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Baci di dama

Quando ho soggiornato a Torino per lavoro, ho voluto visitare il negozio di Gobino, il più antico negozio di cioccolata in città. E’ una tappa che consiglio a tutti. Il negozio ha ancora la porta in legno con una maniglia vecchio stampo. Di quei negozi come piacciono a me. Piccolo, accogliente. Dove ancora regna il concetto della qualità.

Adoro fare spese in negozi come quello di Gobino. Mi piacciono le piccole botteghe, dove magari un prodotto è più costoso e meno dozzinale, ma compri poco e di qualità. 

In questa occasione ho comprato dell’ottimo cioccolato fondente e un meraviglioso sacchetto di nocciole delle langhe, che ho già usato qui.

Da questi ingredienti sono nati questi baci di dama, la cui ricetta viene dal manuale di pasticceria di Fulvio Scolari.
Andati a ruba e richiesti da tutti: sono finiti regalati alle mie amiche e ne ho portati due sacchetti anche ai miei amici di Napoli, durante il mio viaggio

Oggi sono di nuovo in partenza per Torino, e conto di andare a caccia di acquisti sopraffini…o almeno lo spero. 

A presto! 

© Michela De Filio

Ingredienti:


150 g di farina di mandorle e nocciole
150 g di farina 00
150 g di burro
150 g di zucchero


Per la farcitura

100 g di cioccolato fondente di ottima qualità
1 noce di burro
1 cucchiaio di latte intero

Procedimento:

In un recipiente unite tutti gli ingredienti
Lavorate il tutto velocemente a mano, il tempo di amalgamare il tutto. Bisogna evitare di scaldare troppo l’impasto.
Stringete l’impasto in un panetto, avvolgetelo di pellicola e lasciatelo riposare in frigorifero qualche ora. 
Riprendete l’impasto, ricavatene tante piccole palline che metterete su una placca coperta di carta forno. 
Ora premete leggermente sopra ogni pallina, in modo che la base si appiattisca un po’, curando che venga mantenuta la cupoletta superiore. 
Cuocete in forno a 170° fino a doratura (circa 10 minuti, a seconda del forno). 
Lasciate raffreddare su una gratella e nel frattempo sciogliete il cioccolato a bagno maria, con un cucchiaio di latte intero e una noce di burro.
Spalmate un velo di cioccolato alla base di un bacio e unite con la base di un secondo bacio.


Tonno di coniglio

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“quando ero piccolo, mi innamoravo di tutto”



Cantava De André in una sua bellissima canzone. Ecco, io sono ancora così…mi innamoro di tutto. Quando ho visto il tonno di coniglio nel blog della mia amica Martina, ho subito saputo che lo avrei rifatto, benché io non mangi coniglio, solitamente. Pazza? si, un pochino.  Ma è la curiosità che mi frega davvero! 😀
Prima di vederlo da Martina, non ne avevo mai sentito parlare…poi poco dopo sono stata in Piemonte e ho visto una trattoria che lo proponeva nel menù esposto in vetrina…infatti è una specialità piemontese. 
Spinta quindi dalla curiosità, ho ingaggiato mio padre per l’operazione…si perché a casa dei miei il coniglio non si compra al supermercato, ma in un allevamento delle nostre zone. Mio padre mi ha preparato dei pezzi disossati e puliti e io mi sono messa all’opera.
Diciamo che la vera modifica fatta, e l’unica, è che l’aglio non l’ho alternato a fettine, perché avevo paura si sentisse troppo: ne ho messo uno spicchio intero e basta.

Dopo un paio di giorni di giorni di riposo, per far assorbire i sapori, lo abbiamo assaggiato e …ci è piaciuto un sacco! Lo trovo una vera sciccheria :)))




Ingredienti per un vasetto da 500 gr:

500 gr di coniglio
1 carota
1 gambo di sedano
1 cipolla dorata media
1 pezzetto di porro (5cm circa)
Qualche grano di pepe nero
1 chiodo di garofano
2 foglie di alloro
2 spicchi di aglio
Timo
Rosmarino
Olio e sale

Procedimento:

In una pentola capiente ho messo le verdure pulite: carota, sedano, porro e cipolla
Ho aggiunto qualche grano di pepe, l’alloro, il chiodo di garofano ed ho coperto con acqua fredda (circa 1 lt), salandola.
Ho portato a bollore e lasciato cuocere ancora 10 minuti
Ho lavato i pezzi di coniglio e li ho immersi nell’acqua, chiudendo con un coperchio e lasciando cuocere per un’ora.
Ho lasciato raffreddare il coniglio nella suo stesso brodo.
Intanto ho sterilizzato il vasetto lasciandolo bollire qualche minuto in una pentola d’acqua bollente.
L’ho fatto poi scolare e l’ho asciugato
Ho preso la carne di coniglio raffreddata e l’ho sfilacciata in un piatto.
Sul fondo del mio barattolo ho messo qualche grano di pepe e un goccino di olio. 
Ho iniziato a mettere il coniglio a strati, alternandoli con qualche ago di rosmarino, del timo e del pepe qua e là. Ad ogni strato ho spolverato pochissimo sale (siate avari, mi raccomando!). L’aglio l’ho messo intero al centro del barattolo (se vi piace, fatelo a fettine e alternatelo nei vari strati).
Sono arrivata fino in superficie dove ho chiuso con pepe, rosmarino e timo.
Ho riempito il barattolo con l’olio, coprendolo interamente. 
Ho chiuso e lasciato riposare per un paio di giorni prima di mangiarlo.

Note

Se volete conservare il tonno di coniglio a lungo, immergete i vostri vasetti in una pentola piena di acqua fredda, fare bollire per 1 ora e fateli raffreddare nella stessa acqua. durano così circa 5 mesi.
Il brodo della cottura del coniglio, io non l’ho buttato. Siccome non potevo consumarlo subito, l’ho congelato in vaschettine dopo averlo filtrato. Potete usarlo per una minestrina, per un risotto o per esempio ci potete cuocere un coniglio in padella.


Grissini

L’altro giorno vi raccontavo della mia disavventura coi biglietti dei Sigur Ròs. I biglietti si sono asciugati, anche se hanno cambiato leggermente colore e sono un tantino ondulati…sigh! Comunque poteva andare peggio. Vi volevo rassicurare 🙂 
Vi raccontavo nello stesso post di come Gemma, la cucciolotta di casa,  mi ha accolta quando sono tornata dai miei..ieri lasciarla è stato triste. Si ché la vedo tutte le settimane, ma mi manca non vederla ogni giorno che mi aspetta, piena di amore per me. Mi manca il suo musetto e mi mancano i suoi occhi chiusi, mentre le accarezzo le orecchie e  la testa, che a lei piace tantissimo. Insomma mi mancano le nostre coccole.
Comunque, parlando d’altro, ormai non mi salva più nessuno. Tutte le scuse sono buone per fare, disfare, creare, sperimentare. Con la scusa che a mio padre piacciono tantissimo i grissini, mi sono cimentata in questa ricetta in questi giorni in cui sono stata dai miei. Erano così buoni che ho deciso di farli per una cena imminente con le mie amiche 🙂
La ricetta ovviamente l’ho presa da Vittorio di VivaLaFocaccia: un nome, una garanzia. 
Buon inizio di settimana a tutti!

Ingredienti:

160 gr di acqua
6 gr di sale (io 7)
40 gr di olio
1 cucchiaino di malto o miele (io miele, serve per nutrire il lievito)
370 gr di farina
12 gr di lievito di birra (io 4 gr secco)

2 pugni di farina di semola di grano duro per l’infarinatura finale

Procedimento:

In una ciotola  ho messo il sale con ‘acqua, l’olio e il miele. Ho girato con una forchetta e poi ho aggiunto metà della farina e ho continuato a girare. Ho aggiunto il lievito e l’altra metà della farina e qui ho iniziato a impastare con le mani, trasferendomi sulla tavola di legno. 
Ho impastato per circa 15 minuti, finché l’impasto è diventato liscio e sodo. Ho formato un ovale e l’ho lasciato riposare 20 minuti coperto da un panno di cotone. 
Intanto ho preparato un foglio di pellicola trasparente lungo il doppio (abbondante) del mio impasto e ne ho spennellato metà con dell’olio di oliva. 
Trascorsi i 20 minuti, ho preso la pasta e posizionata in modo orizzontale, l’ho schiacciata un pò con le mani formando un rettangolo e l’ho ripiegata due volte su se stessa, in una sorta di chiusura a portafoglio, portando    i due lembi alti verso il centro e quindi coprendo con i due lembi più bassi. 
Ho posizionato l’impasto su metà della pellicola oleata, l’ho spennellato di olio e l’ho ricoperto con l’altra metà di pellicola. Ci ho messo sopra un panno di cotone e ho lasciato lievitare 1 ora. 
Ho preparato un piattino di farina di semola. Quando l’impasto è stato pronto, ho iniziato a formare i grissini. 
Con un coltello a lama lunga, tagliavo un filoncino di impasto con un taglio netto (uno). Questo è importante perché in questo modo il grissino si stenderà meglio…quindi il filoncino tagliato deve presentare questa insenatura (due). 

Ora ho messo i miei filoncini nella semola e li ho infarinati. Li ho poi presi uno per uno con tutte e due le mani, prendendo tra le dita le due estremità e ho allungato piano piano l’impasto fino alla lunghezza desiderata, che nel mio caso era la larghezza della teglia da forno dove poi li ho cotti a 230° per circa 15 minuti. La stiratura, invece che l’arrotolamento, permette al grissino di essere più friabile!

Suggerimenti: in base al forno che avete, la cottura può risultare diversa. Io volevo dei grissini croccanti anche dentro. Siccome alcuni erano rimasti vagamente morbidi, li ho lasciati ulteriori 10 minuti in forno ad una bassa temperatura, 80° circa, per farli asciugare un alto pochino. Dopo erano perfetti 😉