuoco e fare rosolare qualche minuto.
Aggiungete il concentrato di pomodoro e amalgamate con una paletta di legno.
Trascorsi pochi minuti, aggiungete la carne e fatela fermare per qualche minuto.
Aggiungete il vino e lasciatelo sfumare completamente, prima di aggiungere la polpa di pomodoro.
Lasciate cuocere fino ad ottenere un sugo ristretto.
Verso la fine, aggiustate di sale e pepe.

Per il piatto

Cuocete i garganelli in abbondante acqua salata, tuffateli nel ragù e servite subito.


***
I nostri giorni sfitzeri…


Corzetti al pesto di pinoli e maggiorana

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Genova è l’unica città dove lei  si è sentita davvero a casa. E questo è come un piccolo segno. Una sorta di punto da ricongiungere con un altro. E l’altro punto ero io.
Genova era nei miei sogni di ragazzina. Ascoltavo De André ed ero molto idealista a quei tempi. E quello a Genova è stato il primo vero viaggio che ho fatto senza la mia famiglia. Volevo andare a vedere che cos’era questa città di cui sentivo sempre cantare De André. Volevo andare a vedere da vicino “i quartieri dove il sole del buon dio non dà i suoi raggi”.
Genova è stato il mio primo viaggio. E non potrò dimenticarlo mai.
Non ero la viaggiatrice che sono oggi, naturalmente, e quindi tante cose di Genova mi mancano, della sua essenza viva. E mi manca di vederla coi miei occhi di oggi. Ma aspetto. Perché so che alcune cose vanno attese. E allora io attendo. Che ci sia una strada a riportarmi lì.
Quando la penso, questa città, mi viene sempre in mente mia nipote. Aveva 13 anni e io leggevo un libro del mio amato Maurizio Maggiani, “Mi sono perso a Genova”.

“Di cosa parla questo libro, Zia?”
“Parla di Genova”.
“Solo di Genova?” – stupita
“Si”
“Tutto questo libro per parlare di una città e basta?”
“Si…di una città e basta“.

Le origini di questa pasta affondano le radici nel Medioevo. Le famiglie dei nobili avevano ognuna il proprio stemma e possedevano un timbro personalizzato, per riportare lo stemma sulla pasta.
Non ricordo come sono venuta a conoscenza di questo tipo di pasta, forse tanto tempo fa nelle mie scorribande nel web alla ricerca di tipologie di pasta.
Questo timbro aveva attirato la mia attenzione e in qualche modo è stato sempre annidato nella mia mente, fino a quando passeggiando per la città di Biella l’ho visto su uno scaffale e mi sono decisa a comprarlo.

Immediatamente ho chiesto aiuto a Lou, sapendo quanto fosse legata alla città di Genova. E parlando di corzetti, sono spuntati fuori anche i testaroli, che non conoscevo e che non ho ancora mai provato, ed è nata in noi la simpatica idea di pubblicare un post genovese a testa. 

Per condire i miei corzetti ho scelto un classico di cui spesso si parla nel web, un pesto di pinoli e maggiorana fresca. Un ottimo abbinamento che vi permetterà di risaltare al massimo il sapore dei pinoli, che io amo molto.

Qui potete godere dei testaroli della mia Amica Lou 🙂

 © Michela De Filio 

Ingredienti per 4 persone:
Per i corzetti
400 g di farina 
3 uova 
Acqua quanto basta
Per il pesto 

150 g di pinoli
100 g di parmigiano
Qualche rametto di maggiorana
Una puntina di spicchio d’aglio
Olio extra vergine
Un pizzico di sale
Procedimento:

Per la pasta

Fate una fontana di farina, rompeteci al centro le uova e piano piano impastate amalgamando farina, fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. 
Tirate la pasta dello spessore che desiderate, quindi tagliatela con l’apposito strumento.

Per il condimento

Mettete nel mortaio i pinoli, la maggiorana  e l’angolino di aglio.
Pestate fino ad ottenere una poltiglia e mettetela in una ciotola di acciaio con un pizzico di sale.
Lessate la pasta in acqua salata, tiratela su scolandola con un colino e mettetela nella ciotola di acciaio.
Mettete la ciotola di acciaio sulla pentola con l’acqua di cottura, aggiungete il parmigiano, un giro di olio extra vergine e mantecate. 

“Seduto, o meglio, appollaiato sull’arenaria liscia di un muraglione della regia litoranea ferrovia cerco di capire se questa volta il mare mi prenderà per portarmi via. Beh, lui ci prova. I cavalloni si azzuffano ai miei piedi per disputarsi crudemente la preda. Qualcuno tra i più furbi e i più forti si inalbera sopra i vapori della spuma e arriva a lambirmi le suole con il ricciolo di panna di quella che appena un poco più sotto è una sberla tremenda.”
                                                |Maurizio Maggiani|
                                                                    “Un contadino in mezzo al mare”


****
Nella mia vita, intanto, continuo ad amare
guardare il mondo dall’alto




Tonnarelli alla chitarra con asparagi selvatici e telline

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«Quando fai a farmi due asparagi selvatici, gioia mia? » 
«Uhm….dai te li faccio presto» 
«Presto non è abbastanza » 
«Ok, vedo di farteli sabato» 
«No, questo week end non ci sono! Fammeli sabato prossimo! » 
«Va bene…ma poi cosa mi ci prepari? » 
«Ci devo fare una pasta, ma ancora devo pensarla» 
«Fai una bella pasta con le telline. Asparagi e telline» 
«Affare fatto! » 

Ecco come si è conclusa la trattativa tra me e mio fratello, grande ed esperto raccoglitore di asparagi, che mi torna sempre con le braccia graffiate e mazzeti splendidi con cui prepariamo di tutto. Stavolta è toccato alla pasta, realizzata con la chitarra.
La chitarra, per chi non lo sa, ha due facce: una per gli spaghetti, con uno spessore più piccolo, e uno per i tonnarelli, con uno spessore più grande. 

L’idea è di Diego. E che ci ha fatti impazzire!

Testi e Ricetta  © Michela De Filio 

Ingredienti per 4 persone:

Per la pasta 

4 uova
farina qb

Per il condimento 

400 g di telline
300 g di asparagi selvatici, puliti della parte dura del gambo
Aglio
Olio extra vergine
Peperoncino

Procedimento:

La pasta 

Fate una fontana di farina, rompeteci al centro le uova e piano piano impastate amalgamando farina, fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. 
Tirate la pasta dello spessore che desiderate, quindi tagliatela con l’apposito strumento, se lo avete, oppure a mano. 

Il condimento

Fate spurgare le telline per qualche ora, in acqua pulita e sospese, in modo che la sabbia cada sul fondo. 
Mettete le arselle in una padella e fatele aprire con una spruzzata d’acqua (deve essere pochissima)
Ora tirate su le arselle e mettetele in una ciotola. 
Filtrate l’acqua di cottura per eliminare l’ultima sabbia rimasta e lasciatela da parte 
Tagliate gli asparagi puliti in due parti, separando quindi il gambo e la testa. 
Sbollentateli per 3 minuti in acqua bollente. 
Tirate su gli asparagi e nell’acqua di cottura fate cuocere la pasta. 
In una padella soffriggete un pò di olio extravergine e un paio di spicchi di aglio. 
Saltateci dentro le telline e gli asparagi precotti per 5 minuti. 
Eliminate l’aglio.
Aggiustate con peperoncino a piacere. 
Scolate la pasta e mettetela nella padella con il condimento, aggiungendo l’acqua filtrata delle telline.
Amalgamate il tutto e impiattate.