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Tuorli pastorizzati

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Ieri tutto era più bello
la musica tra gli alberi
il vento nei miei capelli
e nelle tue mani tese
il sole 

Agota Kristof, Ieri

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Dopo la meringa italiana, è doveroso dividere con voi anche la pastorizzazione dei tuorli, altro passaggio importante per molte preparazioni di dolci, che ci permette di non rischiare con le uova crude.
Anche i tuorli pastorizzati possono essere utilizzati per gelati, per creme a crudo (come per il tiramisù) e per molte altre preparazioni di pasticceria.
Facilissimo, velocissimo e anche qui, possiamo congelare e utilizzare quando ci serve.
L’ho imparato qui. Grazie Piero! 🙂

Ingredienti:

100 gr di tuorli
60 gr di acqua
195 gr di zucchero

Attrezzi

Un termometro da cucina

Procedimento:

In un pentolino unite zucchero e acqua e portate a 121°
A parte sbattete i rossi
Lentamente con una mano versate lo sciroppo bollente nei tuorli, portando le fruste alla massima velocità.
Montate finché non otterrete una spuma molto soffice e gonfia.


Happiness is home made: granella di zucchero

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Mi siedo a scrivere questo post e non so come mettere in ordine i miei pensieri. Come sempre, quando le emozioni che provo sono tante e ingarbugliate, faccio fatica a dipanare i fili. Finalmente trovo l’occasione di parlare di una cosa per me molto importante e questa occasione me l’ha facilitata la mia amica Roberta con il lancio del suo primo contest, Happiness is home made
Quando sono andata a vivere da sola, due anni e mezzo fa, la prima cosa che mi sono educata a fare è stata  una spesa consapevole. Poche cose nel frigorifero, frutta e verdura di stagione (grazie all’orto dei miei genitori) e soprattutto niente sprechi. Nella mia pattumiera, già allora, non finiva nulla. Quasi subito ho imparato a cucinare solo quello che sapevo avrei mangiato. So che per molti può essere scontato, ma nella mia famiglia, quando cucinavo ero abituata a farlo minimo per cinque persone…perciò all’inizio un pò di allenamento si deve fare. Per fortuna imparo in fretta. 
In sostanza, non tengo nel frigorifero o in dispensa niente che so che non riuscirò a consumare. Alla peggio, quando mia madre mi riempie di verdure (si sa come sono le mamme), lesso e congelo in porzioni già pronte per quelle volte che a cucinare non ce la faccio o per quelle volte che la verdura fresca non ce l’ho. Solo ad una mia dipendenza, ogni tanto cedo, e sono i pomodorini. Ma ci sto lavorando. Con mia madre abbiamo deciso che la prossima estate, quando li avrà nell’orto, quelli in esubero li congeleremo, per quei giorni in inverno in cui disperatamente ne sentiamo il bisogno.

Avevo già fatto la spesa, anche quando vivevo a casa dei miei, ma le prime volte che ho fatto la spesa per me sola, è stato come una prima volta. Mi aggiravo tra quegli scaffali così pieni di cose, e dovevo capire cosa realmente mi serviva. Guardavo tutti quei cibi inscatolati e tutte quelle forniture chiedendomi quando mai avrebbero smaltito tutta quella roba….la risposta la sapevo, la so: MAI. Ecco perché tanto cibo va via buttato. Mi fa così rabbia, soffro così tanto a pensare a chi muore di fame, a chi sgranocchierebbe con tanto amore anche una sola carota e non può farlo.

Eppure, di informazione oggi ce n’è tanta e di mezzi a disposizione a nostro favore ne abbiamo tanti. Perché preferiamo non pensare? Perché preferiamo non vedere? Le grandi imprese ci osservano: ci studiano, ci usano. Sfruttano i nostri sensi, la nostra condizione sociale, sfruttano tutto di noi. Ed ecco che ci mettono lì confezioni accattivanti, trasparenti o del giusto colore, tre per dieci, sottocosto del sottocosto. Fino ad arrivare ad aromi e profumi nebulizzati nell’aere dei centri commerciali solo e sempre per un unico motivo: spingerci a comprare. Sempre, comunque, e sempre di più. Ma davvero non siamo in grado di vederlo? Davvero non siamo in grado di pensarci? 

Provo una rabbia infinita verso tutte quelle persone che non hanno rispetto del cibo. Io e queste persone non potremmo mai stare a tavola insieme. Come ho già scritto in tempi non sospetti, mi faccio un’idea delle persone soprattutto da come stanno a tavola. 
Devo anticipare ed ammettere che ho avuto una buona scuola: mio padre è sempre stato fissato per la cucina “coltivata in casa”, nella mia infanzia non c’erano merendine, non c’era carne macinata comprata, non c’erano paste ripiene…niente di tutto questo! Mia mamma fa il pane in casa tutte le settimane, con mia Nonna ho imparato a fare la pasta a mano. Insomma, ho avuto già di base una buona scuola. Ma da quando sono andata a vivere da sola, mi è sembrato di correre. Sì, correre. E’ il verbo più calzante, perché ho corso senza saperlo verso tutto il possibile home made. Sapete, e’ stato come virare. E’ stata una cosa veloce, un cambio di colore quasi immediato. Ho trovato la mia strada. 
E la mia strada è quella in cui cerco di fare tutto il possibile da sola. La pasta, il pane, i dolci. Le preparazioni di base, gli sfizi, tutto quello che posso. E anche quando compro, cerco di farlo con consapevolezza. Scelgo sempre, non prendo mai una cosa a caso. Per paradosso, compro cose di qualità migliore, ma spendo meno perché sono sempre spese mirate. So rinunciare benissimo ad una maglia di 200 €, ma non mi dite di rinunciare al pesce fresco. Rinuncio alle borse di 400 €, ma non mi dite di comprare una farina di scarsa qualità. Vado dal parrucchiere due volte l’anno, sono spettinata come un leone, ma non mi togliete il gusto di mangiare bene. 
Sono certa che ogni capofamiglia si meraviglierebbe di quanti soldi finiscono buttati nella pattumiera, se non si fa la spesa con la giusta coscienza. 
Voi non trovate?
Grazie Roberta per avere ideato un contest così bello. Io partecipo con una piccola cosa, la mia granella di zucchero per dolci fatta in casa 🙂 Il banner del contest potrebbe diventare il mio motto, il mio credo. Roby, potremmo rendere questo banner il logo universale di tutte noi che amiamo fare le cose a mano. Non sarebbe bellissimo? :))) 

Ingredienti:

90 gr di zucchero
9 ml di acqua

Una schiumarola per pasta

Procedimento:

In una ciotolina unite lo zucchero e l’acqua
Mischiateli bene fino a che tutto lo zucchero non diventa trasparente
Ora prendete la schiumarola e posizionatevi sopra un foglio di carta forno
Con la mano raccogliete lo zucchero nella ciotola, mettetelo sulla schiumarola e con le dita spingetelo
Il vostro zucchero cadrà sulla carta forno formando la granella che avrete cura di far cadere su tutta la superficie della carta, per non sovrapporla
Lasciate asciugare per qualche ora
Una volta secca, chiudetela in un barattolino di vetro e conservatela fino all’utilizzo


Meringa italiana

Ragazzi e ragazze, 
oggi vi vorrei coinvolgere per un problema che sto avendo con blogger da qualche tempo. Ve lo dico nella speranza che qualcuno sappia darmi una mano, per sapere se sono solo io l’unica sfortunata a cui blogger sta torturando il fegato!!!
Mi è capitato già a gennaio, e ora si è ripresentato lo stesso problema: blogger non si aggiorna con i miei nuovi post. Io stessa, che seguo il mio blog, se entro nella mia lista di post, mi da come aggiornamento un post pubblicato due settimane fa (la ciabatta con farina Enkir, per la precisione). Tutto ciò che è venuto dopo, giace in un limbo non ben identificato. 
Questo naturalmente non consente a chi mi segue di vedere i miei aggiornamenti, a meno che non venga a prescindere a visitare il mio blog. 
Qualcuno di voi ha avuto lo stesso problema e l’ha risolto? e se si, come? 
Spero che qualcuno mi sappia aiutare prima di finire in manicomio…allora sì che non ci saranno più post, ma mi dovrete venire a portare le arance nella clinica psichiatrica 😀 😀 😀
Intanto che qualche anima pia arrivi a salvarmi, vi parlo della meravigliosa meringa italiana. 
Quant’è che ne sentivo parlare? Tanto! però sono stata pigra fino allo scorso week end, perché in fondo io maneggio poco i dolci, rispetto al salato. 
Ma fare la meringa italiana è così facile che è perfino alla mia portata 😀 

Ora, io di lavoro nella vita faccio il commerciale, quindi permettetemi di vendervi questa meraviglia (me faccio ride da sola :D)

Vantaggi del fare la meringa italiana:

Potete smaltire gli albumi (hai detto niente?!?! :D)
Una volta fatta, la potete congelare e usare quando vi pare (l’avrete già pronta, ve pare poco??)
Ci potete preparare moltissimi dolci, tra cui torte, tiramisù e gelati (mizzica oh!!)
Pastorizzando gli albumi, non rischiate di incappare in salmonelle e altre brutte faccende (vi ho quasi convinto eh?)
Dulcis in fundo, è bbonaaaa!!! (e con questo il prodotto è già venduto :D)

Se qualcuno di voi non fosse ancora convinto, vi dico che mio fratello, 42 anni suonati e rispettabile padre di famiglia, s’è leccato tutta la frusta senza ritegno, con tanto di naso imbiancato (ma che poi, adesso che ci penso, lui riesce sempre ad essere nei paraggi quando preparo leccornie…e non abitiamo nella stessa casa!!!)
Io v’ho avvisati, poi…. 😀 😀 😀
PS: grazie a lui, sempre lui, il mio faro. Qua c’è solo da imparare con grande ammirazione :’)

Ingredienti:

100 gr di albumi
40 gr di zucchero
40 gr di acqua
Altri 160 gr di zucchero

Procedimento:

Unite gli albumi ai 40 gr di zucchero e sbattete dolcemente con una forchetta.
A parte, in un pentolino, unite l’acqua con 160 gr di zucchero e mettete sul fuoco portando a 121°
Versate piano piano lo sciroppo di acqua e zucchero negli albumi, e iniziare a sbattere velocemente con le fruste (massima velocità), fino a montare completamente a neve ferma.

Il video è orribile, ma l’ho messo per farvi vedere
come deve venire la meringa sotto le fruste 🙂

Avviciniamoci alle cose: crema pasticcera da forno

Gennaio ci ha regalato giornate bellissime. Almeno qui a Roma. In alcuni giorni sembrava tardo marzo: sole, aria frizzante, cielo azzurro, nelle gambe voglia di passeggiare, di stare naso in su e occhi stropicciati. Conoscete questa sensazione, vero? Quella voglia di tirare fuori la testa dal guscio, tipo una tartaruga, alla ricerca del nostro posto al sole. Ma chi di voi mi conosce, sa che spesso amo le cose e il loro contrario (non sempre, spesso). 
Per cui qualche giorno fa, quando uscita da lavoro mi ha sorpreso una pioggia battente, ho rifiutato i passaggi con l’ombrello delle colleghe che correvano cercando di raggiungere l’auto il prima possibile e ho inspirato forte. L’aria era fredda e bellissima da respirare. E per fortuna la mia macchina era lontana, per cui ho passeggiato piano, tirando la testa in su e lasciando che la pioggia mi prendesse. Non m’importa un fico secco, mi sono detta.
Avete mai passeggiato sotto la pioggia, senza ombrello? E l’avete mai fatto tirando su la testa, guardando il cielo? No?!? Beh, fatelo. Perché vi accorgerete di cosa vi siete persi.

E’ che a volte abbiamo bisogno di farci toccare dalle cose, o di avvicinarle. Lo dico spesso, questo. Avviciniamoci alle cose! 

Lasciate l’ombrello, prendetevi la pioggia!
Si rovina la piega dei capelli? chissenefrega!

Camminate sulla sabbia a piedi nudi, senza nemmeno tirare su i jeans.
Non ritirate i piedi, lasciate che l’acqua possa toccarvi.

Stendetevi su un prato, senza coperta. Lasciate che l’erba possa toccarvi.
Sale una formica? non importa, non vi mangerà!

Invasate una pianta? Non mettetevi i guanti, sporcatevi le mani con la terra.
Le mani dopo si possono lavare!

Mia nipote, due anni appena, camminava sul pavimento a piedi nudi. Le rimettevi i calzini e lei se li toglieva. Glieli rimettevi, e lei di nuovo via. Sotto lo sguardo allarmato di mia mamma, che di vedere il sangue del suo sangue camminare scalza proprio non ne aveva voglia. E io me la ridevo, sotto i baffi che non ho…perché si, magari prende freddo, vabbé, ma beata lei. Scondinzolava per casa, piedi nudi, e non ne voleva sapere di giocattoli e compagnia bella…andava toccando ogni cosa: la radio antica di mio padre, la legna per il fuoco, le tende alle finestre, il velluto di un pantalone.

I bambini lo sanno fare, impariamo da loro!

Potremmo scoprire qualcosa che ci siamo persi. Potremmo trovare qualcosa che i nostri occhi non sono stati allenati a guardare. Potremmo scoprire qualcosa che nessuno ci ha insegnato a fare, perché dovevamo impararlo da soli. Potremmo scoprire che qualcuno, se accenniamo una carezza frenata per anni, ci trattiene la mano per tenerla stretta, ancora pochi secondi.

Ah, dimenticavo: se vi capita di fare questa crema, quando avete finito, ripulite la ciotola col dito, mi raccomando 😉

PS: grazie Piero per la riscetta! :*

PS bis: La ricetta originale è di Montersino

Ingredienti:

320 gr di latte
160 gr di panna
240 gr di zucchero
145 gr di tuorli
30 gr di fecola di patate
1 bacca di vaniglia
Zeste di arancia

Procedimento:

In un pentolino portate a bollore il latte, la panna e la bacca di vaniglia, a fuoco basso.
Nel frattempo, montate con le fruste lo zucchero insieme ai tuorli.
Aggiungete zeste di arancia, la fecola e mescolate bene.
Appena il latte viene a bollore, togliete il pentolino dal fuoco, eliminate la bacca e con una mano aggiungete il composto coi tuorli mentre con l’altra girate con una paletta di legno energicamente. 
Rimettete sul fuoco il pentolino e continuate a girare energicamente fino a che vedrete la crema addensarsi.
Spegnete il fuoco e continuate a girare ancora qualche minuto, facendo sfumare. 
La crema può essere usata calda oppure fatta freddare e poi messa in frigo, coperta di pellicola in modo tale che non si formi la patina. 


La pasta frolla

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Dice che il training autogeno per tornare a lavoro non è servito, ma la musica, quella serve sempre. E oggi per tornare in ufficio ho scelto una musica tosta, senza troppi convenevoli.

Che poi è stata la mia colonna sonora di queste feste natalizie 🙂
Voi che rapporto avete con la musica? Io a volte penso di averlo piuttosto maniacale, ma in fondo, maniacale che significa? Forse niente..forse sono solo stronzate. 
La musica mi accompagna da tutta la vita. Ne ho sempre ascoltata moltissima, spaziando nei generi, ma la mia anima resta rock. Quando ero piccola, avevo fratelli un bel pò più grandi…per capirci, quando io ne avevo 5 o 6, loro ne avevano 13, 15, 16….e quelli erano anni favolosi, dove i ragazzi ascoltavano tantissima bella musica. Ad ogni modo, la mia top iniziazione alla musica la devo a mio fratello Diego, che di musica ne ha sempre ascoltata più di tutti e di maggiore qualità. Con lui sono cresciuta ascoltando i Pink Floyd, i Genesis e poi Phil Collins da solo, ma anche Freddie Mercury, i Led Zeppelin, i Dire Straits. Potrei continuare a lungo. Ripensando a quegli anni, nella mia mente vedo immagini dai colori sbiaditi, tendenti al giallo, capelli arruffati. Capelli tanti. Le facce stralunate e felici, la musica in ogni istante. Eravamo ragazzini lasciati a crescere nelle campagne romane di provincia, la nostra pelle aveva odore di selvaggio buono. Qualcuno di noi è rimasto inselvatichito ma ha dovuto adattarsi ad un’epoca cambiata, nuova, irriconoscibile. E la musica c’era sempre. Noi eravamo il sempre. Perché tutto doveva venire, tutto doveva ancora accadere, c’era storia ancora da scrivere. Anni dopo, ho provato a racchiuderlo, quel sempre, in queste poche parole:
Il suono delle cicale
che cantano nei 
pomeriggi d’estate.
Caldo afoso, erba gialla 
secca di sole.
Noi piccoli, vestiti di niente, 
a vivere il nostro tempo
che sembra
IMMOBILE ed ETERNO.
“Come on, baby, take a chance with us” 
                                                



Fare la frolla non è difficile, però il fatto che non sia difficile, non significa che si possa prendere sottogamba il procedimento. Ho voluto provare questa suggerita dallo Zio Piero. E ho accettato il suo suggerimento, cioè quello di fare un grande impasto, per poter congelare le dosi e avere sempre la frolla a disposizione. 
Ottima idea, considerando che dobbiamo pasticciare, tanto vale farlo per avere il lavoro pronto per successive volte. Che poi pensandoci bene, torna utilissima per quelle volte che avete voglia di dolce, fatto in casa of course, ma non vi andrebbe di fare l’intero procedimento. O quando vi capitano ospiti all’ultimo minuto, ma non volete rinunciare al dolcetto fatto in casa che rende sempre bella qualsiasi atmosfera. Con la frolla pronta, è un gioco da ragazzi!!
Dunque, con queste dosi vengono 4 frolle per teglie da 26 cm di diametro.
E’ una frolla buonissima, pazzesca. Sembra velluto sotto le mani. L’ho assaggiata cruda ed era un incanto: si sentiva quel retrogusto di sale, in contrasto con lo zucchero, ed era incantevole. 
Io ho usato la planetaria, ma chiaro, l’impasto si può fare anche a mano.

Ingredienti per 4 frolle:

900 gr di farina 00
100 gr di fecola di patate
500 gr burro appena morbido
300 gr zucchero a velo (200 se si usa il miele)
200 gr uova intere (oppure 150gr uova e 50gr di miele d’acacia se vogliamo una frolla morbida)
6 gr sale
20 gr di succo di limone
6 gr di lievito istantaneo
Zeste di un limone grande (o 2 piccoli)
Semi di vaniglia (facoltativi)

Avete presente cos’è il profumo di zeste di un limone coltivato a casa?
Ve lo dico io: poesia!

Procedimento:

Montate il gancio a foglia nell’impastatrice e pesate tutti gli ingredienti
Nella planetaria inserite la farina e il burro morbido a pezzetti.

Iniziate a lavorare a velocità 1 e aumentate a poco a poco di una posizione, fino a 4. 
Aggiungete lo zucchero a velo, e continuate a mescolare. 
Adesso fermatevi e al centro della planetaria, create un foro. 
Inseriteci all’interno tutti gli ingredienti rimanenti.

se ingrandite, potete vedere la consistenza della sabbiatura

Riavviate l’impastatrice a 1, aumentando piano piano fino a 3. 
L’impasto si formerà facilmente e appena formato dovete fermarvi perché non va surriscaldato.
Disponete il vostro (meraviglioso) impasto sul piano da lavoro, compattatelo e dividetelo in 4 parti uguali. Io ne ho usato uno fresco e gli altri tre li ho congelati, creando delle mattonelle separate da carta forno.


Scorzette d’arancia candite…e preservate i vostri cuori

Abbiamo la presunzione, troppo spesso, di poter tenere sotto controllo tutto, e invece non è così. Le cose, i momenti, le emozioni e le persone, spesso ci vengono a cercare. Vengono a stanarci nella grotta in cui ci siamo rifugiati per proteggerci dal mondo esterno, vengono a tirarci fuori, e non sempre con gesti aggraziati.
Quando sono cose, momenti, emozioni e persone belle, spesso può essere un abbraccio a tirarci fuori, o una carezza, o un sorriso. Molto spesso un gesto involontario. O la pazienza di qualcuno che sa stare sulla soglia ad aspettarci, ad aspettare che siamo pronti per muovere un passo.
Altre volte sono invece cose, momenti, emozioni e persone brutte, che con più violenza irrompono nella nostra vita per venirci lo stesso a tirare fuori e che, nel male, ci fanno affrontare la realtà.
La realtà che spesso è amara, spesso crudele, molte volte dura, ma che ci fa vedere quanto siamo in grado di crescere esattamente mentre ci misuriamo con essa.
Qualcuno leggendo penserà che sto dicendo una marea di cose ovvie.
Forse.
Per me non lo sono state e non lo sono ancora. Ancora ho tante cose da guardare dentro di me, per potere un giorno volare anche io. Non lo so se volerò mai, ma potrò dire di averci provato. D’avere avuto a volte voglia di fuggire, d’avere sfebbrato malesseri in notti insonni, d’esser crollata ma poi aver saputo aspettare che le cose si calmassero per guardarle da lontano. Una volta non basta. Si cresce davvero quando si affrontano tanti di questi momenti.

Vi lascio con un cosa bellissima che ha scritto la mia amica Elisa, e che io ho fatto mia in periodi non sospetti.

Dopo tanto dolore si può scegliere di divenire parte di esso, annientando ciò che di buono si porta dentro. Oppure è possibile far tesoro delle sconfitte, per renderle ciascuna una spina che ci rammenta dove non dobbiamo più sbagliare: ogni esperienza può essere un monito futuro, un’occasione per divenire guerriero! Tutte insieme saranno uno scudo, utile a preservare il cuore.


La ricetta

Mi servivano i canditi per fare una cosa che non posso svelare, ma se so una cosa al mondo, è che i canditi buoni non si trovano facilmente. Ci avevo sbattuto la testa qualche tempo fa, quando non avevo ancora un blog, e avevo fatto una cassata siciliana: per cercare i canditi è stato un delirio e nemmeno li ho trovati come li avevo in mente io. Ma meno male che ho un faro speciale a illuminarmi il cammino, lo Zio più famoso del web, che quando gli ho chiesto “dove posso trovare canditi decenti qua a Roma?“, m’ha risposto

mercati rionali? alimentari vecchio stampo? …oppure te li fai da sola” 😀

Ahahahahaha…un Uomo, un mito :’)

Così facili da fare che si fa fatica a crederci.

Ingredienti:

Bucce d’arancia (io ho usato arance del mio albero)
Acqua
Zucchero

Procedimento:

Lavate molto bene le arance e incidete gli spicchi come vedete in foto

Dopo l’incisione, sbucciate e con il coltello ricavate delle striscioline
In un pentolino mettete acqua (quanto basta per coprire) e le scorzette
Portate a bollore e poi scolate. 
Rimettete nel pentolino con acqua pulita e riportate a bollore. 
Scolate
Pesate le scorzette e a parte pesate pari quantità di zucchero e metà di acqua
Rimettete nel pentolino e fate bollire fino a completa evaporazione, stando attenti a non caramellare (sennò chi lo regge a Zio :D) 
A evaporazione avvenuta, fate freddare le scorzette su un foglio di carta forno


Burro salato home made

Non vorrei sembrare quella che fa le sviolinate, ma Martina è davvero brava. Io la chiamo “il mio guru” e lei mi risponde “macché guru, io sono come te!“. Non spenderò troppe parole, ma con questo post voglio ringraziare lei, e chi come lei, mette a disposizione degli altri il suo sapere, il suo tentare e riprovare, la propria fatica a la propria passione. Senza puzza sotto al naso, senza tanti ghirigori. 
E’ leggendo il blog di Martina che ho imparato a fare tante cose, il burro è solo una di queste. O se anche non ho imparato, almeno mi sono lanciata nel tentativo. 
Burro..chi avrebbe mai detto che avrei potuto farlo in casa? e chi l’avrebbe immaginato che fosse così facile? Mi sono divertita un sacco a farlo…come vedete dalla foto, il timbro non è perfetto e la carta forno mi si è rotta, ma fa niente…la sostanza era perfetta! 🙂
Una cosa importante, che ho condiviso anche con Martina: il burro mi sembrava troppo salato, ma in realtà usandolo per cucinare è perfetto. L’ho già finito, e tutte le pietanze che ci ho cucinato erano squisite 🙂

L’idea del timbro è sempre di Martina…io ho avuto solo la fortuna di averlo in casa 🙂

Ingredienti (per un panetto da circa 160 gr):

500 ml di panna fresca senza addensanti
2,5 gr di sale
1 lt di acqua ghiacciata

Procedimento:

Ho versato la panna molto fredda in una terrina e l’ho lavorata con le fruste elettriche fino a separare la parte grassa dalla parte liquida (circa 10 minuti)

ecco il risultato

Ho scolato tutto con un colino bello largo (il latticello ricavato l’ho messo via per fare un dolce)
Ho versato sul burro l’acqua ghiacciata, lentamente e smuovendo il burro per lavarlo bene.
Indossando un guanto di lattice, ho raccolto il burro nelle mani e l’ho ricomposto. 

bianco meraviglioso

Ho steso il burro su una carta forno e l’ho cosparso con il sale, lavorando per amalgamare. 
In un vasetto rotondo di latta ho messo la carta forno, spingendola verso il basso.
Ho inserito all’interno il burro, schiacciandolo bene.
Ho richiuso i lembi della carta forno e ho fatto riposare un paio d’ore in frigo.
Ho messo il timbro sotto l’acqua fredda e poi l’ho impresso sulla superficie del burro.

Ovviamente, se non avete il timbro, saltate questo passaggio.
Il timbro lo trovate qui.
Il burro salato si conserva in frigorifero per circa una settimana.