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Corzetti al pesto di pinoli e maggiorana

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Genova è l’unica città dove lei  si è sentita davvero a casa. E questo è come un piccolo segno. Una sorta di punto da ricongiungere con un altro. E l’altro punto ero io.
Genova era nei miei sogni di ragazzina. Ascoltavo De André ed ero molto idealista a quei tempi. E quello a Genova è stato il primo vero viaggio che ho fatto senza la mia famiglia. Volevo andare a vedere che cos’era questa città di cui sentivo sempre cantare De André. Volevo andare a vedere da vicino “i quartieri dove il sole del buon dio non dà i suoi raggi”.
Genova è stato il mio primo viaggio. E non potrò dimenticarlo mai.
Non ero la viaggiatrice che sono oggi, naturalmente, e quindi tante cose di Genova mi mancano, della sua essenza viva. E mi manca di vederla coi miei occhi di oggi. Ma aspetto. Perché so che alcune cose vanno attese. E allora io attendo. Che ci sia una strada a riportarmi lì.
Quando la penso, questa città, mi viene sempre in mente mia nipote. Aveva 13 anni e io leggevo un libro del mio amato Maurizio Maggiani, “Mi sono perso a Genova”.

“Di cosa parla questo libro, Zia?”
“Parla di Genova”.
“Solo di Genova?” – stupita
“Si”
“Tutto questo libro per parlare di una città e basta?”
“Si…di una città e basta“.

Le origini di questa pasta affondano le radici nel Medioevo. Le famiglie dei nobili avevano ognuna il proprio stemma e possedevano un timbro personalizzato, per riportare lo stemma sulla pasta.
Non ricordo come sono venuta a conoscenza di questo tipo di pasta, forse tanto tempo fa nelle mie scorribande nel web alla ricerca di tipologie di pasta.
Questo timbro aveva attirato la mia attenzione e in qualche modo è stato sempre annidato nella mia mente, fino a quando passeggiando per la città di Biella l’ho visto su uno scaffale e mi sono decisa a comprarlo.

Immediatamente ho chiesto aiuto a Lou, sapendo quanto fosse legata alla città di Genova. E parlando di corzetti, sono spuntati fuori anche i testaroli, che non conoscevo e che non ho ancora mai provato, ed è nata in noi la simpatica idea di pubblicare un post genovese a testa. 

Per condire i miei corzetti ho scelto un classico di cui spesso si parla nel web, un pesto di pinoli e maggiorana fresca. Un ottimo abbinamento che vi permetterà di risaltare al massimo il sapore dei pinoli, che io amo molto.

Qui potete godere dei testaroli della mia Amica Lou 🙂

 © Michela De Filio 

Ingredienti per 4 persone:
Per i corzetti
400 g di farina 
3 uova 
Acqua quanto basta
Per il pesto 

150 g di pinoli
100 g di parmigiano
Qualche rametto di maggiorana
Una puntina di spicchio d’aglio
Olio extra vergine
Un pizzico di sale
Procedimento:

Per la pasta

Fate una fontana di farina, rompeteci al centro le uova e piano piano impastate amalgamando farina, fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. 
Tirate la pasta dello spessore che desiderate, quindi tagliatela con l’apposito strumento.

Per il condimento

Mettete nel mortaio i pinoli, la maggiorana  e l’angolino di aglio.
Pestate fino ad ottenere una poltiglia e mettetela in una ciotola di acciaio con un pizzico di sale.
Lessate la pasta in acqua salata, tiratela su scolandola con un colino e mettetela nella ciotola di acciaio.
Mettete la ciotola di acciaio sulla pentola con l’acqua di cottura, aggiungete il parmigiano, un giro di olio extra vergine e mantecate. 

“Seduto, o meglio, appollaiato sull’arenaria liscia di un muraglione della regia litoranea ferrovia cerco di capire se questa volta il mare mi prenderà per portarmi via. Beh, lui ci prova. I cavalloni si azzuffano ai miei piedi per disputarsi crudemente la preda. Qualcuno tra i più furbi e i più forti si inalbera sopra i vapori della spuma e arriva a lambirmi le suole con il ricciolo di panna di quella che appena un poco più sotto è una sberla tremenda.”
                                                |Maurizio Maggiani|
                                                                    “Un contadino in mezzo al mare”


****
Nella mia vita, intanto, continuo ad amare
guardare il mondo dall’alto




Tonnarelli alla chitarra con asparagi selvatici e telline

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«Quando fai a farmi due asparagi selvatici, gioia mia? » 
«Uhm….dai te li faccio presto» 
«Presto non è abbastanza » 
«Ok, vedo di farteli sabato» 
«No, questo week end non ci sono! Fammeli sabato prossimo! » 
«Va bene…ma poi cosa mi ci prepari? » 
«Ci devo fare una pasta, ma ancora devo pensarla» 
«Fai una bella pasta con le telline. Asparagi e telline» 
«Affare fatto! » 

Ecco come si è conclusa la trattativa tra me e mio fratello, grande ed esperto raccoglitore di asparagi, che mi torna sempre con le braccia graffiate e mazzeti splendidi con cui prepariamo di tutto. Stavolta è toccato alla pasta, realizzata con la chitarra.
La chitarra, per chi non lo sa, ha due facce: una per gli spaghetti, con uno spessore più piccolo, e uno per i tonnarelli, con uno spessore più grande. 

L’idea è di Diego. E che ci ha fatti impazzire!

Testi e Ricetta  © Michela De Filio 

Ingredienti per 4 persone:

Per la pasta 

4 uova
farina qb

Per il condimento 

400 g di telline
300 g di asparagi selvatici, puliti della parte dura del gambo
Aglio
Olio extra vergine
Peperoncino

Procedimento:

La pasta 

Fate una fontana di farina, rompeteci al centro le uova e piano piano impastate amalgamando farina, fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. 
Tirate la pasta dello spessore che desiderate, quindi tagliatela con l’apposito strumento, se lo avete, oppure a mano. 

Il condimento

Fate spurgare le telline per qualche ora, in acqua pulita e sospese, in modo che la sabbia cada sul fondo. 
Mettete le arselle in una padella e fatele aprire con una spruzzata d’acqua (deve essere pochissima)
Ora tirate su le arselle e mettetele in una ciotola. 
Filtrate l’acqua di cottura per eliminare l’ultima sabbia rimasta e lasciatela da parte 
Tagliate gli asparagi puliti in due parti, separando quindi il gambo e la testa. 
Sbollentateli per 3 minuti in acqua bollente. 
Tirate su gli asparagi e nell’acqua di cottura fate cuocere la pasta. 
In una padella soffriggete un pò di olio extravergine e un paio di spicchi di aglio. 
Saltateci dentro le telline e gli asparagi precotti per 5 minuti. 
Eliminate l’aglio.
Aggiustate con peperoncino a piacere. 
Scolate la pasta e mettetela nella padella con il condimento, aggiungendo l’acqua filtrata delle telline.
Amalgamate il tutto e impiattate.


Fagottini radicchio, gorgonzola e noci

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Una domenica a casa con mia Mamma. Radicchio dell’orto da smaltire. Uova da rompere. Farina che vola. Gesti da condividere. E’ così che sono nati questi fagottini. A quattro mani io e lei. Realizzati, cotti, mangiati, tutti intorno ad una tavola rumorosa ed allegra.

Il trittico radicchio, gorgonzola e noci non ha bisogno di esser presentato.

Però oggi nelle mie fotografie vi presento un attrezzo a cui sono legatissima: è il ferro che usava mia Nonna per raschiare la tavola di legno dopo aver fatto la pasta fresca. Lo conservo come qualcuno conserverebbe un gioiello del re. E’ un ferro che lei ha toccato, manipolato centinaia di volte e lo riuso oggi in cerca di lei e per tenere con me, ancora un giorno in più, tutto ciò che lei mi ha trasmesso.

Grazie Nonna.


  © Michela De Filio

Ingredienti per 4 persone:

Per il ripieno

2 palle di radicchio
2 patate lesse
Gorgonzola
Parmigiano
Noci tritate
Noce moscata
Sale
Pepe

Per la pasta

4 uova
farina q.b.

Per la besciamella al radicchio

50 g di farina
50 g di burro
500 ml di latte circa
Sale
Noce moscata
Un pugno di radicchio scottato e frullato

Procedimento:

Il ripieno

Pulite il radicchio, sminuzzatelo e saltatelo in padella con poco olio, uno spicchio d’aglio e senza scolarlo perfettamente. 
Una volta appassito, mettetelo in una terrina, lasciandone un pugnetto da parte per la besciamella.
Nella terrina aggiungete le patate lesse, il gorgonzola, il parmigiano, la noce moscata, le noci tritate e aggiustate di sale e pepe
Schiacciate tutto con una forchetta e lasciate da parte.

La pasta

Fate una fontana di farina, rompeteci al centro le uova e piano piano impastate amalgamando farina, fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. 
Tirate la pasta dello spessore che desiderate, quindi ricavatene quadrotti sul cui centro posizionerete una porzioncina di ripieno. 
Chiudete i vostri fagottini, come indicato nella foto sopra, sigillando bene i lati in modo che non si aprano in cottura. 

La besciamella al radicchio

Scaldate un pentolino di latte
Sciogliete il burro a fiamma dolce e aggiungeteci la farina, amalgamando bene con un cucchiaio di legno. 
Lasciate lievemente cuocere, girando sempre.
Unite a poco a poco il latte caldo continuando a mescolare e amalgamare bene. 
Aggiungete un pizzico di sale e un pò di noce moscata
Portate a bollore, continuando a girare, e lasciate cuocere fino a consistenza desiderata
Quando la besciamella è pronta, aggiungeteci la polpa frullata di radicchio e amalgamate bene

Il piatto

Create nel piatto un letto di besciamella, o se preferite, decorate con dei ciuffetti come nelle foto
Aggiungete i vostri fagottini sbollentati in acqua salata
Aggiungete un filo di olio extra vergine e spolverate con noci tritate


Lasagne aperte bicolore con crema di pesto e gamberi

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La scorsa settimana vi avevo resi partecipi del dessert che avevo preparato per una cena molto speciale. Ecco, per quella cena molto speciale avevo fatto anche un primo speciale :))
Mi era venuto in mente di fare delle lasagne aperte, colorate. Strato giallo, strato verde, strato giallo a righe verdi 😀 
Una crema di pesto alla genovese fatto in casa con besciamella, valorizzata da gamberetti. 

Un piatto un pò faticoso da impiattare per una cena, bisogna essere organizzati per far si che i piatti siano caldi (potete metterli nel micro onde, oppure in forno riscaldato e poi spento). Bisogna inoltre formare la lasagna in modo veloce, in modo che i piatti arrivino tutti a tavola caldi (se si è in due, meglio ancora). 

La lasagna è stata un successo: parola di spettinata 🙂

© Michela De Filio 



Per le lesagne

Farina 00
Uova
Purea di verdure (io bieta)

Seguite il procedimento come in questo post



Per la besciamella

80 gr di farina
80 gr di burro
500 ml di latte
1 foglia di alloro
Sale

Scaldate il latte.
Fate fondere il burro in un pentolino.
Aggiungete la farina, mescolando un paio di minuti.
Versate il latte a piccole dosi sul burro, continuando sempre a girare.
Inserite la foglia di alloro, una presa di sale.
Cuocete la besciamella fino a raggiungere la consistenza che desiderate, continuando sempre a girare.
A piacere la besciamella può essere aromatizzata con del pepe e del timo.
Terminato il tutto togliete dalla salsa la foglia di alloro.


Per il condimento

Pesto genovese (io il mio home made)
Besciamella
Gamberetti
Pinoli
Timo
Porro
Olio
Sale

Pulite tutti i gamberetti, privandoli anche del filo intestinale.
In una padella fate rosolare pochissimo olio e abbondante porro tagliato a rondelle.
Metteteci i gamberetti, aggiustate con una piccola presa di sale e fate saltare.
In una ciotola unite la besciamella e il pesto.
Aggiungeteci il timo, una parte di gamberi e porro e frullate tutto con il mini pimer.
Assaggiate e aggiustate di sale.
Cuocete le lasagne in abbondante acqua salata, scolatele e disponetele su panni di cotone bianco.

Montaggio della lasagna:

In ogni piatto fate una base di crema besciamella e pesto.
Appoggiateci uno strato di lasagna.
Copritelo con la crema e sparpagliateci sopra dei gamberi.
Continuate così fino agli strati desiderati (io in tutto ne ho fatti tre).
Guarnite la superficie con poca crema, i gamberetti, il porro e dei pinoli tostati.
Terminate con un giro di olio extra vergine.


Fregola fatta a mano, con delizie di mare

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Per questo post mi ero messa alla ricerca del modo in cui i sardi cucinano più spesso la fregola. Mi ero divertita molto. 


E proprio grazie a questa curiosità ho iniziato a chiedermi “ma come si farà sta fregola?“. 
Poi un giorno per caso ho sfogliato la rivista Sale e Pepe (di questo mese) e c’era uno speciale sulla pasta fresca sarda, raccontata dallo Chef Roberto Petza. Era o non era un segnale? 

Scrivono, accompagnando anche con una fotografia, che è sufficiente inserire della semola di grano duro in una ciotola, aggiungere poca acqua secondo consistenza e girare. Con le dita (ah, le dita! sapete che amo usare le mani, vero?). Si gira in continuazione lungo la circonferenza della ciotola….e così nasce la fregola. Ma sarà possibile?, mi chiedo. 

Ragazzi, è possibile. Io l’ho vista nascere tra le mie mani. Imprecisa, irregolare. Bella. 

Voglio chiedere scusa agli amici sardi. Provare i piatti della tradizione spesso è rischioso, ma io ho voluto provare. Però ci ho provato con tanto amore, e spero che questo mi farà perdonare.

L’ho cucinata più o meno secondo la ricetta sulla rivista, con poche piccole modifiche. Un profumo di pesce incantevole, coronato da favolose erbe aromatiche tutte fresche e autoprodotte….cucinare non è stato cucinare e basta. E’ stato innamorarmi di ogni singolo ingrediente. E allora spero che questo piatto vi racconti un pò la nostra storia d’amore… 

© Michela De Filio



Ingredienti:

Per la fregola

Semola di grano duro
Acqua

Per il condimento


Pesce misto (io ho usato gamberoni, seppioline , vongole, mazzancolle)
Pomodori rossi da sugo, privati della buccia e fatti a dadini
Finocchietto
Origano
Basilico
Prezzemolo
Timo
Alloro
Peperoncino
Olio
Sale
Aglio
Porro

Procedimento:

Pulite accuratamente tutto il pesce e lasciate da parte le teste dei gamberoni. 
In un tegame capiente inserite un giro di olio extra vergine, qualche rondella di porro e lasciate cuocere un minuto.
Aggiungete le teste di gamberi e fate andare per circa 10 minuti…il tempo che impiegherà il tutto a diventare una sorta di poltiglia.
Inserite due o tre pomodori a dadini, un litro abbondante di acqua calda e tutto il mix di erbe aromatiche
Lasciate cuocere per circa mezz’ora, aggiustando di sale.
Intanto preparate la fregola: mettete la semola in una ciotola, aggiungete poca acqua per volta e girate con la mano lungo il bordo. Regolate l’aggiunta di acqua secondo la consistenza…la fregola di formerà da sola. Poi la passate al setaccio e uniformate la grandezza secondo vostro piacimento. Tostatela in forno per circa 20 minuti a 160°
Filtrate il brodo
In un tegame pulito ora mettete dell’olio extra vergine, l’aglio intero e il prezzemolo tritato
Metteteci dentro la fregola tostata, girate con una paletta di legno un paio di minuti
Togliete l’aglio
Aggiungete un paio di pomodori fatti a dadini e del brodo di pesce, fino a portare a cottura.
Aggiustate di sale e peperoncino.
Impiattate e decorate con prezzemolo fresco.


E’ morto Lou Reed, e io sono in lutto. 
Proprio questo mese l’ho ascoltato moltissimo durante 
la mia convalescenza, e infatti lo avevo citato anche nel mio 
Non ci sono parole per descrivere la mia tristezza. 
Solo la musica può parlare. 
Lei può sempre. 

Spaghetti alla chitarra zebrati con sugo di triglia

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E’ notte, mentre vi scrivo, e c’è il silenzio giusto per mettere in ordine i pensieri, o almeno per provarci. Quello di oggi sarà un post speciale, se non altro perché chiude un capitolo della mia vita e mi permetterà poi, dopo di qui, di ripartire da un capitolo nuovo.

I cambiamenti fanno parte della nostra esistenza. Ciclicamente si presentano, anche per metterci alla prova. Ma soprattutto per aprire nuove strade. Perché molto spesso anche i cambiamenti che ci spaventano e di cui faremmo a meno, o peggio, quelle cose che ci piovono addosso senza la possibilità di scegliere, possono essere invece la chiave di volta per cambiare direzione.

Ma, sebbene questo potrebbe essere un post giusto per mettere nero su bianco nuovi propositi, o per fare bilanci sulla mia vita, non è questo quello che mi interessa adesso.

Ciò che mi interessa invece oggi è spendere due parole per i miei lettori. Sono buffa vero? Ma è proprio a voi che penso mentre prendo una piccolissima pausa da questo spazio. Ripenso ai mesi passati, a tutte le volte in cui mi sono chiesta a chi potesse interessare leggere di me, dei miei esperimenti, ma anche delle mie esperienze di vita, delle mie riflessioni.

Eppure….eppure tutte le volte in cui mi sono chiesta a chi potesse interessare, succedeva subito dopo di avere un cenno da voi, lettori speciali che tornano, si siedono, leggono. E partecipano, ognuno a proprio modo. Scrivono e tornano a leggere. Si interessano a me, in modo sincero. Il mio blog in un certo senso funge da solo da filtro…come dico spesso: non solo ingredienti, ma anche lettori di qualità! Questo è un eccellente traguardo.

In breve tempo ho fatto mia la filosofia “se anche le mie parole fossero desinate ad un singolo, allora vale la pena”.

Non parliamo poi di tutte quelle persone che mi hanno fatta sentire come Forrest Gump, quando aveva iniziato a correre da solo per gli Stati Uniti e poi, giorno per giorno, aveva accolto dietro di sé una folla di altri pazzi che correvano con lui, fino a ritrovarsi ad essere uno squadrone. Pazzo lui, pazzi loro. E io mi sono sentita uguale, a correre tra i miei impasti e la mia sete di sapere, e tutti gli amici che ho contagiato e che a loro volta mi riempivano il cellulare di foto di ricette rifatte, o chiedendomi consigli. C’è perfino chi si è messo a creare un lievito madre da zero, quando fino al giorno prima gli faceva schifo impastare. Miracoli che fanno le passioni.
E gli appellativi che mi sono beccata…forse panificatrice folle è quello che mi ha fatto più ridere (non faccio nomi!).

Come potervi dimenticare? Come poter pensare di non dedicarvi tutto quello che ho? Vi regalerei il sole se potessi.

Riconosco che forse chi è rimasto, chi è tornato con regolarità, ha intuito lo spirito vero di questo mio spazio così personale: non insegnare nulla a nessuno, ma condividere donando accoglienza. Non cercare facile visibilità, ma godere di piccoli traguardi. Chissà se è stato così. A me piace pensarlo. E mi piace pensare di avere lasciato qualcosa di bello in ognuno di voi: una parola, una foto, una ricetta. Qualsiasi cosa.

Con questo post vi saluto momentaneamente. Sarà una breve pausa, dalla quale mi auguro di tornare più viva che mai.
Vi lascio il mio abbraccio spettinato.

Abbiate sempre cura di voi stessi e delle persone che amate.

Già l’ho detto in tutte le lingue che amo la pasta fresca. Realizzarla in casa mi da una soddisfazione infinita e non mi pesa: mi piace proprio! E allora invento, provo, sciolgo le briglie della mia fantasia.
 L’attrezzo per gli spaghetti lo cercavo qualche anno fa. Non sapevo dove trovarlo, e alla fine l’ho trovano in un mercato nelle Marche, durante un viaggio. 

E’ un attrezzo che io adoro. Mi piace usarlo, perché mentre lo faccio mi diverto a pizzicare le corde per sentirne il suono. Che magia!
Avevo in mente da molto tempo di fare una pasta con le triglie: un pesce stupendo, molto saporito e inoltre..bello. Adoro i suoi riflessi color arancio. Un giorno le ho trovate in pescheria, e senza averle programmate le ho comprate. Così è nata questa pasta : )

Ingredienti:

Per la pasta

Farina
Uova
Nero di seppia
Acqua

Per il sugo

Triglie
Pomodori rossi da sugo
Olio
Sale
Aglio
Peperoncino
Prezzemolo

Procedimento:

Per prima cosa preparate i due impasti per la pasta: uno con uova e farina, l’altro con nero di seppia e farina (all’occorrenza aggiungete dell’acqua)
Stendete le sfoglie dello spessore che vi piace e lasciatele riposare
Ora predisponete il sugo: in un pentolino portate a bollore dell’acqua
Immergeteci i pomodori, fateli stare pochi secondi e scolateli: li spellerete in un secondo.
Riducete i pomodori a dadini e metteteli in una padella dove avrete fatto soffriggere olio e aglio.
Salate
A parte sfilettate le triglie e fatele a cubetti: prestate attenzione a questa operazione e assicurate di aver tolto tutte le spine (io ho esaminato i cubetti uno ad uno)
In una padellina a parte, soffriggete pochissimo olio e saltateci per due o tre minuti il pesce: dovrà cuocere poco, il tempo che la polpa cambi colore. 
Adesso al sugo leggero di pomodoro, aggiungete il pesce saltato e fate andare un paio di minuti. 
Aggiungete il peperoncino  e del prezzemolo
Ora ricavatevi gli spaghetti con l’apposito attrezzo e cuoceteli in abbondante acqua salata. 
Saltate gli spaghetti nel sugo e impiattate decorando con altro prezzemolo.


Reginette paglia e fieno

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“Mi tuffavo nel lago e non ne uscivo più. Il momento più bello era l’acquazzone: risalivo in superficie per fare il morto e ricevere la sublime doccia perpendicolare. Il mondo si riversava su tutto il mio corpo. Aprivo la bocca per ingoiare la sua cascata, non rifiutavo neanche una goccia di quello che aveva da offrirmi. L’universo era generoso e io avevo abbastanza sete per berlo fino all’ultimo sorso. Acqua sotto di me, acqua su di me, acqua dentro di me – l’acqua ero io.”
                                              Amelie Nothomb, “Metafisica dei tubi”

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Come per le famose farfalline tricolore, non c’è una vera ricetta per fare questa pasta.
Anche qui, ho preparato due impasti:

Con uovo e farina
Con polpa di bieta lessa e farina

Fatti gli impasti e tirata la sfoglia, con una rotella zigrinata ho ricavato le mie reginette (aiutatevi con la foto sotto)

Per il condimento, ho saltato in padella con olio e aglio i carciofi tagliati a fettine sottili, compresi i gambi (mica sarete di quelli che buttano i gambi, vero??? – che poi sono la parte più buona del carciofo)
Quando i carciofi sono diventati teneri, ci ho sbriciolato dentro la salsiccia. Ho coperto con coperchio per cinque minuti ed ho spento. Poi ci ho amalgamato dentro la pasta lessata in acqua salata et voilà 🙂


Senza separarsi mai: farfalle bicolore alle verdure estive

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Ci sono volte in cui trasformare in parole le emozioni diventa complicato come stabilire se è nato prima l’uovo o la gallina. Epperò dentro senti il bisogno di farlo, perché inconsciamente pensi che mettere le cose nero su bianco, ti aiuterà a non lasciarle andar via, ad imprimere in qualche modo quelle sensazioni dentro di te, per sempre. Che poi è vero solo in parte. Le cose belle ti restano dentro, comunque. E ogni volta che lo vorrai, potrai andare a bussare alla porta di quel ricordo per sentirti di nuovo felice, come quel giorno, come quella volta. 
Dietro una delle porte dei miei ricordi, ci sono due amici che contro ogni difficoltà, una mattina si infilano in un treno e ti vengono a trovare: per poche ore, ma non importa. Vanno e vengono in giornata, ma per vederti lo fanno. Il minimo che tu possa fare è cercare di accoglierli al meglio. Non saranno amici che vengono a pranzo, ma saranno ospiti d’onore nel tuo umile nido. 
Ecco come una giornata diventa un regalo: chiacchiere libere senza sosta, un pranzo vegetariano, regali da scambiare, segnaposto con messaggi magici. Pani da dividere insieme, farfalle che volano, abbracci stretti come se fossero gli ultimi, messaggi lasciati in barattolo, da chi non si accontenta solo di aprirlo, ma l’annusa pure (profuma di cosa, Gè? Profuma di buono!).
Dediche lasciate riposare nei libri, acqua che straborda dalla farina, adesso la recuperiamo, un piatto blu e un tovagliolo bianco, olive che sanno di cantina (?), passioni da raccontare, melanzane non contaminate da peperoni, bicchieri d’acqua rovesciati, lieviti a cui dar da mangiare, baci che fanno rumore, ma non bastano, “ancora, ancora“. 
E poi, quegli occhi lucidi, dopo
E una porticina dentro, dove per ricordare tutto questo ti basterà fare solo toc toc.

E sarà come essersi separati mai.

Ingredienti:

Per la pasta

Farina
Uova
Concentrato di pomodoro

Per il condimento

Fiori di zucca
Zucchine
Pomodori pachino
Olive nere denocciolate e tagliate a rondelle
Basilico fresco
Peperoncino
Aglio
Olio
Sale

Procedimento:

Preparate due impasti separati: uno uova e farina, l’altro con concentrato di pomodoro e farina. 
Stendete la sfoglia e guardando questo esempio create delle sfoglie bicolore.
Guardando invece questo, formate le farfalline.
Pulite i fiori di zucca e tagliateli a listarelle.
Pulite le zucchine e tagliatele a cubetti.
Lavate i pomodorini e tagliateli a metà.
In una padella fate soffriggere dell’aglio e dell’olio, aggiungete le zucchine a cubetti e un dito di acqua calda, lasciando ammorbidire. 
Quando le zucchine sono quasi morbide, aggiungete i pomodorini e lasciate cuocere  5 minuti. 
Aggiungete basilico fresco, del peperoncino e aggiustate di sale.
Verso la fine aggiungete i fiori di zucca e le olive tagliate a rondelle.
Se è il caso, aggiungete acqua calda: sul fondo della padella dovrà rimanere il sughetto che aiuterà a condire la pasta. 
Lessate la pasta in acqua salata, scolatela e saltatela in padella con il condimento.

“La durata media di un abbraccio tra due persone è di 3 secondi. Ma i ricercatori hanno scoperto qualcosa di fantastico. Quando un abbraccio dura 20 secondi, si produce un effetto terapeutico sul corpo e la mente. La ragione è che un abbraccio sincero produce un ormone chiamato “ossitocina”, noto anche come l’ormone dell’amore. Questa sostanza ha molti benefici sulla nostra salute fisica e mentale, ci aiuta, tra l’altro, a rilassarci, a sentirci al sicuro e calmare le nostre paure e l’ansia. Questo meraviglioso tranquillante è offerto gratuitamente ogni volta che si prende una persona tra le nostre braccia, che si culla un bambino, che si accarezza un cane o un gatto, che si balla con il nostro partner, che ci si avvicina a qualcuno o che si tiene semplicemente un amico per le spalle.” 
Nicole Bordeleau

Tortelli zebrati con nero di seppia, ripieni di gamberi e salmone affumicato

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Che vi posso a dire a mia discolpa? Che sono una che c’ha le fregole, lo sapete. Una con una discreta dose di fantasia, lo sapete pure. Curiosa? Si, tanto. Pazza? Naturalmente si.
Due sabati fa ero in libreria ad aspettare che Matteo finisse di scegliere cosa comprare.
Mentre stavo lì, con già due libri in mano da comprare, mi sono messa a guardare il reparto cucina. Ho aperto qualche libro sulla pasta fresca, sfogliato per guardare qualche immagine, non cercavo nulla in particolare. Ora io il libro non me lo ricordo, quindi non posso dirvi la fonte, ma mentre sfogliavo mi sono imbattuta in questi tortelli zebrati.
Ora voi immaginatevi: è stato un tutt’uno vederli e decidere di farli. Non mi sono preoccupata di vederne il ripieno, non ho visto dosi, ho solo visto come faceva l’autore a fare la sfoglia, non  altro. Il giorno dopo li ho fatti. Ho pensato che siccome nella sfoglia c’era il nero di seppia, sarebbe stato bello fare un tortello alternativo, ripieno di pesce. Ho fatto solo una prova, quindi solo una porzione. Ero a casa dei miei, abbiamo assaggiato tutti dallo stesso piatto. DIVINI!
L’ultimo tortello se lo sono litigato 😀
Un piatto bello e buono. Non c’è molto altro da dire 🙂

Ingredienti:

Per l’impasto

Farina
Uova
Nero di seppia

Per il ripieno

1 cipollotto fresco
Gamberi puliti
Salmone affumicato
Olio

Procedimento:

In una padella soffriggete appena un cipollotto tagliato molto sottile.
Tagliate i gamberi a pezzetti grossolani, e lo stesso fate con il salmone.
Aggiungeteli al cipollotto e fate saltare 3 minuti.
Non aggiungete sale, il salmone darà sapidità al composto.
Preparate due impasti lisci ed omogenei: uno con uovo e farina, l’altro con nero di seppia e farina.
Stendete le due sfoglie lasciandole spesse.
L’impasto al nero di seppia, tagliatelo a fettuccine.
Ponete le fettuccine per il senso della lunghezza sulla sfoglia “gialla”, formando le righe (aiutatevi con la foto).

Sempre per il senso della lunghezza, passate il mattarello sulla sfoglia, imprimendo le fettuccine nere nella sfoglia gialla.
A questo punto ripassate la sfoglia nella macchina sfogliatrice.
Mettetevi accanto una tazza con dell’acqua pulita.
Dalla sfoglia ricavate dei quadrotti, riempiteli al centro con il composto di pesce e chiudete.
Se la sfoglia tende ad aprirsi, bagnatevi la punta delle dita con l’acqua nella tazza e bagnate i bordi dei quadrotti prima di chiuderli.
Lasciatevi un pò del composto di pesce per guarnire il piatto.
lessate i tortelli in acqua salata, conditeli con il pesce e quando impiattate aggiungete un filo di buon olio a crudo.


Ciciri e tria

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A volte mi ripeto. Lo so. O forse ciclicamente le cose ritornano. Vi ricordate questo post? Vi raccontavo di come amo le persone così: quelle che tu lanci un sasso e loro lo raccolgono. Quelle a cui fai una proposta e la fanno diventare un progetto, quasi subito una cosa concreta. IO – LE – AMO! Perdutamente, follemente, incredibilmente. Le persone così, mi fanno cadere ai loro piedi, mi attraggono, senza possibilità di resistenza alcuna.

Tamara è un’amica bella con una risata rumorosa come la mia, che spesso, con molto entusiasmo, ha riprodotto le mie ricette. Mie e quelle di Piero. Ci sfotte chiamandoci Piergianni e Michotta (quanto mi fa ridere!). 
Epperò un giorno le ho detto “Tamà, non se pò fà! adesso tocca che cacci te qualche ricetta e noi la rifacciamo, pé par condicio” 😀
Io l’avevo buttata lì così, a data da destinarsi…e lei l’ha presa sul serio. E giù con una mail fiume dove ci chiedeva di fare tutti insieme un piatto tipico della sua regione, la Puglia. Ciciri e Tria. Mail fiume pure mentre ero a Stoccolma, e la notte non dormivo per la tosse e passavo il tempo a leggere con l’aifon. Era entusiasta,  Tamara, ma ha messo subito le mani avanti: “senza fretta, possiamo farlo pure tra un anno, non sentitevi fretta addosso“.

Se se, faceva la parte, perché in fondo lei lo sapeva che stava parlando con altri due non tanto a posto che se la facevano sotto per iniziare i lavori (Tamà, lassa perde, l’attrice nulla poi fà :D).

Vabbé, mettiamoci all’opera: sui ciciri, c’arrivo da sola. Ma la tria che robb’è?
Semplice, spiega lei che intanto aveva chiesto pareri a mezza Puglia, sono tagliatelle acqua e farina.
Fai così, metti lì, cuoci in questo modo, friggi nell’altro. Se ti piace metti questo, questo e quest’altro. E hai fatto. 
Ammappate, che ci vuole? niente! E quindi ci sto! (ma io ci starei pure se mi chiedessero di cuocere un uovo fritto in cima alle piramidi :D). 

Mangiare questo piatto mi ha fatto pensare a mia Nonna paterna, mancata nella mia vita troppo presto. I miei Nonni erano di origine contadina, contadini a loro volta. 
Mio Nonno non l’ho conosciuto, con mia Nonna invece ho vissuto insieme i primi 9 anni della mia vita. Non potrò mai dimenticarla. Non potrò mai dimenticare i suoi occhi. Una donna che ancora oggi viene imitata da mio fratello maggiore, che ancora oggi viene ricordata per la sua grande dolcezza e la sua vita discreta.
I miei Nonni venivano fuori dalla guerra, da un periodo di povertà assoluta, fatta di niente. Erano poveri, non avevano nulla. Erano anni in cui i poveri erano poveri di tutto. Non c’era corrente, non c’erano comodità, non c’era acqua calda per resistere agli inverni che erano più freddi di come sono oggi. Si viveva con quello che dava la terra. 
I piatti serviti in tavola erano di estrazione povera, ma sono quei piatti che io oggi prediligo in assoluto. Datemi una minestra grezza, e io ne sarò felice. 
Ceci se ne mangiavano molti e in tutte le salse. Ve ne avevo accennato anche qui. Sono i miei Nonni che hanno trasmesso alla famiglia l’amore per la tradizione. Anche questo piatto che vedete oggi è realizzato con ceci coltivati dai miei, che mia mamma conserva secchi per tutto l’inverno, in bottiglie chiuse. 
Uno dei miei ricordi più nitidi con Nonna, è fatto da lei che lessava i ceci e con l’acqua di cottura bagnava del pane secco (rigorosamente fatto in casa). Irrorava con un filo d’olio, un pizzico di sale e poi….ricordo di lei seduta su una sedia, fuori dalla cucina, subito nella veranda. Il piatto con il pane sulle sue gambe unite e io piccola che le ronzavo intorno. Mangiavamo quel pane insieme. Me lo ricordo come fosse successo ieri. 
L’odore dei ceci mi ricorda mia Nonna, per questo fare questo piatto è stato davvero bello. A tavola anche mio Padre l’ha ricordata e tutti l’abbiamo sentita più vicina. 
Non sono una persona che si sbottona facilmente, ma grazie Tam. Ti ricordi quel giorno che sono uscita per campi a raccogliere questi bellissimi fiori? Ero uscita a raccoglierli per te, per fare onore alla tua ricetta. Chepperò adesso è Nostra.

Correte a vedere la preparazione di Tamara e quella di Piero! :’)

Ingredienti:

Per i ciciri

Ceci secchi
Aglio
Rosmarino
Alloro
Sale
Olio extra vergine

Per la tria

Farina di grano duro
Acqua tiepida

Procedimento:

La sera prima mettete in ammollo i ceci
La mattina successiva, risciacquate i ceci e metteteli in un tegame coperti di acqua pulita.
Preparate una retina chiusa con dentro uno spicchio di aglio, aghi di rosmarino e una foglia di alloro.
Salate e lasciate sul fuoco fino a cottura.
Mentre cuociono i ceci, preparate la tria: un pugno abbondante di farina a testa, acqua  e impastate fino ad ottenere un composto omogeneo.
Stendete la pasta, lasciatela asciugare, dopodiché arrotolatela su se stessa e ricavate le vostre tagliatelle (spessore e larghezza a vostro piacimento).
Scolate i ceci lasciando l’acqua di cottura
Una parte di ceci frullatela, l’altra parte lasciatela intera.
Cuocete una parte di tagliatelle nell’acqua di cottura dei ceci.
L’altra parte di tagliatelle, friggetela in una padella con olio extra vergine fino a renderla croccante.
A questo punto unite le tagliatelle lessate alla crema di ceci.
Impiattate e decorate ogni piatto con le tagliatelle fritte.
Spolverate di sale, pepe, e guarnite con del buon olio extra vergine.