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Pappardelle fiorite

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L’idea mi è venuta quando ho realizzato questo pane. Un pane fiorito. Quindi perché non una pasta? 

Amo giocare con gli impasti di ogni natura, e questo periodo nelle campagne è meraviglioso: un’esplosione di colori e fiori di tutte le specie. 
Molti di questi fiori sono commestibili: la borragine, la malva, i papaveri, il tarassaco, per citarne alcuni. E la natura è una cosa meravigliosa, specie se portata sulle nostre tavole. 
Una pasta tirata coi fiori. Una pasta fiorita. Da condire in bianco per dare spazio ai colori e alle fave che ho scelto per completare il condimento. 
Un piatto che profuma di sole. 
Testi e Ricetta  © Michela De Filio 
Per la pasta
La base della pasta potete prepararla come indicato qui.
Raccogliete dei fiori commestibili in campagna: Io ho usato malva, bocca di leone, valeriana, borragine, papaveri. Una volta stesa la pasta, ricopritela di fiori, pressatela con il mattarello, quindi ripassatela nella macchinetta per fissarla. La lasciate riposare e poi la tagliate a mano della larghezza che più vi piace. 
Per il condimento
Saltate in padella con aglio fresco e olio le fave sbucciate. Salate. Portatele a cottura, se necessario aggiungendo un pò di acqua calda. Amalgamate la pasta appena lessata con le fave, completate con del pepe e, se piace, del pecorino romano. 


Sciroppo di sambuco

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Quando sono stata in Svizzera a trovare Lou, ho avuto il piacere di trascorrere una bellissima serata, ospite a cena dai suoi genitori. Ascoltando della buona musica, mangiando delle ottime pietanze cucinate per noi dal Papà di Lou, io e Mamma Jane abbiamo parlato molto di cucina.
Ed è stata proprio lei a suggerirmi lo sciroppo di sambuco. E non solo questo (ma poi vedrete prossimamente).
Il discorso è nato parlando di tutte le piante che curano i miei nella loro campagna. E proprio vicino agli alberi di acacia, ci sono delle piante di sambuco che in questo periodo sprigionano il loro profumo e regalano alla vista questi fiorellini minuscoli e bianchi.
Ecco come è nato questo sciroppo. 
Uno sciroppo rinfrescante e dissetante da consumare diluito in acqua. 
Si accompagna bene con menta fresca e limone.
  © Michela De Filio 

Ingredienti:

10 fiori di sambuco
1 lt di acqua
500 g di zucchero
50 g di aceto di mele
2 limoni senza trattamenti

Procedimento:

Portate a bollore un litro di acqua. Spegnete e lasciate raffreddare.
Raccogliete i fiori di sambuco, scrollateli delicatamente e assicuratevi che non abbiano insetti tra i rami. 
Mettete l’acqua fredda in un barattolo sufficientemente grande per contenere tutto. 
Immergete i limoni divisi a spicchi, l’aceto, lo zucchero e i fiori.
Mescolate e sigillate.
Lasciate riposare 4/5 giorni in un pensile, mescolando di tanto in tanto.
Filtrate lo sciroppo, portatelo a bollore in una casseruola.
Lasciatelo bollire 7/8 minuti
Filtrate e imbottigliate
Lasciate raffreddare completamente e conservate in frigorifero.

***
E intanto il 17 è stato il compleanno della mia Amica Lou
e questi sono i miei auguri spettinati per lei 



Fiori di acacia fritti

Davanti casa dei miei genitori, in campagna, ci sono quattro o cinque alberi di acacia che ogni anno in questo periodo diffondono il loro profumo e regalano centinaia di grappoli di questi fiori bianchi bellissimi.
Fino allo scorso anno non sapevo che si potessero mangiare…l’ho scoperto da Martina. Ma in quel periodo, purtroppo c’era stato un attacco di insetti per cui si era reso necessario passare sulle piante del disinfettante.
Ergo, i fiori erano inutilizzabili in cucina e a malincuore avevo desistito.
Ma quest’anno le nostre piante sono sane e ricche…per cui, quale migliore occasione per provarli?
Sono rimasta molto sorpresa di scoprire che sono buonissimi, e durante la frittura sprigionano un favoloso profumo che richiama il loro miele…è stata una bellissima scoperta!
Io non amo molto i fritti, chi mi conosce lo sa, ma se mangiati eccezionalmente, risultano gradevoli anche per me, anche se in modestissime quantità.
Nella mia pastella ho voluto aggoungereuna piccola parte di farina di mai tostato e macinato, che mi ha regalato la mia amica Lou quando sono stata a trovarla. E’ una farina svizzera dal profumo molto intenso, che ha regalato alla mia frittura un sapore molto iintrigante.

Provate i vostri fiori di acacia e non ve ne pentirete.

Naturalmente, come tutte le erbe e tutti i fiori edibili di campo, raccoglieteli in campagna, e non in prossimità di strade trafficate, perché i fiori non vanno lavati.
  © Michela De Filio 

Ingredienti per 20 fiori:

20 fiori di acacia appena raccolti
150 g di farina 0
25 g di farina di mais tostato
1 pizzico di sale
Acqua frizzante fredda q.b.
Ghiaccio

Olio di arachidi per friggere

Procedimento:

In una terrina mettete il ghiaccio sul fondo, e poneteci sopra la terrina su cui lavorerete la vostra pastella, in modo che si mantenga fredda.
Unite le farine con il sale.
Aggiungete pochissima acqua per volta, mescolando sempre, per non fare grumi, fino a raggiungere una consistenza liscia e densa, ma sufficientemente fluida da colare dalla forchetta.
Portate l’olio a 180°, quindi immergete i fiori nella pastella, scolateli e tuffateli nell’olio, il tempo di farli dorare.
Ponete i fiori su carta assorbente, quindi salateli.
I fiori vanno gustati preferibilmente caldi.



*****

E intanto sono arrivati anche i fiori del melo :’)

“Così mi trovo a stare la giornata in un giardino a badare ad alberi e a fiori e a stare zitto in molti modi e dentro qualche pensiero di passaggio, una canzone, la pausa di una nuvola che toglie sole e peso dalla schiena. Vado per il campo con un nuovo alberello di melo da piantare. Lo metto giù, lo giro, guardo i suoi rami appena accennati tentare posto nello spazio intorno. Un albero ha bisogno di due cose: sostanza sotto terra e bellezza fuori. Sono creature concrete ma spinte da una forza di eleganza. Bellezza necessaria a loro è vento, luce, uccelli, grilli, formiche e un traguardo di stelle verso cui puntare la formula dei rami. La macchina che negli alberi spinge linfa in alto è bellezza, perché solo la bellezza in natura contraddice la gravità. Senza la bellezza l’albero non vuole. Perciò mi fermo in un punto del campo e chiedo: “Qui vuoi?” Non mi aspetto una risposta, un segno nel punto in cui tengo il suo tronco, però mi piace dire una parola all’albero. Lui sente i bordi, gli orizzonti e cerca un punto esatto per sorgere. Un albero ascolta comete, pianeti, ammassi e sciami. Sente le tempeste sul sole e le cicale addosso con la stessa premura di vegliare. Un albero è alleanza tra il vicino e il perfetto lontano. Se viene da un vivaio e deve attecchire in suolo sconosciuto, è confuso come un ragazzo di campagna al primo giorno in fabbrica. Così lo porto a spasso prima di scavargli il posto.”
                                                       |Erri De Luca|
                                                                 “Tre cavalli”