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Bavarese al cioccolato bianco, arancia e cannella

Nel post scorso io e Luisa vi abbiamo presentato un primo piatto. Oggi vi offriamo invece il bavarese che abbiamo ideato insieme, nello stesso giorno.

Un dolce al cucchiaio pensato nei minimi dettagli, con la simpatica idea di arricchirlo con una decorazione di cioccolato a forma di farfalla.
Cannella, arancia e cioccolato bianco si sposano perfettamente, per dare vita ad un dessert molto delicato nel gusto.
Dessert che una sera abbiamo portato a cena, ospiti dai genitori di Lou: entrambi hanno molto apprezzato, con grande gioia da parte nostra (meno male, considerando la qualità altissima della cena che ci avevano offerto, sarebbe stato terribile fallire il dolce!). 
Grazie a Jane per avere soffuso Battiato come colonna sonora di quella cena, e a Giuliano per avere cucinato una cena memorabile 🙂
Qui potete godere del post della mia Amica Lou.
La base del bavarese l’abbiamo presa da Pinella. Il resto è frutto della nostra fantasia.

Qui potete scaricare il pdf con il disegno delle nostre ali di farfalla, quello che abbiamo usato per questa realizzazione. 

 © Michela De Filio 

Ingredienti per circa 10 dessert:

Per le decorazioni di cioccolata

150 g di cioccolato fondente di buona qualità

Per il bavarese

325 g di panna fresca
200 g di latte
187 g di cioccolato bianco
37 g di zucchero
112 g di tuorli
8 g di gelatina
Zeste di arancia
Cannella

Procedimento:


Per le decorazioni di cioccolato

Sciogliete il cioccolato a bagno maria
Nel frattempo disegnate le ali di farfalla su un cartoncino. 
Sovrapponete al cartoncino un foglio di carta forno.
Lasciate scendere un pochino la  temperatura del cioccolato e ponetelo all’interno di un sac a poche con una bocchetta fine oppure in un cono ricavato con carta forno. 
Disegnate con il cioccolato le ali di farfalla e fatele freddare completamente.
Con delicatezza staccatele dalla carta e aiutandovi con dei supporti su cui appoggiare le ali (noi abbiamo usato palline di carta argentata), unitele al centro con una “saldatura” al cioccolato, che sarà il corpo della farfalla.
Lasciate freddare.

Per il bavarese

La sera prima bollite il latte con le zeste di arancia. Spegnete e lasciate in infusione tutta la notte.
Idratate la gelatina in poca acqua
Portate a bollore il latte
Sciogliete il cioccolato a bagno maria
Mescolate i tuorli con lo zucchero, senza montare
Aggiungete il latte e cuocete fino ad arrivare ad 82°
Aggiungete la gelatina e mescolate bene fino a scioglierla completamente.
Togliete dal fuoco, aggiungete la cannella e le zeste di arancia.
Fate intiepidire e aggiungete la panna semimontata, mescolando sempre.
Riempite con il composto i vostri stampini e metteteli in freezer a compattare.
Sformate, impiattate e decorate con polvere di cannella, striscioline di arancia e farfalle di cioccolato.


Garganelli al ragù

Ci sono molti modi di sentirsi a casa. E la casa è dove è il nostro cuore. Dove sono i nostri affetti, le persone che amiamo, le cose a cui siamo legati. Anche un sorriso, può fare subito casa. Anche la figura esile di una giovane Donna avvolta in un cappotto, sotto la pioggerellina dispettosa in un aeroporto, con un mazzolino di grissini in mano, può essere subito casa.
Oggi posso dire che ci si può sentire a casa in un Paese straniero, mai visto prima. Ci si può sentire a casa tra mura sconosciute fino al giorno prima, ad ascoltare parole nuove uscire da una bocca come un fiume in piena, con la fretta di dirsi tanto, dirsi tutto.
Ci si sente a casa anche a lavorare gomito a gomito, scoprendo ancora una volta quanto può essere grandioso il piacere di condividere, anche per persone complicate come noi due.
Ci si sente a casa quando si aprono gli occhi prestissimo, senza sveglia, e ci si ritrova in cucina a condividere un thé, la luce bluastra del mattino, ancora parole, anche se è troppo presto, perché non si possa dire, domani, di non avere sfruttato il nostro tempo al meglio.
E si lavora insieme, si mangia insieme, si trovano soluzioni insieme, sempre con una buona colonna sonora, perché noi non sappiamo vivere senza. Senza musica non sappiamo fare.
E allora le nostre ore produttive diventano un concerto di gesti che si incastrano alla perfezione, una naturale gestione di ruoli e compiti, senza mai una nota stonata.
Da questo scenario, da questo concerto di sensazioni ed emozioni, sono nati il piatto di oggi e il dessert che pubblicheremo giovedì.
Da quei giorni in cui mi sono sentita a casa, a centinaia di chilometri dalla mia.
Grazie Lou, Amica mia.

Avevo un conto in sospeso con i garganelli, dopo la volta che avevo provato a farli usando una paletta riga gnocchi e una matita. Stavolta in supporto avevo però l’attrezzino originale in legno, arrivato diretto dall’Emilia Romagna dal mio amico Andrea, che l’ha cercato in lungo e in largo per me (grazie!). 
Così quando sono partita per la Svizzera per andare a trovare Lou, l’ho portato con me in valigia. 
Avevamo entrambe in mente di realizzarli e di preparare un signor ragù.
Usare l’apposito attrezzo non ha paragoni, anche se ovviamente la paletta riga gnocchi resta una valida alternativa. 
Io e Lou abbiamo deciso di usare alcuni albumi che aveva da smaltire, al posto dell’uovo intero, così da ottimizzare il tutto e non avere sprechi…perché per noi, guai allo spreco in cucina! Guai a non riciclare. 
Il risultato ci è piaciuto moltissimo, mangiato di gusto e anche oggi guardando le foto li sogno ad occhi aperti. 

Qui potete godere del post della mia Amica Lou 🙂

 © Michela De Filio 



Ingredienti per due persone:


Per il garganelli

200 g di semola rimacinata
100 g di albumi
1 cucchiaio di acqua
1 pizzico di sale

Per il ragù

250 g di polpa di pomodoro
100 g di polpa di maiale
100 g di polpa di manzo
100 ml di vino
60 g di concentrato di pomodoro
2 foglie di alloro
1 carota
1 costa di sedano
1 cipolla media
Olio
Sale
Pepe

Procedimento:

Per i garganelli

Create una fontana con la semola
Al centro aggiungete albumi, acqua e il pizzico di sale.
Impastate fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo.
Coprite con pellicola e lasciate riposare 30 minuti.
Stendete la pasta con un mattarello o con la sfogliatrice.
Create dei quadratini con un coltello, circa 4×4.
Formate i garganelli con l’apposito attrezzo o con una paletta riga gnocchi con l’ausilio di una matita, come mostrato qui.

Per il ragù

Lavate e pulite sedano, carota e cipolla, tritandoli.
In una casseruola, mettete un giro di olio extra vergine e il vostro trito e le foglie di alloro.
Ponete sul fuoco e fare rosolare qualche minuto.
Aggiungete il concentrato di pomodoro e amalgamate con una paletta di legno.
Trascorsi pochi minuti, aggiungete la carne e fatela fermare per qualche minuto.
Aggiungete il vino e lasciatelo sfumare completamente, prima di aggiungere la polpa di pomodoro.
Lasciate cuocere fino ad ottenere un sugo ristretto.
Verso la fine, aggiustate di sale e pepe.

Per il piatto

Cuocete i garganelli in abbondante acqua salata, tuffateli nel ragù e servite subito.


***
I nostri giorni sfitzeri…


Corzetti al pesto di pinoli e maggiorana

clicca sulle immagini per ingrandirle

Genova è l’unica città dove lei  si è sentita davvero a casa. E questo è come un piccolo segno. Una sorta di punto da ricongiungere con un altro. E l’altro punto ero io.
Genova era nei miei sogni di ragazzina. Ascoltavo De André ed ero molto idealista a quei tempi. E quello a Genova è stato il primo vero viaggio che ho fatto senza la mia famiglia. Volevo andare a vedere che cos’era questa città di cui sentivo sempre cantare De André. Volevo andare a vedere da vicino “i quartieri dove il sole del buon dio non dà i suoi raggi”.
Genova è stato il mio primo viaggio. E non potrò dimenticarlo mai.
Non ero la viaggiatrice che sono oggi, naturalmente, e quindi tante cose di Genova mi mancano, della sua essenza viva. E mi manca di vederla coi miei occhi di oggi. Ma aspetto. Perché so che alcune cose vanno attese. E allora io attendo. Che ci sia una strada a riportarmi lì.
Quando la penso, questa città, mi viene sempre in mente mia nipote. Aveva 13 anni e io leggevo un libro del mio amato Maurizio Maggiani, “Mi sono perso a Genova”.

“Di cosa parla questo libro, Zia?”
“Parla di Genova”.
“Solo di Genova?” – stupita
“Si”
“Tutto questo libro per parlare di una città e basta?”
“Si…di una città e basta“.

Le origini di questa pasta affondano le radici nel Medioevo. Le famiglie dei nobili avevano ognuna il proprio stemma e possedevano un timbro personalizzato, per riportare lo stemma sulla pasta.
Non ricordo come sono venuta a conoscenza di questo tipo di pasta, forse tanto tempo fa nelle mie scorribande nel web alla ricerca di tipologie di pasta.
Questo timbro aveva attirato la mia attenzione e in qualche modo è stato sempre annidato nella mia mente, fino a quando passeggiando per la città di Biella l’ho visto su uno scaffale e mi sono decisa a comprarlo.

Immediatamente ho chiesto aiuto a Lou, sapendo quanto fosse legata alla città di Genova. E parlando di corzetti, sono spuntati fuori anche i testaroli, che non conoscevo e che non ho ancora mai provato, ed è nata in noi la simpatica idea di pubblicare un post genovese a testa. 

Per condire i miei corzetti ho scelto un classico di cui spesso si parla nel web, un pesto di pinoli e maggiorana fresca. Un ottimo abbinamento che vi permetterà di risaltare al massimo il sapore dei pinoli, che io amo molto.

Qui potete godere dei testaroli della mia Amica Lou 🙂

 © Michela De Filio 

Ingredienti per 4 persone:
Per i corzetti
400 g di farina 
3 uova 
Acqua quanto basta
Per il pesto 

150 g di pinoli
100 g di parmigiano
Qualche rametto di maggiorana
Una puntina di spicchio d’aglio
Olio extra vergine
Un pizzico di sale
Procedimento:

Per la pasta

Fate una fontana di farina, rompeteci al centro le uova e piano piano impastate amalgamando farina, fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. 
Tirate la pasta dello spessore che desiderate, quindi tagliatela con l’apposito strumento.

Per il condimento

Mettete nel mortaio i pinoli, la maggiorana  e l’angolino di aglio.
Pestate fino ad ottenere una poltiglia e mettetela in una ciotola di acciaio con un pizzico di sale.
Lessate la pasta in acqua salata, tiratela su scolandola con un colino e mettetela nella ciotola di acciaio.
Mettete la ciotola di acciaio sulla pentola con l’acqua di cottura, aggiungete il parmigiano, un giro di olio extra vergine e mantecate. 

“Seduto, o meglio, appollaiato sull’arenaria liscia di un muraglione della regia litoranea ferrovia cerco di capire se questa volta il mare mi prenderà per portarmi via. Beh, lui ci prova. I cavalloni si azzuffano ai miei piedi per disputarsi crudemente la preda. Qualcuno tra i più furbi e i più forti si inalbera sopra i vapori della spuma e arriva a lambirmi le suole con il ricciolo di panna di quella che appena un poco più sotto è una sberla tremenda.”
                                                |Maurizio Maggiani|
                                                                    “Un contadino in mezzo al mare”


****
Nella mia vita, intanto, continuo ad amare
guardare il mondo dall’alto




Curry di pollo

Più o meno nella testa di ogni blogger albergano numerose ricette da voler provare. Nella nostra mente si appuntano priorità, curiosità, bisogno di assaggiare questa o quella cosa. 
Il curry era tra le mie curiosità più spiccate. Quando l’ho visto da Lou, la mia mente aveva già deciso di provarci. 

Come spiega la mia Amica Lou, il curry non è quella polverina che si può acquistare al supermercato. E’ molto, molto di più.

Di origine indiana, il curry è un insieme di spezie che può variare di tradizione in tradizione. O più semplicemente, varia in base ai gusti di chi lo prepara. 

Io mi sono affidata a Lou, e ho seguito la sua ricetta, ad eccezione del mezzo cucchiaio di senape forte che io non ho messo e che ho sostituito con semi di senape nera. 

Al momento in cui ho aggiunto le spezie nella padella dove si era dorata la cipolla unita al ghee, si è sprigionato immediatamente un profumo intenso, talmente buono da farmi sorridere. 

Il mio primo curry mi è piaciuto da matti. 

Grazie Lou!


© Michela De Filio

Ingredienti
800 gr petto di pollo tagliato a cubetti 
1 cipolla piccola 
1 cucchiaino di fieno greco 
1 cucchiaino di semi di cumino 
1 cucchiaino di cardamomo in polvere 
1 cucchiaio di coriandolo in polvere 
1 cucchiaino di senape nera
2 pomodori 
2 cucchiai di ghee (burro chiarificato, la mia ricetta qui)
Peperoncino a piacere
½ litro di latte di cocco
Sale
Procedimento

In una padella sciogliete il ghee e fate imbiondire la cipolla tritata
Aggiungete le spezie e fatele andare per qualche minuto. 
Aggiungete i pomodori tagliati a dadini e lasciate cuocere una decina di minuti, il tempo di far disfare il pomodoro
Aggiungete il latte di cocco e lasciate cuocere fino a restringimento, aggiustando di sale e peperoncino.
Chiudete il curry in una ciotola e mettetelo in frigorifero a riposare fino al giorno dopo. 
Al momento di servire il curry, scaldatelo e servitelo con i cubetti di pollo saltati in padella.

***
“Ti invito al viaggio 
in quel paese che ti somiglia tanto. 
I soli languidi dei suoi cieli annebbiati 
hanno per il mio spirito l’incanto 
dei tuoi occhi quando brillano offuscati. 
Laggiù tutto é ordine e bellezza, 
calma e voluttà. 
Il mondo s’addormenta in una calda luce 
di giacinto e d’oro. 
Dormono pigramente i vascelli vagabondi 
arrivati da ogni confine 
per soddisfare i tuoi desideri”
                     
                                                           Ciao Manlio