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Non ci siamo separati mai: gli struffoli di Gelsomina

«Ma tipo, no, quando uno ama due persone, com’è che si fa, per dire? Come fa l’amore, si distribuisce da solo?»
«Nel nostro cuore abbiamo spazio per mille tipi di amori, e sì, quello si distribuisce da solo».
Sono sola sul treno mentre ci scambiamo queste parole che illuminano lo schermo del mio telefonino. Fuori è buio, il treno lo inghiotte la notte. Mi allontano da una città che ho sempre amato follemente. Mancavo da Napoli da qualche anno, ritrovarla è stato magico. Mi sento un pochino più sola adesso, perché lascio dietro di me gli Amici che amo, ma questa nostalgia tra qualche giorno passerà, per lasciare spazio al rumore che fanno i ricordi e alla gratitudine che sento per la mia fortuna sfacciata di avere Amici come loro.
Chiudo gli occhi, non accendo nemmeno la musica. Lo sferragliare delle rotaie quasi scompare, mentre dentro di me fanno rumore le risate a crepapelle, fanno rumore i pasti condivisi alla stessa tavola, mani che si accarezzavano, guance che si facevano baciare. Fa rumore la generosità con cui sono stata accolta, nemmeno fossi una regina e le porte che si sono spalancate e che mi hanno fatta sentire a casa. Fa rumore la musica che abbiamo ascoltato in ogni angolo di città, il sole che ci abbagliava gli occhi, il coro delle nostre 6 mani ad impastare insieme. Fa rumore quel terremoto che noi tre non abbiamo sentito: troppo presi da altro.
Fanno rumore i nostri occhi su quella foto, sembra che parlino. Fa rumore in testa e nel cuore quel saluto sul vagone del treno, con la promessa di rivedersi presto.
Ci sono molti modi di sentirsi a casa. La casa è dove è il nostro cuore, anche solo un pezzo di esso. E un pezzo del mio cuore è da loro.

Con loro.
Per loro.

«I veri amici sono quelli che si scambiano reciprocamente fiducia, 
sogni e pensieri, virtù, gioie e dolori, 
sempre liberi di separarsi, senza separarsi mai»

                                                                                                            A. Bougeard 



© Michela De Filio










Gli struffoli sono un dolce natalizio tipico della tradizione campana. Sotto le festività ogni pasticceria che si rispetti fa sfoggio di questi colorati e allegri vassoi in vetrina. 
Questo è uno degli impasti che abbiamo realizzato insieme, con Gelsomina e Gé, durante il mio soggiorno a Napoli.
Gelsomina ci ha insegnato un metodo alternativo per la formatura: invece di fare il classico salsicciotto, la pasta viene stesa con il mattarello e poi tagliata orizzontalmente e verticalmente, formando un reticolo di dadini. Comodo, veloce, e gli struffoli, che si gonfiano in cottura, sono davvero graziosi.
Qui nelle foto (scattate con il cellulare, scusate) vedete anche dei cestini di frolla…ci siamo divertiti ad agghindarli un pò. 
Grazie Gelsomina, è stata dura far arrivare gli struffoli sani e salvi a Roma, senza sterminarli in treno 😀

Ingredienti:
1 uovo
20 g di
burro
20 g di
zucchero
1 pizzico
di lievito per dolci
1 pizzico
di sale
Zeste di
mezza arancia a mezzo limone
1 cucchiaio
di grappa
Farina
quanto basta
Per
Decorare

Miele con
zucchero (la proporzione è 3 cucchiai di zucchero ogni 500 g di miele)
Codette e
zuccherini colorati
Ciliegie
candite
Procedimento:

Create una
piccola fontana di farina e all’interno rompeteci un uovo
Aggiungete
burro, zucchero, sale, lievito, zeste e grappa
Iniziate ad
impastare, inglobando la farina poco per volta.
Vi
fermerete quando l’impasto risulterà sodo, ma non duro. Dovrà essere un impasto
modellabile con le mani.
Quando
avrete intuito che la consistenza è giusta, continuerete a lavorare l’impasto
senza farina, quel tanto che basta per avere un impasto liscio.
Arrotondatelo
e avvolgetelo nella pellicola, facendolo riposare circa 30 minuti a temperatura ambiente, per far perdere elasticità all’impasto in modo che quando verrà stesso non tornerà indietro.
Trascorso
il riposo, spolverate un piano da lavoro con poca farina e stendete l’impasto
con il mattarello, dell’altezza di circa 5-6 mm.
Con l’aiuto
di una spatola di metallo o con una rotella per pizza, create tante piccole
fettuccine verticalmente.
Ora
tagliate sempre della stessa misura, orizzontalmente, in modo da creare tanti
piccoli quadrucci, che a mano a mano disporrete su un vassoio.
Friggete il
olio bollente fino a doratura.
Fateli
raffreddare, intanto preparate la miscela di miele a zucchero, sciogliendo
tutto il una padella per pochi istanti.
Mettete gli
struffoli nella padella e girate con una paletta di legno, in modo da distribuire bene il miele.
Mettete gli
struffoli su un piatto da portata e decorate con gli zuccherini e le ciliegie
candite.


Crostata di pane e mele in crosta croccante

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Sono giorni intensi. Quelli che vivi di filato senza tempo per uno sbadiglio. C’è la vita da prendere a piene mani e tutte le possibilità che schizzano davanti come palline in un flipper. Sono concentrata a non perdere nulla, a vivere tutto intensamente, tirare un sospiro di stanchezza l’attimo prima di prendere sonno, sempre troppo tardi.

C’è stato un viaggio a Torino che mi ha dato tanto.
C’è stata la sorpresa inaspettata di Vaty, che mi ha messo il cuore in gola.
E sempre grazie a lei, c’è un viaggio da organizzare per il prossimi mesi con la mia amica Eleonora.
C’è stata una bellissima giornata di sole trascorsa con il mio amico Matteo.
C’è stata una proposta lavorativa extra, un bel progetto da mettere in piedi.
C’è stata l’offerta di scrivere di ciò che più amo al mondo.
Ci sono state passeggiate a Trastevere e scoprire il cuore di ciò che amo.

E questo non è ancora niente. Perché insieme a tutto ciò c’è stata sempre lei, la musica. La regina del mio cuore. La mia compagna fedele. Lei che mi accompagna a vivere la mia vita naso in su e a cui sono grata, di tutto ciò che mi dona ogni giorno.

© Michela De Filio

chissà come sarà lui domani 
su quali strade camminerà 
cosa avrà nelle sue mani..
..le sue mani ..
si muoverà 
e potrà volare nuoterà su una stella 
come sei bella 
e se è una femmina si chiamerà futura. 
Il suo nome detto questa notte 
mette già paura, sarà diversa
 bella come una stella, sarai tu in miniatura





Ricetta di Luca Montersino

[in rosso le mie variazioni e annotazioni]

Ingredienti:


Per il ripieno

400 gr di mele
60 gr di uvetta sultanina
20 gr di pinoli
30 gr di rum
80 gr di burro fuso
160 gr di pane casereccio (io ne ho usato uno fatto da me, integrale con farina di orzo)
80 gr di latte intero
10 gr di zeste di limone
Cannella in polvere (io 3 cucchiai)

Per gli steusel 

120 gr di zucchero a velo
120 gr di marzapane (io 120 gr di farina di mandorle)
240 gr di burro (io 120 gr)
320 gr di farina (io 120 gr di farina)
5 gr di lievito chimico (io non l’ho messo)


Per la finitura

400 gr di pasta frolla (che trovate qui)
100 gr di confettura di albicocca
100 gr di gelatina neutra (io non ho gelatinizzato la torta)
Zucchero a velo

Procedimento:

Lavate e sbucciate le mele, quindi riducetele a dadini.
Riducete a dadini anche il pane e ammorbiditelo con il latte.
Unite quindi tutti gli ingredienti del ripieno.
Preparate lo streusel unendo tutti gli ingredienti e creando un composto omogeneo.
lasciatelo riposare in frigorifero per una mezz’ora.
Intanto imburrate molto bene la teglia e foderatela con la pasta frolla.
Bucherellate il fondo e spennellatelo con la confettura di albicocca.
Versate tutto il ripieno nella teglia.
Passate la pasta per streusel attraverso un setaccio a maglie molto larghe e fate cadere tutto sulla superficie del dolce.
Cuocete in forno caldo a 200° per 25 minuti.
Sfornate e spolverate di zucchero a velo.

****
Intanto Torino ha incendiato il mio cuore


Muffins alla nocciola con sorpresa

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Uno ci prova, a spiegare come le emozioni gli vengono addosso. A spiegare cos’è quel mondo che ci portiamo dentro, quel mondo contenuto in una semplice parola: l’emozione.
Quell’insieme di sensazioni che ci coglie di sorpresa, per qualcosa che, non si sa come-non si sa perché, tocca le nostre corde e le fa vibrare come foglie al vento. Le scuote, le scrolla. Basta poco in realtà, non sempre servono cose eclatanti. Ma ci vuole quella cosa, quella che ci colpisce, e improvvisamente il sangue che ci scorre nelle vene va a farsi benedire, e ci va correndo, pure.
Uno ci prova, dicevo, a spiegarlo, ma non è mica semplice.
E’ che quando proviamo quelle emozioni forti, avremmo bisogno di condividerle, di spiegarle a chi amiamo, perché abbiamo bisogno, sotto sotto, di trasmettere loro la bellezza di ciò che stiamo provando. Bell’impresa. Forse impossibile.
Perché l’emozione è ciò che di più personale ci portiamo dentro: non è mica detto, infatti, che ciò che le mie orecchie ascolteranno, ciò che i miei occhi vedranno, ciò che le mie mani toccheranno, avrà sugli altri lo stesso effetto. Anzi, certo che no.

Eppure…nonostante questo, abbiamo bisogno di raccontarla a qualcuno, la bellezza. Abbiamo bisogno di dire a chi amiamo “Ho vissuto questo, ho provato quella sensazione, capisci?”. 
Vedere i Sigur Ròs domenica è stato apocalittico. Io e Matteo eravamo vicini ancora, proprio come a Londra. E proprio come a Londra, l’emozione è stata devastante. Non abbiamo avuto bisogno di raccontarcela però, perché io so che stavamo provando le stesse cose. Le stesse emozioni.
Un connubio perfetto tra voce, musica, scenografia, immagini. Quelle immagini oniriche proiettate completavano il quadro come il più bello dei film mai visti. Quella sensazione di movimento, di forza, di bellezza, che a tratti mi faceva chiudere gli occhi per godere di quello che succedeva nel mio corpo ancora più intimamente. La pelle d’oca che ho in silenzio mostrato a Matteo era solo una manifestazione in superficie, dentro mi scoppiava l’universo intero. Ero lì, ma ero anche altrove, in ogni dove. Come posso spiegarlo? Come posso dirlo a parole? Mi sono espansa come materia, scattata come una molla. Il cielo stellato sopra le nostre teste non mi sembrava più così tanto lontano. E quella voce m’è entrata dentro, ha invaso tutto, propagata in ogni dove.

Auguro a chiunque una volta nella vita di assistere ad uno spettacolo come questo, perché quello che resta è una magnifica poesia impressa senza segni visibili sulla pelle. 

Nemmeno la doccia prima della buonanotte l’ha lavata via.

© Michela De Filio

Ho ideato questa ricetta per muffins cercando di andare incontro ai miei gusti. Li ho provati due volte: una volta con e una volta senza la pasta di nocciole. Entrambe le versioni sono sublimi, ma la variante con la pasta di nocciole vi profumerà la casa. Proprio così. Ieri tornata a casa dal lavoro, entrando in cucina ho sentito un fortissimo profumo di nocciola…e infatti a colazione avevo chiuso male il coperchio della scatola che li conteneva. Che profumo sublime!
Ho realizzato questi muffins proprio domenica, giornata del concerto. E per farli ho utilizzato i pirottini che avevo comprato a Londra, la prima volta che ho assistito ad un concerto dei Sigur Ròs. 
Il loro profumo sarà per sempre il profumo di questo concerto.

Ingredienti per 16 muffins:

Polveri

320 gr di farina 00
200 gr. di zucchero
1 bustina di lievito per dolci

Liquidi

250 ml di yogurt alla nocciola
2 uova
80 ml di olio di semi di girasole
100 ml di latte
2 cucchiaini di pasta di nocciole (facoltativa)

Per completare

80 gr di cioccolato fondente tritato (se preferite, gocce di cioccolato)
Nutella

Procedimento:

La sera prima, in uno stampino per ghiaccio, ponete tanti piccoli cucchiaini di nutella..tanti quanti sono i muffins che volete fare (non riempite tutto lo spazio del ghiaccetto, altrimenti sarebbe troppo grande…regolatevi ad occhio affinché sia grande più o meno come una nocciolina). Congelate.
Il giorno dopo sbattete leggermente l’uovo e mescolatelo con lo yogurt, l’olio ed il latte.
A parte mescolate tutte le polveri.
Unite le polveri e i liquidi, aggiungendo le gocce di cioccolato a piacere. 
Riempite gli stampini ponendo al centro il ghiaccetto di nutella (il ghiaccetto deve rimanere all’interno).
Infornate in forno caldo a 180° per 15/18 minuti. 

Ci leggiamo venerdì, per i saluti prima della pausa estiva!


Banana bread

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Ma dove l’ho messo l’impermeabile? Vabbé esco senza. Certo diluvia. Mi affaccio. Questa non è pioggia, è acquazzone. Aspetto. Magari smette. E’ luglio perdinci. A quest’ora sarei dovuta essere di rientro. E sì che ho pulito il balcone oggi, e fatto la lavatrice. Proprio oggi deve piovere? Mi vesto: tuta, runner, vabbé metto un giacchetto. Ha smesso, no piove leggero. Sono certa, ora smette. Scendo. Una cuffietta. La seconda. Play. E’ l’imbrunire, quasi. Il cielo è carico di nuvole, ma verso nord apre. E verso nord è dove vado io. La strada è bagnata, l’aria è umidissima, sento più fatica addosso. Ma imbocco il parco ed è deserto. E’ tutto mio. Come mi piace il cielo che si specchia nelle pozzanghere. Respiro a pieni polmoni, devono aver tagliato l’erba ieri. E oggi questo odore di pioggia si unisce all’odore dell’erba tagliata. Perdo gli occhi all’orizzonte. Nessuno. Ci sono io, c’è la natura, e la mia musica. Cammino svelta in salita, respiro. Svuoto la mente, mi riempio gli occhi di cielo. Il vento muove i rami degli alberi, nello stacco tra una canzone e l’altra sento quel suono. Fronde. Foglie. Penso. Penso subito. Che il suono del vento tra gli alberi è tra i più belli che mi sia stato dato in dono di ascoltare. La natura ha un odore bagnato inebriante, son tutti fuggiti per paura della pioggia, ma è bellissimo star qui. Mi sembra che questo posto sia messo qui per me. Io gli appartengo. Mi lancio in una corsa, respiro. Rinizia a piovere. Sento le gocce sulla testa, ma non fuggo. Godo il momento. Questo spazio solo mio. Solo per me. Divento erba, acqua, terra. Finché in lontananza scorgo un puntino. Un altro coraggioso mi corre incontro. Le nostre strade in direzioni opposte. Ci scrutiamo già da lontano. Nascondiamo pensieri l’uno per l’altra, come accade sempre quando ci si incontra in queste occasioni. Lo riconosco, ci troviamo spesso. Non fuggo lo sguardo, lo tengo. Ci sorridiamo. Pochi secondi e siamo via tutti e due dall’orizzonte dell’altro. Cessa la pioggia, ma la musica no. Esco dal parco, sfiaccata ma vitale. Cammino in salita sotto alberi dalle fronde piangenti. Fiori. Fiori ovunque. Ci passo sotto, non sposto la testa. Mi toccano il viso, mi bagnano. Li lascio fare. La musica mi spinge fino a casa, salgo i gradini a due a due, sono davanti alla porta. Mi appoggio allo stipite, improvvisamente stanca. Mente giro la chiave, una goccia mi scivola dal centro della testa, sulla fronte. Si fa strada sull’attaccatura del sopracciglio destro, percorre il solco fin sotto l’occhio. Ma non è una lacrima. E’ la natura che è venuta a farmi il solletico.

                                                                                                Voleva vedermi ridere.

Come se non bastassero tutte le miriadi di cose che ho in mente di fare già da me…ecco, come se non bastassero, ci si mettono pure gli amici a mandarmi foto di cose che poi mi viene voglia di fare. E’ andata così col mio amico  che una sera ha avuto la malsana idea di inviarmi la foto del suo banana bread. In casa avevo tre banane che non avrei più consumato perché non più verdi come piacciono a me. Che faccio, mi tiro indietro? Giammai 😀
Gennà, mandame la ricetta prima de suBBito 😀
Siccome l’amico è pigro, fa la foto alla ricetta scritta e me la manda (amo chi si sa arrangiare :D). 

Ed ecco il nostro banana bread :)))


Ingredienti:

250 gr di farina
1 punta di cucchiaino di lievito per torte salate (non vanigliato!!)
1/2 cucchiaino di bicarbonato
150 gr di zucchero
75 gr di burro
2 uova
2 cucchiai di  latte
2 banane schiacciate (io tre…le dovevo consumà!! 😀 )
1 pizzico di sale

Procedimento:

In una ciotola unite la farina, il bicarbonato, il lievito e il sale.
Mescolate con un cucchiaio e lasciate da parte
In un’altra ciotola unite lo zucchero e il burro a fiocchetti.
Schiacciate prima con una forchetta, poi lavorate con le fruste
Aggiungete il latte, poi le uova, una per volta.
Unite le banane schiacciate
Ora unite le polveri ai liquidi e amalgamate
Imburrate uno stampo da plum cake, versateci il composto 
Infornate in forno preriscaldato a 180°


Pasticciotti leccesi

Era impossibile che io non li rifacessi. Praticamente i Pasticciotti di Tamara sono diventati famosi come la farfallina di Belen 😀 solo che i pasticciotti sono molto, ma moooolto meglio. E difatti ci siamo tutti adoperati per rifarli: Emmettì, Maya, Piero…e anche la sottoscritta.

Domenica a pranzo a casa dei miei, apatia e malessere di come mi succede sempre la domenica. Due ore e mezza prima di uscire per un appuntamento: poche per fare altro, troppe per lasciarle in disuso. Che faccio? I pasticciotti!!!
Metto insieme la frolla, la riposo, faccio la crema, esco la frolla dal frigo, la stendo, formo, inforno e zacche!! ne metto un pezzo in bocca ancora bollente, anche se non ho fame.

Il mio primo pensiero è: vabbé, è tutto crema, che sarà m…

Non riesco a finire la frase, perchè nelle mie papille gustative si sprigiona qualcosa di proibitivo, peccaminoso, di assolutamente paradisiaco. Mi si chiudono gli occhi. Do segni di cedimento.

E sapete cos’è? 

E’ l’aroma, il gusto speciale, della frolla con lo strutto: che non ti arriva appena addenti, arriva dopo pochi secondi…e tocchi il cielo con un dito!
E’ tardi, è tardi, ne metto un paio in un contenitore, me li porto via, baci baci, ciao a tutti
La sera raggiungo la mia casetta solitaria e i pasticciotti nel loro contenitore sono ancora tipidi. Mangiarli mi fa venire le lacrime agli occhi, penso al film Mine Vaganti dove la Nonna  diabetica decide di lasciarsi morire ingozzandosi di dolci appositamente comprati per infliggersi la morte. 
Forse – penso – un dio esiste, e se esiste si sta facendo certamente il bagno nei pasticciotti 😀

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Questi pasticciotti sono per te, Tamara,
Per augurarti, con un pochino di ritardo,
Buon Compleanno!

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Ingredienti:

500 gr di farina 00
220 gr di strutto
220 gr di zucchero
1 uovo
2 tuorli
Un cucchiaino di lievito
Un pizzico di sale
Zeste di un limone

Crema pasticcera (la mia qui)

Procedimento:

Impastate insieme tutti gli ingredienti per la frolla, ottenendo un impasto omogeneo, senza lavorarlo troppo.
Formate una palla, avvolgetela nella pellicola e fatela riposare una mezz’ora in frigorifero.
Intanto preparate la vostra crema pasticcera
Tirate fuori la frolla e stendetela su un piano leggermente infarinato 
Ricavate dei cerchi più grandi per foderate gli stampini e dei cerchi più piccoli che possano fungere da tappo. 
Foderate gli stampini, riempiteli di crema e coprite con il tappo di frolla, sigillando i bordi. 
Infornate a 180° fino a cottura (circa 30 minuti)


Crostatine ricotta e cioccolato

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Voglio uno sciopero dove incontrarci tutti. 
Uno sciopero di braccia, di gambe, di capelli, 
uno sciopero che nasca in ogni corpo. 
Voglio uno sciopero 
di operai, di colombe 
di autisti, di fiori 
di tecnici, di bambini 
di medici, di donne. 
Voglio un grande sciopero, 
che arrivi sino all’amore. 
Uno sciopero dove si fermi tutto, 
l’orologio, le fabbriche 
lo stabilimento, le scuole 
l’autobus, gli ospedali 
la strada, i porti. 
Uno sciopero di occhi, di mani, di baci. 
Un grande sciopero dove non sia permesso respirare, 
uno sciopero dove nasca il silenzio 
per ascoltare i passi del tiranno che si allontana. 
Gioconda Belli
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Ingredienti per 4 crostatine:

200 gr di pasta frolla (qui la ricetta che seguo io)
200 gr di ricotta
1 cucchiaio di zucchero a velo
50 gr di cioccolato bianco
50 gr di cioccolato extra fondente

Procedimento:

Stendete la frolla e foderateci 4 stampini, bucherellando il fondo.
Cuocete in forno a 180° per 10 minuti
Nel frattempo tritate la cioccolata in modo grossolano
In una ciotola schiacciate la ricotta con una forchetta
Aggiungete un cucchiaio di zucchero a velo e metà della cioccolata mista
Mescolate
Sfornate la frolla, riempite le formine con il composto di ricotta e rinfornate per 5 minuti
A cottura ultimata, aggiungete sulle crostatine ancora calde i restanti pezzi di cioccolata

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Torta semifreddo al lemon curd

Le vedevo, queste torte assemblate. Le guardavo con infinita ammirazione. Ma ne stavo alla larga. O almeno ci provavo. Poi ci ritornavo sopra, riniziavo a leggere i procedimenti e dopo 5 righe già richiudevo.
No no, non fa per me, io non ho pazienza con i dolci, con la pasticceria
Come dice sempre la mia adorata cognatina, la pasticceria vuole pazienza, non bisogna essere frettolosi
Poi un giorno mi sono detta che ci dovevo provare, ma volevo partire da una cosa che fosse tutto sommato fattibile. Leggendo la ricetta di questa magnifica torta di Elena, mi sono detta che forse forse…
Il lemon curd lo avevo già fatto. Per il resto c’era da fare una chantilly e un pan di spagna…non una realizzazione impossibile e un ottimo allenamento.
Venerdì da mia cognata mi sono fatta prestare l’anello per torte (che presto vorrò comprare) e sono partita!
La cosa bella di fare torte assemblate in questo modo, è che puoi prepararti anche gli ingredienti prima, con calma. Volendo puoi anche congelare e poi al momento scongelare e formare. Sembra niente, ma dividersi il lavoro stanca molto, molto meno. Specie se si deve preparare una torta per un pranzo speciale, dove insieme a questa si devono preparare tante altre cose. 
Io in questa occasione ho preparato tutto il giorno prima e il giorno dopo diciamo mi sono occupata dell’assemblaggio. 
Ho studiato la ricetta di Elena, e l’ho adattata un pò ai miei gusti. La variante più importante è l’utilizzo della panna senza zucchero, che secondo me ha reso la torta perfetta: non troppo dolce e con l’esaltazione dell’aroma del limone. Una torta paradisiaca. 
La prova del nove l’ho fatta presentandomi a casa di Chiara con un fagotto: mi serviva il suo parere. L’abbiamo mangiata mentre prendevamo il caffé ed è stato godimento puro. 
Una torta buonissima e ben bilanciata nei sapori.

Grazie Elena!

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Ingredienti per una torta da 12 porzioni

Per il pan di spagna aromatizzato al limone:

4 uova
60 g di farina 00
60 g di frumina
Qualche goccia di estratto di limone
Zeste di mezzo limone
120 g di zucchero semolato
1 bustina di lievito (che in realtà per il pan di spagna non servirebbe)

Sbattete con le fruste i tuorli con metà dello zucchero fino ad ottenere un composto spumoso e chiaro. 
Montate gli albumi, poi aggiungete il restante zucchero e proseguite a montare ancora per qualche istante. 
Unite gli albumi ai tuorli e poi la farina, la frumina e il lievito setacciati insieme. 
Amalgamate bene senza smontare il composto. 
Imburrate e infarinate una teglia e versare l’impasto al centro dello stampo livellandolo bene.
Preriscaldate il forno a 180° C e infornate per almeno 35-40 minuti senza mai aprirlo almeno nella prima mezz’ora di cottura. 
Sfornate e lasciare raffreddare.

Per la crema chantilly al limone:

60 g di farina 00
½ litro di latte intero
½ fialetta di aroma al limone (io qualche goccia di succo di limone)
2 tuorli
½ bustina di vanillina (io mezza bacca di vaniglia)
1 cucchiaino di zeste di limone
125 g di zucchero semolato (io 110 gr)
2 confezioni di panna da montare già zuccherata (io 350 ml di panna fresca non zuccherata)

Scaldate il latte (tenendone a parte mezzo bicchiere) in una casseruola con qualche goccia di limone e le zeste. 
In una ciotola a parte sbattete i tuorli con lo zucchero, poi unite poco alla volta la farina setacciata alternata a qualche cucchiaio di latte precedentemente tenuto da parte. 
Aggiungete i semini di vaniglia.
Versate il composto di uova nel latte sul fuoco e portare ad ebollizione mescolando continuamente, finché il composto non si addensa. 
Spegnete il fuoco e lasciate raffreddare la crema, mescolando di tanto in tanto. 
Una volta ben fredda montate la panna e unir.te la crema assieme a un cucchiaino di limoncino. Il risultato sarà una crema soffice che poi deve essere riposta in frigo.

Per il lemon curd:

Zeste e succo di tre limoni biologici
100 g di burro
200 g di zucchero semolato
4 uova

Grattugiate la scorza dei limoni e spremeteli per ricavarne il succo. 
In un contenitore unite lo zucchero, il burro, il succo filtrato e le scorze
Fate sciogliere tutto a bagnomaria mescolando accuratamente. 
Quando il tutto si è sciolto aggiungete le uova ben sbattute, ma non montate.
Continuate a girare fino a che non si sia formata la crema, poi filtrate tutto con un colino a maglie fini.
Conservate in frigo

Inoltre serviranno:

Un limone biologico per decorazione
Un bicchiere di limoncino
Zucchero a velo
Fasce di carta acetata

Assemblaggio del dolce:

Prendete l’anello e posizionatelo su un vassoio coperto di carta forno. 
Foderate i bordi interni con una fascia di carta acetata. Io non l’avevo e ho fatto senza. 
Ritagliate il pan di spagna dando una forma rotonda e di un paio di centimetri più piccola del diametro dell’anello e adagiatelo sul fondo.
Bagnate con un pennello imbevuto nel limoncino il pan di spagna. 
Fate un giro di crema chantilly al limone chiudendo gli spazi tra il pan di spagna e l’anello e stendetene anche un sottile strato sul pan di spagna. 
Congelate per almeno un’ora. 
Tirate fuori il dolce e stendete uno strato di lemon curd avendo cura che non tocchi i bordi dell’anello e che rimanga più o meno allineato con il pan di spagna sottostante. 
Congelate nuovamente per un’ora o più. 
Tirate fuori e stendete un ulteriore strato di pan di spagna bagnando ancora con il limoncino restante e chiudete con la crema chantilly al limone. 
Congelate per due ore. 
Tirate fuori e stendete un ultimo strato di lemon curd (stavolta fino ai bordi laterali). 
Livellatelo bene e congelate ancora. 
Un’ora prima di servire togliete la torta dal freezer e liberatela dall’anello.
Se non avete usato la carta acetata, per facilitare l’operazione, scaldate un panno di cotone stretto a cinta sul fornello e poi cingetelo intorno all’anello. Tempo qualche secondo e l’anello cederà alla vostra pressione. 
Tagliate un limone a rondelle sottili (circa 0,5 cm), cospargetelo di abbondante zucchero a velo e lasciate che venga ben assorbito. Fare un incisione dal centro di ciascuna fetta sino alla buccia e formate tanti riccioli da posizionare come decorazione sul dolce appena scongelato.


Meringa italiana

Ragazzi e ragazze, 
oggi vi vorrei coinvolgere per un problema che sto avendo con blogger da qualche tempo. Ve lo dico nella speranza che qualcuno sappia darmi una mano, per sapere se sono solo io l’unica sfortunata a cui blogger sta torturando il fegato!!!
Mi è capitato già a gennaio, e ora si è ripresentato lo stesso problema: blogger non si aggiorna con i miei nuovi post. Io stessa, che seguo il mio blog, se entro nella mia lista di post, mi da come aggiornamento un post pubblicato due settimane fa (la ciabatta con farina Enkir, per la precisione). Tutto ciò che è venuto dopo, giace in un limbo non ben identificato. 
Questo naturalmente non consente a chi mi segue di vedere i miei aggiornamenti, a meno che non venga a prescindere a visitare il mio blog. 
Qualcuno di voi ha avuto lo stesso problema e l’ha risolto? e se si, come? 
Spero che qualcuno mi sappia aiutare prima di finire in manicomio…allora sì che non ci saranno più post, ma mi dovrete venire a portare le arance nella clinica psichiatrica 😀 😀 😀
Intanto che qualche anima pia arrivi a salvarmi, vi parlo della meravigliosa meringa italiana. 
Quant’è che ne sentivo parlare? Tanto! però sono stata pigra fino allo scorso week end, perché in fondo io maneggio poco i dolci, rispetto al salato. 
Ma fare la meringa italiana è così facile che è perfino alla mia portata 😀 

Ora, io di lavoro nella vita faccio il commerciale, quindi permettetemi di vendervi questa meraviglia (me faccio ride da sola :D)

Vantaggi del fare la meringa italiana:

Potete smaltire gli albumi (hai detto niente?!?! :D)
Una volta fatta, la potete congelare e usare quando vi pare (l’avrete già pronta, ve pare poco??)
Ci potete preparare moltissimi dolci, tra cui torte, tiramisù e gelati (mizzica oh!!)
Pastorizzando gli albumi, non rischiate di incappare in salmonelle e altre brutte faccende (vi ho quasi convinto eh?)
Dulcis in fundo, è bbonaaaa!!! (e con questo il prodotto è già venduto :D)

Se qualcuno di voi non fosse ancora convinto, vi dico che mio fratello, 42 anni suonati e rispettabile padre di famiglia, s’è leccato tutta la frusta senza ritegno, con tanto di naso imbiancato (ma che poi, adesso che ci penso, lui riesce sempre ad essere nei paraggi quando preparo leccornie…e non abitiamo nella stessa casa!!!)
Io v’ho avvisati, poi…. 😀 😀 😀
PS: grazie a lui, sempre lui, il mio faro. Qua c’è solo da imparare con grande ammirazione :’)

Ingredienti:

100 gr di albumi
40 gr di zucchero
40 gr di acqua
Altri 160 gr di zucchero

Procedimento:

Unite gli albumi ai 40 gr di zucchero e sbattete dolcemente con una forchetta.
A parte, in un pentolino, unite l’acqua con 160 gr di zucchero e mettete sul fuoco portando a 121°
Versate piano piano lo sciroppo di acqua e zucchero negli albumi, e iniziare a sbattere velocemente con le fruste (massima velocità), fino a montare completamente a neve ferma.

Il video è orribile, ma l’ho messo per farvi vedere
come deve venire la meringa sotto le fruste 🙂

Kugelhupf a quattro mani

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Quanto mi piace quando lancio un sassolino e subito viene raccolto. Amo le persone così.
Mi succede con Chiara (ve la ricordate Chiara, sì?), quando così di botto la chiamo e..
«Ah Chià, organizzo per Stoccolma, vieni?»
«Quando?»
«Tra un mesetto e mezzo»
«Ci penso un attimo…..si!»
😀 😀 😀
O con il mio amico Gennaro, quando timidamente gli mando un messaggio
«Gé, vorrei tanto farti leggere una cosa…quando hai tempo…senza fretta…però ci tengo...però non ti preoc…» (la faccio lunga di solito)
«Eccomi, mi sto collegando, dammi 5 minuti e sono tutto tuo» non importa in quale luogo del creato sia, lui troverà il modo di raggiungermi.
O la mia amica Vale, che è sempre piena di impegni, ma…
«Ciccia, vieni a cena da me?»
«Fammi pensare…quando?»
«Ma stasera!!!» faccio come per dire una cosa ovvia
«Ok!» ride
O come è successo con Piero.
«Mmmmm, Pié… facciamo qualcosa di bello, una ricetta, un lievitato difficilotto, dai. Pensaci e poi mi dici»
zicchete, zacchete
«Questa, Miché, famo questa»
«E questo che è?»
«Un kfjhfhnfff»
«Un che???»
«Un kugelhupf o come se ghiama» 😀
«Ce sto!»
Ed eccoci alle luci della ribalta, noi due, i Gianni & Pinotto del web 😀 ahahahahah
Ma cos’è questo kfjhfhnfff, o come se chiama? E’ un dolce lievitato dall’impasto favoloso. Come spiegarlo? Una volta incordato viene lucidissimo e super morbido….meraviglioso. Quando l’ho tirato giù dal gancio mi sembrava un sogno. A occhio, mi sembrava che lo zucchero fosse poco. Poi quando l’ho assaggiato ho capito. Questo dolce deve essere poco zuccherato, perché il fatto che ci sia poco zucchero risalta l’impasto. Lo sa bene Chiara, che questo dolce ha avuto la fortuna di assaggiarlo. Io e lei amiamo i dolci poveri di zucchero, ho pensato subito che lei dovesse provarlo, gliel’ho portato in direttissima a casa 😀
Con Piero abbiamo deciso di comune accordo di diminuire burro e lievito.
Poi qualche altra correzione, che secondo me fa guadagnare al dolce. Io non ho messo l’uvetta e i canditi («Ah Pié, se ce metto uvetta e canditi a casa mia me lo tirano dietro!!!» :D), e ho abbondato di cioccolato fondente. Lui l’ha fatto con la ricetta originale, ma neanche ho fatto in tempo a dirgli che con il cioccolato era superlativo, che già stava con le mani in pasta un’altra volta 😀

SPETTACOLO!

Qui vedete la realizzazione di Piero.
Qui la ricetta originale di Paola.

Ingredienti:

300 gr di farina manitoba
150 gr di  burro (io 120 gr)
75 gr zucchero,
10 gr lievito di birra fresco (io 8 gr)
50 gr Latte
75 gr di  acqua
2 uova
2 tuorli,
25 gr di uvetta sultanina o gocce di cioccolato (io 100 gr di  solo cioccolato)
25 gr di arancia candita (io non li ho messi)
5 gr di sale (io 6 gr)
Zeste di 1 arancia
1 cucchiaino di miele

 Mandorle per la decorazione
1 Stampo della capacità di 2 lt. di acqua

Procedimento:

Nella planetaria mescolate l’acqua appena tiepida con il lievito e 75 gr di farina
Coprite e lasciate gonfiare per 45 minuti.
Unite gli albumi, la farina e il latte mescolando con il gancio a foglia a bassa velocità
Unite 1 tuorlo, lasciare assorbire
Aggiungete gli altri 2 tuorli e metà dello zucchero, lasciando incordare.
Unite l’ultimo tuorlo e il resto dello zucchero, lasciando incordare
Aggiungete lentamente il sale e poi, poco per volta, il burro ammorbidito in piccoli pezzetti.
Incorporate le zeste di arancia e aumentare la velocità per incordare molto bene. 
Gli ultimi due minuti, incorporate la cioccolata sminuzzata
L’impasto deve presentarsi molto lucido e morbidamente elastico
Il mio impasto è stato pronto dopo circa 20 minuti

Aiutandovi con una spatola, ponete l’impasto in una ciotola con coperchio, lasciate riposare 30 minuti a temperatura ambiente e poi mettete in frigorifero per circa 8 ore.
Tirate l’impasto fuori dal frigo e mettetelo su un piano infarinato, facendo delle pieghe a portafoglio.
Con la giuntura verso il basso, arrotondate la palla e fare un foro al centro con un dito
Imburrate il tipico stampo, ponete sul fondo delle mandorle e appoggiateci sopra la ciambella di impasto
Coprite bene e lasciate lievitare fino al raddoppio
Cuocete in forno a 190° per circa 40 minuti facendo eventualmente la prova stecchino.
Una volta sfornato, fate raffreddare su una gratella e poi spolverate di zucchero a velo.


Sfogliatine calde con mele e pere

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Non sono una che da confidenza tanto alla leggera. A volte diffido, altre mi sento timida, altre ancora riservata. Non mi piace accodarmi, in nessuna situazione. Non ho mai nascosto di avere un carattere complicato e poco accessibile. Questo per alcuni versi è un difetto, per altri un pregio. Il pregio è che le cose e le persone che poi scelgo di avvicinare, hanno un certo spessore e un certo valore. Il difetto è che a volte posso perdermi delle cose. Vabbé…la solita solfa del giusto che è nel mezzo.
Però sono una persona volenterosa e curiosa e soprattutto credo di poter dire di essere in grado di cambiare idea (sia in positivo che in negativo). Sto cercando con molti sforzi di migliorarmi….o almeno di prendere in cosiderazione il problema.

Perché tutta sta tiritera? Ah, si! 

C’è una ragazza che ho iniziato a conoscere in punta di piedi, tempo fa. Una ragazza emotiva, come me. Ma forte, salda. Una che sa vivere andando a fondo nelle cose, e che da quel fondo risale, sempre più ricca, sempre più viva. Una che ama parlare colorando le parole delle sue emozioni, e con quelle stesse emozioni colora le sue fotografie…

Il nostro è stato un avvicinamento lento, che continua discreto e senza eccessi, ma a me piace così.
A lei ho rubato l’idea di queste deliziose sfogliatine…..quanto tempo è che aspettano la pubblicazione!
Mary, ti ricordi di tutta la tarantella che t’ho fatto con il rullo per losanghe? 😀
Ecco, come vedi alla fine ce l’ho fatta 🙂

Ingredienti:

1 rotolo di pasta sfoglia retangolare
1 mela
1 pera
2 cucchiai di zucchero di canna
1 cucchiaio di zucchero bianco
1 spolverata di cannella (io abbondante)
Il succo di mezzo limone
La scorza grattugiata di mezzo limone
1/2 bicchierino di rum
1 noce di burro

Per spolverare

Zucchero a velo

Procedimento:

In una padellina antiaderente ho messo la mela e la pera tagliate a dadini
Ho aggiunto tutti gli ingredienti a seguire
Ho lasciato cuocere per circa 10/15 minuti, fino a che la frutta è divenuta tenera e si è formata una cremina densa sul fondo
Ho tagliato il rotolo di pasta sfoglia in tanti rettangoli uguali e in numero pari. 
Metà li ho lasciati interi, l’altra metà l’ho passata sotto il rullo per losanghe. 
Sulle metà intere ho posizionato il composto di frutta
Ho chiuso ogni pezzo con un pezzo losangato (mi raccomando chiudere bene i bordi!)
Ho messo in forno a 200° per circa 25/30 minuti
Ho spolverato le sfogliatine con zucchero a velo

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E ora…lo so, vi ho frantumato le cosiddette…
ma vedere questo video ieri ha frantumato me :’)
Io c’ero, io ero lì…e ci sono emozioni che non riusciremo mai a scollarci di dosso.
Di tutti i video visti sul tubo, io conoscevo tutte le scene.
Ricordo tutto, ogni gesto, ogni suonata.
Perché il concerto l’ho vissuto con tutti i sensi, occhi compresi.
Il mio cuore ha un tuffo strano a rivedere queste immagini.

Tamara, Sandra, guardate che roba :’)

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