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Spaghetti di mare

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Che io ami i primi piatti, questo non è un segreto. E allo stesso modo non è un segreto che io adoro il pesce, i crostacei e tutta la compagnia bella. 
Nella mia famiglia si è sempre mangiato molto pesce. Di tutti i tipi, purché fresco. Spesso povero, pescato al mattino e cotto per pranzo da mio Padre e dai miei Fratelli. Altre volte meno povero, cercato fresco al porto. 
Questo piatto non ha bisogno di presentazioni. 
E’ un semplice piatto di spaghetti di mare, con l’aggiunta del carattere deciso e allegro della rucola, che per quanto mi riguarda è tra le verdure che più amo. 
 © Michela De Filio 

Ingredienti:

Spaghetti
Frutti di mare misti (io cozze, gamberi, scampi, vongole)
Rucola
Olio
Sale
Peperoncino
Aglio
Rucola

Procedimento:

Pulite i gamberi e gli scampi, lasciandone qualcuno intero.
Saltateli in una padella con aglio e olio
In altre due padelle separate, fate aprire le cozze e le vongole
Ora prendete un bel tegame che possa contenere tutto. 
Scaldateci l’olio e l’aglio e saltateci dentro tutto il pesce e l’acqua di cottura per quanto basta.
Nel frattempo cuocete gli spaghetti. 
Aggiustate il pesce di peperoncino e versateci dentro gli spaghetti, amalgamando bene. 
Spegnete il fuoco e aggiungete la rucola
Impiattate e se necessario aggiungete olio extra vergine a crudo.

***
Nella mia vita reale intanto…
quei gesti di attenzione che rendono 
le persone speciali.
                         

Lasagne aperte bicolore con crema di pesto e gamberi

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La scorsa settimana vi avevo resi partecipi del dessert che avevo preparato per una cena molto speciale. Ecco, per quella cena molto speciale avevo fatto anche un primo speciale :))
Mi era venuto in mente di fare delle lasagne aperte, colorate. Strato giallo, strato verde, strato giallo a righe verdi 😀 
Una crema di pesto alla genovese fatto in casa con besciamella, valorizzata da gamberetti. 

Un piatto un pò faticoso da impiattare per una cena, bisogna essere organizzati per far si che i piatti siano caldi (potete metterli nel micro onde, oppure in forno riscaldato e poi spento). Bisogna inoltre formare la lasagna in modo veloce, in modo che i piatti arrivino tutti a tavola caldi (se si è in due, meglio ancora). 

La lasagna è stata un successo: parola di spettinata 🙂

© Michela De Filio 



Per le lesagne

Farina 00
Uova
Purea di verdure (io bieta)

Seguite il procedimento come in questo post



Per la besciamella

80 gr di farina
80 gr di burro
500 ml di latte
1 foglia di alloro
Sale

Scaldate il latte.
Fate fondere il burro in un pentolino.
Aggiungete la farina, mescolando un paio di minuti.
Versate il latte a piccole dosi sul burro, continuando sempre a girare.
Inserite la foglia di alloro, una presa di sale.
Cuocete la besciamella fino a raggiungere la consistenza che desiderate, continuando sempre a girare.
A piacere la besciamella può essere aromatizzata con del pepe e del timo.
Terminato il tutto togliete dalla salsa la foglia di alloro.


Per il condimento

Pesto genovese (io il mio home made)
Besciamella
Gamberetti
Pinoli
Timo
Porro
Olio
Sale

Pulite tutti i gamberetti, privandoli anche del filo intestinale.
In una padella fate rosolare pochissimo olio e abbondante porro tagliato a rondelle.
Metteteci i gamberetti, aggiustate con una piccola presa di sale e fate saltare.
In una ciotola unite la besciamella e il pesto.
Aggiungeteci il timo, una parte di gamberi e porro e frullate tutto con il mini pimer.
Assaggiate e aggiustate di sale.
Cuocete le lasagne in abbondante acqua salata, scolatele e disponetele su panni di cotone bianco.

Montaggio della lasagna:

In ogni piatto fate una base di crema besciamella e pesto.
Appoggiateci uno strato di lasagna.
Copritelo con la crema e sparpagliateci sopra dei gamberi.
Continuate così fino agli strati desiderati (io in tutto ne ho fatti tre).
Guarnite la superficie con poca crema, i gamberetti, il porro e dei pinoli tostati.
Terminate con un giro di olio extra vergine.


Fregola fatta a mano, con delizie di mare

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Per questo post mi ero messa alla ricerca del modo in cui i sardi cucinano più spesso la fregola. Mi ero divertita molto. 


E proprio grazie a questa curiosità ho iniziato a chiedermi “ma come si farà sta fregola?“. 
Poi un giorno per caso ho sfogliato la rivista Sale e Pepe (di questo mese) e c’era uno speciale sulla pasta fresca sarda, raccontata dallo Chef Roberto Petza. Era o non era un segnale? 

Scrivono, accompagnando anche con una fotografia, che è sufficiente inserire della semola di grano duro in una ciotola, aggiungere poca acqua secondo consistenza e girare. Con le dita (ah, le dita! sapete che amo usare le mani, vero?). Si gira in continuazione lungo la circonferenza della ciotola….e così nasce la fregola. Ma sarà possibile?, mi chiedo. 

Ragazzi, è possibile. Io l’ho vista nascere tra le mie mani. Imprecisa, irregolare. Bella. 

Voglio chiedere scusa agli amici sardi. Provare i piatti della tradizione spesso è rischioso, ma io ho voluto provare. Però ci ho provato con tanto amore, e spero che questo mi farà perdonare.

L’ho cucinata più o meno secondo la ricetta sulla rivista, con poche piccole modifiche. Un profumo di pesce incantevole, coronato da favolose erbe aromatiche tutte fresche e autoprodotte….cucinare non è stato cucinare e basta. E’ stato innamorarmi di ogni singolo ingrediente. E allora spero che questo piatto vi racconti un pò la nostra storia d’amore… 

© Michela De Filio



Ingredienti:

Per la fregola

Semola di grano duro
Acqua

Per il condimento


Pesce misto (io ho usato gamberoni, seppioline , vongole, mazzancolle)
Pomodori rossi da sugo, privati della buccia e fatti a dadini
Finocchietto
Origano
Basilico
Prezzemolo
Timo
Alloro
Peperoncino
Olio
Sale
Aglio
Porro

Procedimento:

Pulite accuratamente tutto il pesce e lasciate da parte le teste dei gamberoni. 
In un tegame capiente inserite un giro di olio extra vergine, qualche rondella di porro e lasciate cuocere un minuto.
Aggiungete le teste di gamberi e fate andare per circa 10 minuti…il tempo che impiegherà il tutto a diventare una sorta di poltiglia.
Inserite due o tre pomodori a dadini, un litro abbondante di acqua calda e tutto il mix di erbe aromatiche
Lasciate cuocere per circa mezz’ora, aggiustando di sale.
Intanto preparate la fregola: mettete la semola in una ciotola, aggiungete poca acqua per volta e girate con la mano lungo il bordo. Regolate l’aggiunta di acqua secondo la consistenza…la fregola di formerà da sola. Poi la passate al setaccio e uniformate la grandezza secondo vostro piacimento. Tostatela in forno per circa 20 minuti a 160°
Filtrate il brodo
In un tegame pulito ora mettete dell’olio extra vergine, l’aglio intero e il prezzemolo tritato
Metteteci dentro la fregola tostata, girate con una paletta di legno un paio di minuti
Togliete l’aglio
Aggiungete un paio di pomodori fatti a dadini e del brodo di pesce, fino a portare a cottura.
Aggiustate di sale e peperoncino.
Impiattate e decorate con prezzemolo fresco.


E’ morto Lou Reed, e io sono in lutto. 
Proprio questo mese l’ho ascoltato moltissimo durante 
la mia convalescenza, e infatti lo avevo citato anche nel mio 
Non ci sono parole per descrivere la mia tristezza. 
Solo la musica può parlare. 
Lei può sempre. 

Spaghetti alla chitarra zebrati con sugo di triglia

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E’ notte, mentre vi scrivo, e c’è il silenzio giusto per mettere in ordine i pensieri, o almeno per provarci. Quello di oggi sarà un post speciale, se non altro perché chiude un capitolo della mia vita e mi permetterà poi, dopo di qui, di ripartire da un capitolo nuovo.

I cambiamenti fanno parte della nostra esistenza. Ciclicamente si presentano, anche per metterci alla prova. Ma soprattutto per aprire nuove strade. Perché molto spesso anche i cambiamenti che ci spaventano e di cui faremmo a meno, o peggio, quelle cose che ci piovono addosso senza la possibilità di scegliere, possono essere invece la chiave di volta per cambiare direzione.

Ma, sebbene questo potrebbe essere un post giusto per mettere nero su bianco nuovi propositi, o per fare bilanci sulla mia vita, non è questo quello che mi interessa adesso.

Ciò che mi interessa invece oggi è spendere due parole per i miei lettori. Sono buffa vero? Ma è proprio a voi che penso mentre prendo una piccolissima pausa da questo spazio. Ripenso ai mesi passati, a tutte le volte in cui mi sono chiesta a chi potesse interessare leggere di me, dei miei esperimenti, ma anche delle mie esperienze di vita, delle mie riflessioni.

Eppure….eppure tutte le volte in cui mi sono chiesta a chi potesse interessare, succedeva subito dopo di avere un cenno da voi, lettori speciali che tornano, si siedono, leggono. E partecipano, ognuno a proprio modo. Scrivono e tornano a leggere. Si interessano a me, in modo sincero. Il mio blog in un certo senso funge da solo da filtro…come dico spesso: non solo ingredienti, ma anche lettori di qualità! Questo è un eccellente traguardo.

In breve tempo ho fatto mia la filosofia “se anche le mie parole fossero desinate ad un singolo, allora vale la pena”.

Non parliamo poi di tutte quelle persone che mi hanno fatta sentire come Forrest Gump, quando aveva iniziato a correre da solo per gli Stati Uniti e poi, giorno per giorno, aveva accolto dietro di sé una folla di altri pazzi che correvano con lui, fino a ritrovarsi ad essere uno squadrone. Pazzo lui, pazzi loro. E io mi sono sentita uguale, a correre tra i miei impasti e la mia sete di sapere, e tutti gli amici che ho contagiato e che a loro volta mi riempivano il cellulare di foto di ricette rifatte, o chiedendomi consigli. C’è perfino chi si è messo a creare un lievito madre da zero, quando fino al giorno prima gli faceva schifo impastare. Miracoli che fanno le passioni.
E gli appellativi che mi sono beccata…forse panificatrice folle è quello che mi ha fatto più ridere (non faccio nomi!).

Come potervi dimenticare? Come poter pensare di non dedicarvi tutto quello che ho? Vi regalerei il sole se potessi.

Riconosco che forse chi è rimasto, chi è tornato con regolarità, ha intuito lo spirito vero di questo mio spazio così personale: non insegnare nulla a nessuno, ma condividere donando accoglienza. Non cercare facile visibilità, ma godere di piccoli traguardi. Chissà se è stato così. A me piace pensarlo. E mi piace pensare di avere lasciato qualcosa di bello in ognuno di voi: una parola, una foto, una ricetta. Qualsiasi cosa.

Con questo post vi saluto momentaneamente. Sarà una breve pausa, dalla quale mi auguro di tornare più viva che mai.
Vi lascio il mio abbraccio spettinato.

Abbiate sempre cura di voi stessi e delle persone che amate.

Già l’ho detto in tutte le lingue che amo la pasta fresca. Realizzarla in casa mi da una soddisfazione infinita e non mi pesa: mi piace proprio! E allora invento, provo, sciolgo le briglie della mia fantasia.
 L’attrezzo per gli spaghetti lo cercavo qualche anno fa. Non sapevo dove trovarlo, e alla fine l’ho trovano in un mercato nelle Marche, durante un viaggio. 

E’ un attrezzo che io adoro. Mi piace usarlo, perché mentre lo faccio mi diverto a pizzicare le corde per sentirne il suono. Che magia!
Avevo in mente da molto tempo di fare una pasta con le triglie: un pesce stupendo, molto saporito e inoltre..bello. Adoro i suoi riflessi color arancio. Un giorno le ho trovate in pescheria, e senza averle programmate le ho comprate. Così è nata questa pasta : )

Ingredienti:

Per la pasta

Farina
Uova
Nero di seppia
Acqua

Per il sugo

Triglie
Pomodori rossi da sugo
Olio
Sale
Aglio
Peperoncino
Prezzemolo

Procedimento:

Per prima cosa preparate i due impasti per la pasta: uno con uova e farina, l’altro con nero di seppia e farina (all’occorrenza aggiungete dell’acqua)
Stendete le sfoglie dello spessore che vi piace e lasciatele riposare
Ora predisponete il sugo: in un pentolino portate a bollore dell’acqua
Immergeteci i pomodori, fateli stare pochi secondi e scolateli: li spellerete in un secondo.
Riducete i pomodori a dadini e metteteli in una padella dove avrete fatto soffriggere olio e aglio.
Salate
A parte sfilettate le triglie e fatele a cubetti: prestate attenzione a questa operazione e assicurate di aver tolto tutte le spine (io ho esaminato i cubetti uno ad uno)
In una padellina a parte, soffriggete pochissimo olio e saltateci per due o tre minuti il pesce: dovrà cuocere poco, il tempo che la polpa cambi colore. 
Adesso al sugo leggero di pomodoro, aggiungete il pesce saltato e fate andare un paio di minuti. 
Aggiungete il peperoncino  e del prezzemolo
Ora ricavatevi gli spaghetti con l’apposito attrezzo e cuoceteli in abbondante acqua salata. 
Saltate gli spaghetti nel sugo e impiattate decorando con altro prezzemolo.


Fregola con le arselle

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Ultimamente ho comprato spesso la fregola. L’adoro. Ne vado pazza. Allora una sera mi sono detta “ma fammi un pò vedere come la cucinano i Sardi”. 
Presto fatto: in ogni dove e in tutte le lingue è scritto che i sardi la mangiano con le arselle. 
Ma quanto sono fortunata, io? Tanto! Perché come ho detto più volte, gli uomini di casa mia sono appassionati di pesca di mare e quindi a casa dei miei si mangia sempre pesce fresco. L’estate mangiamo arselle come se piovessero. Fresche, prese al mare all’alba, buonissime. Noi le adoriamo, letteralmente. 
Ma come faccio a sapere che queste ricette sul web sono attendibili? M’illumino d’immenso! 
Solo a lei potevo chiedere, la mia lettrice Sarda trapiantata in Inghilterra. Così una sera le ho chiesto aiuto e in quattro e quattrotto ho messo su la ricetta. Edith è stata molto chiara: pochi semplici ingredienti e mai, mai fumetto di pesce, che in Sardegna nessuno lo fa per questo piatto. Messaggio ricevuto, forte e chiaro!
Grazie Edith…mi hai fatto realizzare un piatto da sogno! Apprezzato da tutti gli assaggiatori e solo il primo di una lunga serie 🙂

Ingredienti:

Fregola sarda
Arselle fresche
Qualche pomodoro rosso
Olio
Sale
Prezzemolo

Procedimento:

Fate spurgare le arselle per qualche ora, in acqua pulita e sospese, in modo che la sabbia cada sul fondo.
Mettete le arselle in una padella e fatele aprire con una spruzzata d’acqua (deve essere pochissima)
Ora tirate su le arselle e mettetele in una ciotola.
Filtrate l’acqua di cottura per eliminare l’ultima sabbia rimasta e lasciatela da parte
Pulite dei pomodori maturi e riduceteli a dadini
In un tegame preparate un soffritto di aglio e olio. 
Aggiungeteci i pomodori e lasciateli cuocere aggiustando con poco sale. 
Nel frattempo che i pomodori vanno, pulite le arselle e aggiungetele al sugo, lasciandone alcune per decorare i piatti. 
Aggiungete l’acqua di cottura delle arselle e un trito di prezzemolo.
Lessate la fregola in abbondante acqua salata, ma toglietela 5 minuti prima della cottura. 
Buttate la fregola nel pomodoro e ultimate qui la cottura, aggiustando di sale. 
Impiattate e completate il piatto con le arselle intere, il prezzemolo fresco e un giro di olio extra vergine. 

Nella mia vita intanto…
😀 😀 😀

Cous cous di pesce

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Tanti Diversi anni fa ho tenuto un paio di mostre fotografiche. Ero ancora piena di belle speranze.
Una sera, dopo una di queste mostre, il mio Insegnante di fotografia – che era nel frattempo diventato la mia guida, il mio amico e il mio punto di riferimento – mi disse “Andiamo a mangiare qualcosa“.
Si, ma dove?
Qua vicino, vi porto io in un posto, andiamo a mangiare il cous cous.
E’ stato quella sera, in compagnia di amici, e in fermento per una giornata speciale, che ho assaggiato per la prima volta un cous cous vegetariano e da allora non me ne sono separata più. Tra me e il cous cous è nato subito un amore, tant’è che non mi sono accontentata di mangiarlo, ma ho scassato i birilli a tutti per capire come si preparava.
Niente di più facile, considerando che adesso lo vendono un pò ovunque, anche in versione integrale. In questi anni l’ho cucinato in tutti i modi: vegetariano, con carne, con pesto e pinoli…ma avevo un desiderio: trovare il cous cous a grana larga e cucinarmelo con il pesce.
Ecco come sono nati i due piatti che vedete oggi. L’ultimo è quello che ho proposto ad alcune mie amiche ad una cena: un successo stratosferico!
Che poi….quanto mi piace andare in pescheria e scegliermi il pesce…è una cosa che proprio mi da soddisfazione, nonostante la commessa che spesso mi riceve abbia sempre un pò troppa voglia di chiacchierare, senza sapere di avere davanti un orso bruno.
Passi poi, che vado lì per comprare due seppie e me ne esco con un tonno sotto braccio…vabbé, questa è una storia che vi racconterò poi 😀
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Ingredienti:

Cous cous a grana larga
Pesce e frutti di mare misti a piacere
Olio
Sale
Peperoncino
Prezzemolo
Zafferano

Procedimento:

Preparate un brodo di pesce mettendone una piccola parte di a bollire in tre dita di acqua (vanno benissimo anche le teste di gambero).
Aggiungeteci dello zafferano in infusione.
Nel frattempo fate a pezzetti tutto il pesce. 
Se usate delle vongole, mettetele in una padella con una spruzzata di acqua – deve essere appena percettibile – e lasciate sul fuoco circa tre minuti, cioè il tempo che impiegano le vongole ad aprirsi.
Soffriggete dell’aglio in una padella con poco olio e saltateci per pochi minuti il pesce
Aggiungete prezzemolo fresco, peperoncino a piacimento e salate secondo i gusti (io nel pesce non ho messo sale perché usando salmone affumicato e le vongole, sale ce ne era a sufficienza).
Nel brodo di pesce aggiungete un filo d’olio, del sale, e fateci rinvenire il cous cous
Sgranatelo e condite con il pesce.
Impiattate e impreziosite con olio a crudo

[Il cous cous è buonissimo caldo, ma anche gustato freddo perché acquista ancora più sapore]

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“La vita spremila, se vuoi che sia come vorresti 
devi cominciare a trasformare i giorni che respiri in semi. 
Ti farò da complice se lo vorrai e poi ti mostrerò che cosa prendere.”

Grazie Matteo! :’)


Tortelli zebrati con nero di seppia, ripieni di gamberi e salmone affumicato

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Che vi posso a dire a mia discolpa? Che sono una che c’ha le fregole, lo sapete. Una con una discreta dose di fantasia, lo sapete pure. Curiosa? Si, tanto. Pazza? Naturalmente si.
Due sabati fa ero in libreria ad aspettare che Matteo finisse di scegliere cosa comprare.
Mentre stavo lì, con già due libri in mano da comprare, mi sono messa a guardare il reparto cucina. Ho aperto qualche libro sulla pasta fresca, sfogliato per guardare qualche immagine, non cercavo nulla in particolare. Ora io il libro non me lo ricordo, quindi non posso dirvi la fonte, ma mentre sfogliavo mi sono imbattuta in questi tortelli zebrati.
Ora voi immaginatevi: è stato un tutt’uno vederli e decidere di farli. Non mi sono preoccupata di vederne il ripieno, non ho visto dosi, ho solo visto come faceva l’autore a fare la sfoglia, non  altro. Il giorno dopo li ho fatti. Ho pensato che siccome nella sfoglia c’era il nero di seppia, sarebbe stato bello fare un tortello alternativo, ripieno di pesce. Ho fatto solo una prova, quindi solo una porzione. Ero a casa dei miei, abbiamo assaggiato tutti dallo stesso piatto. DIVINI!
L’ultimo tortello se lo sono litigato 😀
Un piatto bello e buono. Non c’è molto altro da dire 🙂

Ingredienti:

Per l’impasto

Farina
Uova
Nero di seppia

Per il ripieno

1 cipollotto fresco
Gamberi puliti
Salmone affumicato
Olio

Procedimento:

In una padella soffriggete appena un cipollotto tagliato molto sottile.
Tagliate i gamberi a pezzetti grossolani, e lo stesso fate con il salmone.
Aggiungeteli al cipollotto e fate saltare 3 minuti.
Non aggiungete sale, il salmone darà sapidità al composto.
Preparate due impasti lisci ed omogenei: uno con uovo e farina, l’altro con nero di seppia e farina.
Stendete le due sfoglie lasciandole spesse.
L’impasto al nero di seppia, tagliatelo a fettuccine.
Ponete le fettuccine per il senso della lunghezza sulla sfoglia “gialla”, formando le righe (aiutatevi con la foto).

Sempre per il senso della lunghezza, passate il mattarello sulla sfoglia, imprimendo le fettuccine nere nella sfoglia gialla.
A questo punto ripassate la sfoglia nella macchina sfogliatrice.
Mettetevi accanto una tazza con dell’acqua pulita.
Dalla sfoglia ricavate dei quadrotti, riempiteli al centro con il composto di pesce e chiudete.
Se la sfoglia tende ad aprirsi, bagnatevi la punta delle dita con l’acqua nella tazza e bagnate i bordi dei quadrotti prima di chiuderli.
Lasciatevi un pò del composto di pesce per guarnire il piatto.
lessate i tortelli in acqua salata, conditeli con il pesce e quando impiattate aggiungete un filo di buon olio a crudo.


Fish & Chips

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Ci sono viaggi – come certe altre situazioni – in cui tutto va bene. Tutto si incastra perfettamente, le cose sono  consequenziali e si legano in modo fluido tra loro. Devo dire che questo è il profilo di molti miei viaggi, nonostante quelli degli ultimi anni siano stati viaggi complessi. Anche quando sono stati complessi, posso dire che tutto è filato liscio. Non è andata così con Londra. L’ho sentito dentro di me dal primo giorno, che non sarebbe stato un viaggio soltanto difficile, ma storto. E la mia sensibilità non mi ha tradita. Tutto ci è andato storto. O quasi tutto. 
Dalla pioggia che ci è caduta addosso per due giorni e che mi faceva tornare in albergo con i jeans zuppi fino al ginocchio, alla chiusura di due linee della metropolitana, per poi passare alla chiusura al pubblico di Westminster Abbey nel giorno in cui avevamo programmato di vederla noi, il freddo nelle ossa, una città sì molto bella, ma che ci è apparsa grigia come il nostro umore. L’impossibilità di fotografare. Non ho mai fatto un viaggio con così poche fotografie. 
Ma il massimo l’abbiamo raggiunto al ritorno. Partiamo da Londra per l’aeroporto di Gatwick che nevica e siamo sotto lo zero, un freddo che ci taglia la faccia e tutti i pensieri. A 10 minuti dall’aeroporto, il treno si ferma per un guasto in mezzo al nulla e così restiamo per un’ora e mezza, congelati dal freddo e in preda al panico per paura di perdere l’aereo. Più che una paura, una certezza, dal momento che arriviamo in aeroporto 4 minuti prima del volo, impanicati e smarriti, e il tipo ai controlli pensa bene di bloccare una delle nostre valige. Per niente, per un niente. Dice che deve ripassare sotto i rulli la sacca con i liquidi. inutile spiegargli che il nostro volo sta partendo…come ragionare con un mulo. La facciamo buttare, recuperiamo le nostre cose e Matteo dimentica la sua cinta. Ce ne accorgiamo troppo tardi……siamo costretti a correre fino al gate. Ma quando arriva? la strada sembra interminabile, stringo la valigia, mi pesa, stringo il piumino, un libro tra le mani, non c’è stato tempo di risistemarci. Corriamo, non sento più le gambe, abbiamo paura di affrontare la perdita del volo, vogliamo solo tornarcene a casa. Mentre corriamo vediamo quel numero, il gate 15 ci appare come un miraggio. Una ciurma di ragazzi corre insieme a noi, ci supera, uno coi capelli rasta lunghissimi si sbraccia e urla da lontano a quelli del gate, come a dire “ci siamo pure noi, aspettateci“.
Quando arrivo in prossimità e vedo che le hostess controllano ancora i documenti, lancio un sospiro e mi fermo a riprendere fiato. C’è confusione, mi vogliono imbarcare la valigia, poi il tipo mi perde di vista e io me la filo. Riusciamo a tornare a casa ancora con qualche problema, in particolare i miei forti disturbi alle orecchie (pensavo me le sarei giocate).

Non è stato il viaggio perfetto e Londra, seppur bella, non è la città dei miei sogni. Però, passato il trauma del momento, guardo alle cose belle. E diciamo che le cose che salvo e che porterò nel mio cuore per sempre sono due, su tutte.

La prima è il concerto più bello che ho visto in tutta la mia vita. Ve ne avevo parlato qui, di quanto attendevo questo evento dei Sigur Ròs alla Brixton Academy. Non li avevo mai visti dal vivo. Matteo me lo diceva, con fare di chi la sa lunga, vedrai vedrai. Io non mi aspettavo nulla, volevo solo vederli. Non eravamo in una buona posizione visiva e per giunta non mi hanno fatto entrare con la reflex (peccato!), ma quello a cui ho assistito mi ha devastata. E’ stata una delle emozioni più forti della mia vita, la bellezza di quando l’arte incontra l’uomo. Non sapevo più dov’ero e chi ero, Londra non era nulla per me, non eravamo più lì. Ero trasportata in una dimensione nuova, a me sconosciuta. Ero diventata una cosa sola con la musica e con le immagini: i controluce delle violiniste, le immagini che scorrevano su un grande schermo alle loro spalle, il cantante che suonava come se stesse facendo l’amore con gli strumenti, le luci studiate e accurate…tutto ha contribuito ad alimentare le mie emozioni, a farmi avere la certezza che questi ragazzi volessero non solo darci buona musica, ma farci bere la loro arte, e anche oggi a distanza di giorni, mentre ne scrivo ho brividi in ogni punto del corpo. E’ stata una scarica emotiva e adrenalinica infinita, immensa, spettacolare. Li ho amati, li ho adorati.
Quando il concerto è finito eravamo tutti in piedi ad applaudire, non finiva ancora l’emozione, era troppo grande. Il botta e risposta tra me e Matteo è stato questo:
Prenota subito pure i concerti di Ferrara e di Roma – ho detto categorica.
Te l’avevo detto! – mi ha risposto tutto tronfio 😀

E poi c’è la seconda cosa che salvo: le risate a crepapelle che ci siamo fatti io e Matteo nonostante tutto. La nostra capacità di riprenderci dai primi due giorni di sconforto, la nostra capacità di ridere dei disastri. Abbiamo riso, riso a crepapelle. Riso in mezzo alla strada, con le lacrime agli occhi e il vento gelido che ci tagliava ma non ci scoraggiava. Le abbiamo sparate a ripetizione, senza sosta, in barba alla nostra sfortuna. Mi sentivo stanca per il tanto ridere, ma più lo ero e più ridevo ancora…siamo stati capaci di ridere sul treno bloccato, mentre mangiavamo, mentre bevevamo. Siamo stati capaci di ridere a star male per una cupcake troppo zuccherata, davanti a un monumento chiuso, per la mia valigia esuberante (ma come t’è uscita Matté? :D). Non so quante cazzate abbiamo sparato, quante ne abbiamo dette, senza pudori e senza freni, ma so che quelle risate sono la cosa più preziosa di questo viaggio, che mi fanno ancora ridere di gusto mentre da sola scrivo questo post e ascolto la nostra musica, nella calma surreale della mia stanza, intanto che fuori piove ancora.

Con questa canzone ho conosciuto i Sigur Ròs 
“Vaka, untitled #1”
…dal vivo è intensa e sublime…

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Fish & Chips è uno street food originale dell’Inghilterra. Quello che abbiamo mangiato noi faceva schifo – tanto per aggiungere una nota storta 😀
Meglio quelli che mi sono rifatta da sola oggi. Ho fatto un mix di ricette prese dal web, a naso mio, e senza dosi. Risultato ottimo. Almeno questi sapevano di pesce!
Lo sapete che non amo friggere…io non friggo mai, a meno che non sia necessario. Non solo per la puzza e per la salute, ma proprio per un fatto di gusto. I fritti non mi attraggono. Ma questi vanno fritti per forza…io una prova l’ho fatta, però le cose in pastella non vanno bene con questo tipo di cottura. 

Ingredienti per due:

2 filetti di merluzzo
Farina 0
Farina di grano duro o fioretto
Sale
1 cucchiaio di olio extra vergine
Birra
2 o 3 patate

Olio di semi per friggere

Procedimento:

                                                    da qui si parte

In pescheria fatevi dare dei filetti di merluzzo belli alti
Lavateli e tagliateli a striscioline. Asciugateli bene.
Pulite due patate, fatele a bastoncini e lasciatele in acqua e sale
In un piatto unite uguale quantità di farina bianca e farina di grano duro
Aggiungete un pizzico di sale e un pò di birra, girando con la forchetta.
La pastella dovrà essere molto densa, regolatevi a occhio
Ora mettete l’olio per friggere in padella e fate andare a temperatura (l’olio sarà pronto quando appoggiando un goccio di pastella, inizierà subito a sfrigolare
Intanto passate il pesce nella pastella e quindi friggetelo riponendolo su carta assorbente.
Asciugate le patatine e friggetele nello stesso olio 
Impiattate tutto insieme e il gioco è fatto 😉

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Per chi vuole stare ancora un pò, vi offro un piccolo racconto per immagini 

Questa l’ho scattata per la mia amica Elle…lei sa :’)
Nuove prospettive, St. Paul Cathedral
Senza titolo – parla da sola
bellezze sfrontate al maestoso British Museum
Brixton Academy la sera del concerto
Altre prospettive sulle rive del Tamigi

La fortuna sfacciata di poter vedere la mostra di Lichtenstein 
alla Tate Modern Gallery
L’emozione che possono dare immagini mute, 
alla Tate Modern Gallery
L’emozione fatta immagini e musica.
La magia di una serata eterna.
(Questo è per voi, Sandra e Tamara:
voi due siete come quei fili di grano che si 
muovono sullo schermo a metà video!)
-Perdonatemi se l’audio è osceno-

come sa essere silenziosa la neve

– The end – 

Spaghetti con le telline

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Ho la fortuna di avere fratelli e padre innamorati del pesce fresco e provetti pescatori di mare. L’estate il pesce fresco non manca, in special modo le telline, che io adoro! Danno un sapore incredibile ad una spaghettata e io non mi stanco mai di mangiarle. 

Ingredienti: 
Telline fresche
Spaghetti
Aglio 
Peperoncino
Dragoncello fresco (o prezzemolo se preferite)
Olio Sale Pepe
Procedimento: 
In una ciotola ho messo dell’acqua di mare (sostituibile con acqua e sale). Dentro ci ho messo un piccolo scolapasta con dentro le telline e le ho lasciate a bagno per tutta la mattinata. 
Questo procedimento fa aprire le telline e fa scendere tutta la sabbia sul fondo. 

Quando è stato il momento, ho lavato le telline sotto acqua corrente. Ho preparato in una wok un fondo di olio, aglio e peperoncino. Ho lasciato dorare ed ho aggiunto poi le telline e il dragoncello tritato. Ho lasciato cuocere per circa 3 minuti (non aggiungo mai sale, perché i molluschi sono già salati).

Ho cotto gli spaghetti in acqua salata, li ho scolati e li ho rovesciati nella wok, amalgamando bene.
Infine, dopo aver impiattato, ho aggiunto su ogni piatto un filo d’olio extra vergine a crudo.


Pasta con salmone fresco e zucchine

Non so perché, quando devo fare una cena, mi viene difficile orientarmi sul pesce. Forse è perché non piace a tutti, forse perché bisogna essere bravi a comprarlo e altre paranoie simili, ma vi voglio proporre questa ricetta molto pratica, facile da fare, e soprattutto adatta a questi mesi estivi.

PASTA CON SALMONE FRESCO E ZUCCHINE

Ingredienti per due persone

160 gr di pasta – possibilmente corta, possibilmente rigata 😀
1 fetta di salmone fresco
10 pomodorini pachino
1 zucchina di media grandezza 
Aglio 
Olio 
Basilico fresco
Sale
Peperoncino (se piace)
In una padella saltate i pomodorini con aglio e olio. Aggiungere la zucchina tagliata a quadratini. Lasciare andare per circa 10 minuti, possibilmente con il coperchio in modo tale che il vapore velocizzi la cottura.
Nel frattempo prendete la fetta di salmone fresco, privatela della pelle e dell’ossicino, facendo ben attenzione a rimuovere le spine che di solito ci sono intorno. Tagliate il salmone a cubetti, quindi aggiungerlo alla padella, aggiustando di sale e peperoncino. Lasciate andare un paio di minuti, quindi spegnere la fiamma e aggiungere il basilico fresco. 
A parte, naturalmente, lessate la pasta, mantecatela quindi con il condimento e servite ben calda. 
Farete un figurone!

PS: se vi piacciono, potete aggiungere al condimento anche dei gamberetti.