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Maritozzi all’arancia

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Week end fuori porta, questo appena passato, in una regione che mi piace davvero molto: l’Umbria.
Natura meravigliosa, un sole stupendo, cespugli di rosmarino ovunque. Piccole botteghe dove fare spesa di prodotti locali, quelle botteghe come piacciono a me. Ho portato a casa dei veri gioielli che non vedo l’ora di usare. E poi in particolare, un locale a Norcia dove abbiamo mangiato davvero benissimo e dove abbiamo trovato un’accoglienza degna di nota e di tutta la mia attenzione.

Adesso un paio di giorni, e poi sarò a Milano per lavoro. Mi prendo una pausa sul blog, ma torno prestissimo. Vi lascio allora con una ricetta speciale.

Si tratta di fantastici maritozzi aromatizzati all’arancia. La ricetta l’ho presa dal blog del grande Adriano, uno dei miei punti di riferimento per i lievitati. Non vedo l’ora che lui e Paoletta tornino a Roma con uno dei loro corsi di panificazione: io e mia cognata ci siamo decise a partecipare! So già che sarà una bellissima esperienza. Spero sia presto.
Questi maritozzi sono buonissimi, anche se forse sono venuti un pelo troppo fitti all’interno. Come primo esperimento però sono contenta 🙂
Vi saluto per pochi giorni con un ricciolo di panna sul naso 🙂 
A presto!

Ingredienti:

450 gr farina manitoba
50 gr farina di riso
200 gr acqua
90 gr zucchero
1 cucchiaio miele (possibilmente d’arancio)
1 uovo + 1 tuorlo
8 gr lievito fresco
8 gr sale
1 cucchiaino malto (o miele)
60 gr burro
40 gr olio di mais (o arachide o riso)
Zeste di 1 arancia

Albume e sciroppo di zucchero per pennellare

Procedimento:

Pesate tutti gli ingredienti
In un pentolino unite l’acqua e metà zeste, quindi portate quasi a bollore.
In una padellina, invece, scaldate l’olio con l’altra metà di zeste (solo scaldare).
Fate stiepidire l’acqua, riportatela a 200 gr e scioglieteci dentro il lievito e il malto (o miele se come me non l’avete)
Adesso uniteci 200 gr di farina e lasciate gonfiare per circa 1 ora.
Miscelate la restante farina con quella di riso
Unite metà farina e metà zucchero, mettetelo insieme al lievitino e iniziate a miscelare a bassa velocità.
Ad assorbimento avvenuto, unite l’uovo con il resto dello zucchero e della farina.
Miscelate per un paio di minuti, quindi inserite prima il tuorlo, poi il miele e infine il sale.
Aumentate la velocità a 1.5 e fate incordare
Aggiungete poco per volta il burro ammorbidito e solo a completo assorbimento unite poco per volta l’olio aromatizzato.
Coprite ora l’impasto e fate lievitare fino al raddoppio.
Quando l’impasto è pronto, rovesciatelo sul tavolo e fate delle pieghe a portafoglio.
Arrotondate l’impasto e coprite con una ciotola facendo riposare 30 minuti.
Ora fate le pezzature da 80 gr cadauna.
Con ogni pezzetto formate una pallina, unendo i lembi verso il basso.

Dopo un riposo di 15 minuti, dalle palline ricavate dei filoncini

Coprite bene con la pellicola e fate lievitare fino al raddoppio
Pennellate con albume e infornate a 180° fino a cottura.
Durante la cottura, preparate lo sciroppo di zucchero a 30° be, portando a bollore 135 gr di zucchero con 100 gr di acqua, lasciandolo poi raffreddare. 
Quando sfornate i vostri maritozzi, posizionateli su una gratella e spennellateli con lo sciroppo, lasciando freddare completamente prima di aprirli.


Colomba a fermentazione naturale

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Me lo dicevano, che certi lievitati sono un’impresa. Non che non ci credessi, ma pensavo tra me e me: li fanno tanti, posso farlo anche io. Beh, non è esattamente così. Prima di tutto, è vero che prima bisogna fare un pò di scuola con lievitati un pò più facili, e poi forse, dico forse, ci si può lanciare in imprese del genere. 
Lo posso dire: fare le colombe con il lievito madre è UN’IMPRESA. Un lavorone, un progetto, che va programmato bene e anche quando lo hai programmato bene ti può succedere di tutto. 
Io posso dire di aver fatto queste colombe con tanto, tantissimo cuore e tanta tantissima dedizione. 
Ho studiato la ricetta, ho diviso bene il lavoro, anticipando le pesate, preparando in casa i canditi (in casa sì!!), spazzolando via tutte le uova di casa di mia madre, quelle di autentico culo di gallina. In casa si era sparso odore di arancia candita, il lievito madre brulicava di vita propria in superficie, rinfrescato amorevolmente da mia madre per me mentre ero affaccendata con la mia settimana lavorativa e solitaria in città. 
Non ci sono per nessuno, ho proclamato categorica. E mentre lavoravo mi arrivavano echi di “ah si, Michela …no, Michela c’ha da fà con le colombe” – oppure “Lasciatela perdere, non le parlate, per carità” 😀
Inizio la sera prima di cena. Mi sono detta vabbé, qua dicono che a occhio ci passano 12 ore per il secondo impasto, io comincio col primo. Errore!! Grave errore!!
Perché il mio lievito madre era bello arzillo e prima di andare a dormire, quando mi sono affacciata sul mio gingillo, lo vedo che s’è mosso. Caspita! e come ci arriviamo a domani mattina? mi sa che mi aspetta una levataccia, farfuglio.
Prima di andare a dormire preparo diligentemente tutte le pesate per il secondo impasto, messe in fila ordinata che il piano da lavoro sembra il bancone di un laboratorio chimico. Me ne vado a letto con questo pensiero. Alle 3.40 del mattino apro gli occhi da sola. Sono combattuta se andare a controllare l’impasto o dormire un altro pò. Ma niente, il pensiero non mi fa dormire. Vado a controllare, e ti vedo il mio impasto più che triplicato, che scoppia di salute. Ok, si lavora. 
Mentre la casa ancora dorme, e fuori è tutto buio, mi metto all’opera. Due ore di lavoro tra impastare, riposare, pezzare, riposare ancora, formare e poi lavare tutto (quanta roba si sporca, lo sa il cielo!!). Quando tutto è pulito, me ne rivado a letto, ma dormo poco: troppi pensieri per le mie colombine. 
Dopo 5 ore abbondanti, le colombe sono pronte per il forno. Vado a glassarle e mi accorgo che la glassa rimane troppo liquida. Vabbé, vado avanti. Agghindo e decoro le mie colombine come damigelle: zuccheri, mandorle e cotillones. Le inforno. E dopo poco le vedo: quelle maledette gocce di glassa che filtrano da uno dei due pirottini e mi vanno a cadere sul fondo del forno. Per poco non urlo. Anzi, urlo. 
Non posso aprire il forno, ma la glassa piano piano brucia. Cammino avanti e indietro come una riposseduta, guai a chi mi rivolge la parola. Ho paura che l’odore di quella glassa comprometta il profumo delle mie colombe. Apro non apro, apro non apro. Dopo 25 minuti di agonia, apro, e tiro via alla meno peggio quella maledetta glassa. Proseguiamo. Con mille peripezie le colombe arrivano a cottura. Le metto a freddare capovolte e poi tutto il pomeriggio i miei fratelli e i miei nipoti mi fanno la corte per aprirne almeno una. E sì che anche io schiatto di curiosità. Apriamo quella al cioccolato. Loro la mangiano golosi, ma io sono scontenta. Si sente che aveva bisogno di riposo e poi l’interno non mi appare come lo volevo. La tristezza mi sopraffà e tutto insieme vengo investita dalla mia stanchezza. Ma nessuno mi può capire, solo chi ha provato. 
Ché dopo tanta fatica speri di essere ripagato e di ottenere quello che volevi, invece no. 
Ora, la seconda colomba, quella coi canditi, è a riposo. E sì che le colombe più giorni riposano e meglio è. Allora io spero in quella mia seconda colombina. Spero che siccome è fatta coi miei canditi, dentro sia meglio. Spero che siccome sta riposando più a lungo, sia più buona. E così vi farò un update con le foto dell’interno, a stretto giro, di entrambe. 
Sennò appicco il Kenwood al chiodo e buonanotte a tutti.
INGREDIENTI PER DUE COLOMBE DA 750 GR

Per praticità vi ho messo la ricetta per colombe con soli canditi. 
Io ho diviso a metà l’impasto e ne ho fatte due. 
In una ho messo il cioccolato e nell’altra i canditi

La ricetta è di Adriano


Primo Impasto:

110 gr di lievito madre maturo (rinfrescato tre volte con la stessa farina che si userà per l’impasto)
335 gr di farina manitoba
100 gr di zucchero
90 gr di burro
1 uovo
3 tuorli
145 gr di acqua

Nella planetaria spezzettare il lievito madre nell’acqua, insieme ad un cucchiaio di zucchero 
Mescolare con il gancio a foglia per qualche giro
Unire l’uovo intero e tanta farina quanta ne basta per formare l’impasto
Unire in sequenza un tuorlo e una spolverata di zucchero, seguiti a breve da una spolverata di farina e continuare in questo modo fino ad esaurimento
Incordare
Unire il burro morbido in tre riprese e continuare ad impastare fino a che l’impasto non risulta lucido e molto liscio
Staccare l’impasto dal gancio, lasciandolo sul fondo della planetaria
Coprire e lasciare lievitare in forno spento con la luce accesa oppure in luogo alternativo tiepido tutta la notte. La media di lievitazione è di 12 ore, ma molto dipende da quanto è in forza il lievito. Il mio impasto è triplicato in 9 ore. 

Preparate la glassa (le dosi io le ho dimezzate e sono giuste per due colombe. A mio avviso non ha senso fare l’impasto per due colombe e preparare la glassa per quattro. Abbiate comunque cura di verificare che sia bella densa) 
62 gr di farina di mandorle 
110 gr di zucchero 
60 gr di albumi 
25 gr di amido di mais o fecola di patate 

Mescolare tutti gli ingredienti, senza montare. Coprire e lasciare in frigorifero fino al momento dell’utilizzo. 


Preparate l’emulsione 
30 gr di burro 
15 gr di miele 
30 gr di cioccolato bianco 
Zeste di 1 arancia 
1 bacca di vaniglia 
3 cucchiai di liquore all’amaretto 

Sciogliere il burro con il miele. Aggiungere i semi di vaniglia e le zeste di arancia. 
Togliere dal fuoco e unire la cioccolata, mescolando fino a scioglimento.
Aggiungere il liquore, amalgamare e conservare mettendo da parte

Secondo impasto: 
165 gr di manitoba 
gr di burro 
120 gr di zucchero 
1 uovo 
5 tuorli 
30 gr di acqua 
4 gr di sale 
220 gr di arancia candita in cubetti (io le ho fatte in casa, guardate qui)
Per decorare 
Mandorle
Granella di zucchero
Zucchero a velo

Montare il gancio e serrare l’incordatura del primo impasto (succede immediatamente) 
Unire l’acqua e 1 cucchiaio di zucchero, lasciando a media velocità per qualche giro 
Spolverare di farina e lasciare incordare
Aggiungere l’uovo intero e poca farina per legare 
Unire in sequenza un tuorlo e una spolverata di zucchero, seguiti a breve da una spolverata di farina e continuare in questo modo fino ad esaurimento. 
Con l’ultimo tuorlo aggiungere il sale 
Unire il burro morbido in tre riprese
A questo punto mescolare bene l’emulsione e inserirla a filo nell’impasto. Questa operazione deve essere fatta con cura per non perdere l’incordatura. 
Esauriti gli ingredienti, portare la planetaria a velocità sostenuta e inserire i canditi.
Spegnere e lasciare riposare coperto per 30 minuti
Spezzare l’impasto in 2, fare la pirlatura, coprire a campana con una ciotola capovolta sull’impasto e riposare ancora 30 minuti.
Spezzare ogni porzione in tre: un pezzo più grande, che sarà il centro, e due pezzi più piccoli, che saranno le ali. 
Inserire i pezzi nel pirottino, coprire e tenere in caldo a lievitare fino a che l’impasto arriva a 1 dito dal bordo. 
Accendere il forno e portarlo a 190°
Intanto mescolare con vigore la glassa e cospargerla sulle colombe coprendone tutta la superficie. 
Posizionare le mandorle, cospargere di granella di zucchero e infine spolverare con abbondante zucchero a velo. 
Infornare e portare a cottura, facendo la prova stecchino. 

Una volta sfornate, infilzate ogni colomba con due ferri da maglia alla base e posizionarle capovolte ad asciugare per qualche ora. 
Le colombe vanno conservate in buste per alimenti. Aspettate qualche giorno prima di aprirle, affinché i sapori possano amalgamarsi bene. 

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UPDATE 30/03/2013

L’alveolatura non è venuta perfetta, come immaginavo. Ma posso dire di avere assaggiato la colomba più buona di tutta la mia vita. Profumatissima, ben bilanciata nei sapori. Questa mia ha riposato per 6 giorni prima dell’apertura ed ha un sapore paradisiaco, dove vince preponderante quello dei miei canditi fatti a mano.
Ricetta validissima, quando ritenterò sarà sempre con questa 🙂


Kugelhupf a quattro mani

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Quanto mi piace quando lancio un sassolino e subito viene raccolto. Amo le persone così.
Mi succede con Chiara (ve la ricordate Chiara, sì?), quando così di botto la chiamo e..
«Ah Chià, organizzo per Stoccolma, vieni?»
«Quando?»
«Tra un mesetto e mezzo»
«Ci penso un attimo…..si!»
😀 😀 😀
O con il mio amico Gennaro, quando timidamente gli mando un messaggio
«Gé, vorrei tanto farti leggere una cosa…quando hai tempo…senza fretta…però ci tengo...però non ti preoc…» (la faccio lunga di solito)
«Eccomi, mi sto collegando, dammi 5 minuti e sono tutto tuo» non importa in quale luogo del creato sia, lui troverà il modo di raggiungermi.
O la mia amica Vale, che è sempre piena di impegni, ma…
«Ciccia, vieni a cena da me?»
«Fammi pensare…quando?»
«Ma stasera!!!» faccio come per dire una cosa ovvia
«Ok!» ride
O come è successo con Piero.
«Mmmmm, Pié… facciamo qualcosa di bello, una ricetta, un lievitato difficilotto, dai. Pensaci e poi mi dici»
zicchete, zacchete
«Questa, Miché, famo questa»
«E questo che è?»
«Un kfjhfhnfff»
«Un che???»
«Un kugelhupf o come se ghiama» 😀
«Ce sto!»
Ed eccoci alle luci della ribalta, noi due, i Gianni & Pinotto del web 😀 ahahahahah
Ma cos’è questo kfjhfhnfff, o come se chiama? E’ un dolce lievitato dall’impasto favoloso. Come spiegarlo? Una volta incordato viene lucidissimo e super morbido….meraviglioso. Quando l’ho tirato giù dal gancio mi sembrava un sogno. A occhio, mi sembrava che lo zucchero fosse poco. Poi quando l’ho assaggiato ho capito. Questo dolce deve essere poco zuccherato, perché il fatto che ci sia poco zucchero risalta l’impasto. Lo sa bene Chiara, che questo dolce ha avuto la fortuna di assaggiarlo. Io e lei amiamo i dolci poveri di zucchero, ho pensato subito che lei dovesse provarlo, gliel’ho portato in direttissima a casa 😀
Con Piero abbiamo deciso di comune accordo di diminuire burro e lievito.
Poi qualche altra correzione, che secondo me fa guadagnare al dolce. Io non ho messo l’uvetta e i canditi («Ah Pié, se ce metto uvetta e canditi a casa mia me lo tirano dietro!!!» :D), e ho abbondato di cioccolato fondente. Lui l’ha fatto con la ricetta originale, ma neanche ho fatto in tempo a dirgli che con il cioccolato era superlativo, che già stava con le mani in pasta un’altra volta 😀

SPETTACOLO!

Qui vedete la realizzazione di Piero.
Qui la ricetta originale di Paola.

Ingredienti:

300 gr di farina manitoba
150 gr di  burro (io 120 gr)
75 gr zucchero,
10 gr lievito di birra fresco (io 8 gr)
50 gr Latte
75 gr di  acqua
2 uova
2 tuorli,
25 gr di uvetta sultanina o gocce di cioccolato (io 100 gr di  solo cioccolato)
25 gr di arancia candita (io non li ho messi)
5 gr di sale (io 6 gr)
Zeste di 1 arancia
1 cucchiaino di miele

 Mandorle per la decorazione
1 Stampo della capacità di 2 lt. di acqua

Procedimento:

Nella planetaria mescolate l’acqua appena tiepida con il lievito e 75 gr di farina
Coprite e lasciate gonfiare per 45 minuti.
Unite gli albumi, la farina e il latte mescolando con il gancio a foglia a bassa velocità
Unite 1 tuorlo, lasciare assorbire
Aggiungete gli altri 2 tuorli e metà dello zucchero, lasciando incordare.
Unite l’ultimo tuorlo e il resto dello zucchero, lasciando incordare
Aggiungete lentamente il sale e poi, poco per volta, il burro ammorbidito in piccoli pezzetti.
Incorporate le zeste di arancia e aumentare la velocità per incordare molto bene. 
Gli ultimi due minuti, incorporate la cioccolata sminuzzata
L’impasto deve presentarsi molto lucido e morbidamente elastico
Il mio impasto è stato pronto dopo circa 20 minuti

Aiutandovi con una spatola, ponete l’impasto in una ciotola con coperchio, lasciate riposare 30 minuti a temperatura ambiente e poi mettete in frigorifero per circa 8 ore.
Tirate l’impasto fuori dal frigo e mettetelo su un piano infarinato, facendo delle pieghe a portafoglio.
Con la giuntura verso il basso, arrotondate la palla e fare un foro al centro con un dito
Imburrate il tipico stampo, ponete sul fondo delle mandorle e appoggiateci sopra la ciambella di impasto
Coprite bene e lasciate lievitare fino al raddoppio
Cuocete in forno a 190° per circa 40 minuti facendo eventualmente la prova stecchino.
Una volta sfornato, fate raffreddare su una gratella e poi spolverate di zucchero a velo.


Parole come viaggi: Brioches sfogliate

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Sono sempre stata avvolta nella mia mente da un mondo di parole. Tutto quello che pensavo era sotto forma di parole. E’ per questa ragione che ho sempre invidiato chi aveva la capacità di pensare con i numeri.
Tutte quelle persone che a mente fanno calcoli, ma non solo. Tutti quelli che hanno la capacità di guardare il mondo e la realtà di tutti i giorni attraverso i numeri.
Le parole per me sono state un vizio, una dipendenza, un difetto di fabbrica. Uno sciame sempre in movimento in testa. Le inseguivo già da piccola, quando tuffavo il naso nei libri, o quando la sera, al buio nel letto, le parole mi scorrevano inarrestabili e non riuscivo a fermarle. Avevo sempre un pensiero da trattenere mentre il sonno, alla fine, mi vinceva sovrano. 
Parole. Parole tante. Che sono sempre con me, anche oggi, anche quando spesso sto in silenzio. Ce le ho in bocca anche quando non so parlare. Anche quando, di parlare, non ne ho più la voglia. Si fermano in gola, al limite. Da sole magari stringono un nodo. Ma ci sono sempre. 
Le parole sono state viaggi. Appunti su quaderni. Macchie d’inchiostro disordinate. Una parola mi sembrava più bella di un’altra, un suono migliore di un altro. Ho scritto parole su scontrini, strappi di cartone, volantini: ferma al semaforo, seduta e disciplinata durante una fila dal dottore. C’è stato sempre nella mia vita un momento che sfuggiva e io che ne prendevo appunti: una canzone passata alla radio, i versi di una poesia recitata, uno stralcio di un film.

Le parole le ho cercate nella musica più che in ogni altro altrove, dove cercavo di far mie storie vicine e lontane.

Vengo da questa evoluzione, da questo cammino. Vengo da qui. Non è mai vero quando diciamo di non sapere da dove veniamo.

E mi ritrovo così un venerdì sera a fare un viaggio in macchina. In principio penso alla noia, sbuffo al primo stop, poi mi ricordo che ho l’mp3 in borsa. Ci frugo dentro, senza togliere gli occhi dalla strada, metto quei bottoncini nelle orecchie, faccio on e un pò distrattamente inizio ad ascoltare la mia musica. Le luci, la strada, l’eterno movimento. Quella distrazione però dura poco, perché senza rendermene conto, mi ritrovo dentro il viaggio. No, no, non il viaggio che compio sulla strada, ma un viaggio nelle parole. E le parole sono di qualcuno che ha saputo raccontare storie musicandole. Un Uomo che l’ascolti e ti sembra di leggere un libro. Parole come freccette ficcate in un bersaglio.

Un Uomo che ha saputo scrivere cose come

o ancora



Un Uomo che ha saputo mettere in musica lo struggimento dolceamaro in pochi ultimi minuti.

Che raccontava con la sua bellissima voce il suo elogio della solitudine.
Quella voce in cui mi perdevo, da giovanissima. Quella voce che cercavo di ascoltar parlare, più che cantare. Che ancora oggi mi fa fare un doppio salto al cuore, che mi ricorda un pozzo profondo, mi da sensazione addosso come di carta abrasiva e insieme velluto. Voce che vibra.

Penso alla malinconia che mi buca dentro a sapere che grandi Uomini come questo sono irripetibili. Non si duplica un essere umano. Mi viene una tristezza profonda a pensare a quello che avevamo e che oggi non abbiamo più.

Penso a come mi ha raccontato della varietà umana: avvocati, puttane, stolti e blasfemi…uomini e donne intrecciati nelle sue storie come rovi. Ogni canzone è un racconto. Ogni racconto un viaggio.

…E succede con tutti questi pensieri che arrivo improvvisamente a destinazione, la strada per un tempo lungo non è esistita. Il tempo stesso, non è esistito. E penso che peccato, avevo ancora un pensiero da trattenere.

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Ricetta presa dal blog di Adriano

Ingredienti:

500 gr farina di media forza
100 gr latte intero
100 gr acqua
100 gr zucchero semolato
2 uova
50 gr burro
15 gr lievito fresco
10 gr amido di mais
9 gr sale
1 bacca di vaniglia
Zeste grattugiate di 1 arancia e 1 limone
250 gr burro per la sfogliatura

Procedimento:

Sciogliere il burro ed unire la scorza degli agrumi, portando ai primi sfrigolii prima di spegnere
Portare a bollore il latte con la bacca di vaniglia aperta e raschiata. 
Lasciare in infusione fino a che intiepidisce, dopodiché filtrare. 
Riportare il peso a 100 gr, unire l’amido e portare a 67°, mescolando con una frusta. In mancanza del termometro fermate la cottura non appena addensa. Lasciate raffreddare.
Mescolare nella ciotola della planetaria la cremina con metà dell’acqua e gli albumi. 
Unire tanta farina quanto basta per legare l’impasto con la foglia (circa 300 gr), quindi coprire.
Nel frattempo sciogliere il lievito e una puntina di cucchiaino di zucchero nell’acqua rimanente, leggermente intiepidita. Mescolare 50 gr di farina e copriamo.
Quando il lievitino sarà maturato (circa mezz’ora), unitelo all’altra massa con una manciata di farina e lasciate legare a bassa velocità con la foglia.
Unire un tuorlo e la metà dello zucchero e, poco dopo, una manciata di farina per ricompattare l’impasto.
Con il secondo tuorlo unire lo zucchero rimanente ed il sale.
Inserite lentamente il burro aromatizzato, alternandolo con la restante farina.
Montate il gancio e lasciate impastare per qualche minuto
Date all’impasto una forma rettangolare appiattita, coprite con pellicola e trasferite in frigo per un paio d’ore.
Tirate fuori l’impasto dal frigo, stendete con il mattarello in una sfoglia rettangolare alta poco meno di un dito.
Appiattite il burro in un foglio di carta da forno infarinato, arrivando ad una dimensione poco meno della metà della sfoglia.

per praticità chiudete i bordi e modellate con un mattarello

Sistemate poi il burro nella metà inferiore della sfoglia, curando di lasciare un dito di bordo libero; chiudete con l’altra metà e sigillate i bordi esterni.
Stendete in un rettangolo regolare di circa 1cm di spessore, fate delle pieghe a portafoglio. Avvolgete nella pellicola e trasferite in frigo per 45’.
Ripetere l’operazione per altre due volte.
Stendere la pasta ad uno spessore di circa 8 mm, tagliare via i 4 bordi esterni.
Tagliare delle strisce di circa 3 cm, allungatele con un mattarello, arrotolatele e sistematele negli stampini imburrati.

Coprite con la pellicola e lasciate triplicare
Pennellate con albume e infornate a 190° fino a cottura (15/20 minuti)


“Evaporato in una nuvola rossa 
in una delle molte feritoie della notte 
con un bisogno d’attenzione e d’amore troppo”
“Potevo attraversare litri e litri di corallo 
 per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci”

CI VEDIAMO DOPO LONDRA! 
BACI 

Treccia russa con cioccolato

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Ve la ricordate questa sfida di Piero?
Era nata tutta una tarantella co’ sta treccia russa…la mia ve la ricordate? Piero ne ha modificato un pò la ricetta e ha lanciato una sfida…rifarla con lui per condividere una sua invenzione. Figuriamoci se mi tiravo indietro! E’ che io mi diverto davvero a fare e disfare, e mi diverto tanto a fare le cose insieme a chi ha per la cucina la mia stessa passione. 
Però una fregnaccia l’ho fatta! Ho formato la treccia come quella originale e mi sono persa mezza cioccolata per strada….un genio vero? 😀

Io alla fine ho cercato di prendermi poco sul serio, e ve la pubblico così com’è venuta, ma voi, se per caso decideste di farla, seguite le istruzioni di Piero 😉

Variando le dosi così come indicate da
Piero, diminuendo quindi la farina, la treccia ne guadagna in leggerezza e
ariosità. La prima versione, infatti, veniva più compressa.
Inoltre, vi suggerisco di provare la crema
al cioccolato che Piero ha gentilmente messo a nostra disposizione perché è
deliziosa. L’aroma è spettacolare, prevale il profumo di zeste di arancia, che
unita al cioccolato fondente crea un connubio paradisiaco. La proverete, giusto?
:))
 

Ingredienti:

400 g farina manitoba
145 g di latte
70 g burro
90 g zucchero
2 uova
8 g lievito di birra
Zeste di arancia
2 cucchiai di liquore all’arancia

Crema da forno al cioccolato (inventata da Piero)

150 g latte
90 g panna
3 tuorli
120 g zucchero
15 g fecola
Zeste di una arancia
2 cucchiai colmi di cacao (da mischiare alla fecola e poi alle uova)
75 g cioccolato fondente 70%

Procedimento:

Per fare l’impasto della treccia seguite il procedimento che c’è qui, fino alla stesura dell’impasto con il mattarello.
Intanto preparate la crema: in un pentolino portate a bollore il latte e la panna, a fuoco basso. 
Nel frattempo, montate con le fruste lo zucchero insieme ai tuorli. 
Aggiungete zeste di arancia, la fecola e mescolate bene. 
Appena il latte viene a bollore, togliete il pentolino dal fuoco, aggiungete il composto coi tuorli mentre con l’altra mano girate con una paletta di legno energicamente. Rimettete sul fuoco il pentolino e continuate a girare energicamente fino a che vedrete la crema addensarsi. 
Subito prima che la crema si addensi, aggiungete il cioccolato fondente tritato finemente e fate sciogliere.
Spegnete il fuoco e continuate a girare ancora qualche minuto, facendo sfumare. 
Ora a questo punto, la crema va spalmata sull’impasto steso e subito dopo bisogna arrotolare e porre l’impasto in uno stampo da plum cake a raddoppiare. 
La treccia va cotta in forno a 180°

_______________
Approfitto di questo post per mostrarvi altre due cose:
La variante della stessa treccia, ma spolverata all’interno con cannella 
e gocce di cioccolato
Un’altra treccia che ho confezionato e regalato alla mamma 
di una delle mie più care amiche :’)

Le camille

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Le ho provate due volte. Del primo tentativo non ero contenta. Martina dice che forse ero troppo esigente (avendo visto le foto anche del primo tentativo), ma io fermamente ho sostenuto la mia tesi: avevo sbagliato qualcosa. Perché? Perché mi erano venute troppo gommose, con la sfera troppo compatta, invece le camille devono essere come quelle di Martina, belle porose, soffici all’interno. E poi erano venute gialline, non arancioni. Avevo il dubbio, che ora è certezza, di aver sbagliato particolarmente la cottura. 
E’ successo perché il mio forno cuoce poco sotto. Cosciente di questo, ho messo lo stampo a cuocere sul fondo. Sbagliato! Perché un conto è cuocere una torta alta 5 cm e un conto è cuocere queste sferette piccoline. Non c’era bisogno di questa tattica. Secondo me il forno sotto ha dato troppo calore tutto insieme e ha reso le camilline troppo compatte nella superficie sferica. 
Al II tentativo ho cotto le camille mettendole a metà altezza del forno e ho pesato qualche grammo di carote in più, perché una parte va persa nella grattugia. Ho pesato circa 105 gr.

Ed ecco le mie camille. Ottime, soffici, buonissime. 
E come sempre grazie a Martina per aver condiviso la ricetta. 



Ingredienti:

95 gr di carote (io 105 gr)
33 gr di farina di mandorle
33 grami di succo d’arancia fresco
15 gr di olio di arachidi
12 gr di burro
70 gr di zucchero
67 gr di farina
3 gr di lievito in polvere per dolci
1 uovo
1 pizzico di sale
1 fiala aroma mandorle
1 buccia grattata di mezza arancia

Stampo Silikomart

Procedimento:

Ho pulito e grattato le carote con una grattugia
Nel mixer ho inserito le carote grattate, l’olio, il burro fuso e il succo d’arancia.
Ho frullato fino ad ottenere una cremina
A parte ho montato l’uovo con lo zucchero fino ad ottenere una spuma
Ho aggiunto la farina di mandorle e la buccia grattata di mezza arancia
A questo punto ho aggiunto il composto di carote, un pizzico di sale e ho mescolato bene
Con lo spargifarina ho setacciato farina e lievito (se non avete lo spargifarina, usate un setaccio)
Ho mescolato piano dal basso verso l’alto, aggiungendo l’aroma di mandorle
Ho riempito gli stampini quasi fino all’orlo
Ho cotto in forno preriscaldato a 180° per circa 25/30 minuti

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Fette biscottate

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Le avevo puntate già da un pò…viste in svariati blog con le più disparate ricette. Poi l’altro giorno le ho viste sul blog di Kiara e la ricetta mi sembrava davvero troppo facile per non ripeterla subito. 
Anche io, come lei, ho usato il lievito madre…queste fette biscottate sono uno dei miei esperimenti più riusciti. Sono deliziose, fragranti, profumatissime. Assaggiarle a colazione con una marmellata o con una nutella, ma anche semplici senza niente, fa commuovere lo spirito. Perché è grandioso rinunciare a un prodotto della grande industrializzazione, per mangiare qualcosa di auto prodotto in casa. 
Uno penserebbe che chissà quali processi strani occorrono per fare le fette biscottate, e invece no! No! 
Come amo dire spesso, basta solo volerlo fare…perché infatti è volendo fare una cosa, che riusciamo a organizzare il nostro tempo per realizzarla. 


Ingredienti
640 gr di farina
100 gr di zucchero
75 gr di burro
2 uova 
250 ml di latte
3 cucchiai di lievito madre
5 gr di sale


Procedimento

Ho unito la farina, lo zucchero e il sale
Al centro ho rotto le uova e ho iniziato a impastare
Ho aggiunto il lievito madre e il latte
Ho impastato per bene e solo quasi alla fine ho aggiunto il burro morbido
Ho impastato ancora un pò, poi ho diviso il composto in due parti uguali
Ho imburrato due stampi da plum cake e ci ho messo dentro gli impasti. 
Ho coperto e lasciato lievitare fino al raddoppio
Ho riscaldato il forno e ho cotto gli impasti a 180°C per 30 minuti
Ho lasciato raffreddare completamente, poi ho tagliato a fettine larghe circa 1 cm
Ho messo le fette su placche coperte di carta forno e ho fatto asciugare e dorare in forno a 150° per 15 minuti circa.


Pan brioche senza impasto

Eccoci a domenica sera…un pò sottotono per il corri corri del week end e il pensiero della ripresa lavorativa domani, ma mai lamentarsi! 
Oggi vi presento una vera delizia, una ricetta presa da Maria del blog Panza e presenza
Si tratta del pan brioche senza impasto. Un pane versatile e buono con tutto. Io ci ho messo sopra la granella di zucchero, ma se la omettete, potete usare questa brioche sia con il dolce che con il salato, perché dentro non c’è zucchero. Molto morbido e profumatissimo, grazie al lievito madre. 

Un saluto e buon inizio di settimana a tutti!



Ingredienti:

250 g di farina manitoba
2 uova a temperatura ambiente
75 ml di acqua tiepida
100 g di burro sciolto
50 g di miele
12 g di lievito di birra (io due cucchiai colmi di lievito madre)
Un pizzico di sale

Procedimento:

Ho sciolto il lievito nell’acqua tiepida.
In una ciotola ho messo la farina, il burro sciolto (ma non caldo!), un pizzico di sale e il miele.
Ho aggiunto l’acqua con il lievito e ho girato bene con una spatola. 
Ho coperto con una pellicola e con un panno di cotone e ho lasciato lievitare 2 ore.
Trascorse le due ore, ho spostato il composto in frigorifero dove l’ho lasciato lievitare per 43 ore (l’impasto deve stare in frigo almeno 1 giorno, fino a un massimo di 3-4 giorni..fate voi)
Su una spianatoia infarinata ho versato l’impasto e ho fatto qualche piega. 
Ho foderato uno stampo da plum cake con la carta forno e ho iniziato a fare delle palline. 
Con le palline più grandi ho coperto la base, poi con altre più piccole ho rifinito il sopra. Così:

Ho coperto e lasciato lievitare due ore. Due sono il tempo perfetto per far lievitare bene queste palline, che sono salite fino in superficie. 
Ho spennellato con un tuorlo, ho ricoperto di granella di zucchero
Ho cotto in forno a 180° per circa 30/40 minuti


Treccia russa…e un consiglio

Non so voi, ma io da quando ho il blog sperimento un sacco e mi  capita di comprare qualche libretto di cucina, poi compro una rivista sempre a tema, ma niente di più. 
Avrei voglia di comprare un bel libro di cucina….di quelli fatti bene. Quando vado in libreria vedo tante cose,  tante proposte editoriali, ma non sempre di buona qualità. Finisce che desisto spesso, perché non voglio spendere soldi per qualcosa di cui poi non sono contenta. A chi chiedere suggerimenti se non a voi? Avete qualcosa da consigliarmi? Ho gironzolato un pò nel web e ho visto diverse cose, ma coi cosa mi consigliereste? Sarei disposta a comprare anche in lingua inglese. Aspetto i vostri suggerimenti!
Infine, vi voglio dedicare questo post per ringraziarvi dei messaggi che mi avete lasciato, dolcissimi e numerosi, al post precedente.
Niente di meglio di questa meravigliosa meraviglia, una brioche morbidissima che è un incanto per la colazione, ma non solo! Ho seguito la ricetta della mia amica Martina , e mi sono trovata benissimo.
Vi avevo avvisata che mi sarei dedicata ai lievitati, giusto? 🙂
Un abbraccio stretto stretto e a presto!

Ingredienti:

10g di lievito di birra
200ml di latte
90g di zucchero
90g di burro
 2 uova
550 gr di farina
1 cucchiaino raso di sale

50gr di burro circa con 2 cucchiai di zucchero per il ripieno

Procedimento:

In una terrina ho messo il latte a temperatura ambiente e il lievito. L’ho sciolto bene e poi ho aggiunto la quantità di farina utile ad ottenere una pastella densa. Ho coperto la pastella con 1 cm di farina e ho coperto per lasciare lievitare. Il lievitino è pronto quando sulla superficie si formano delle crepe. 
A questo punto ho trasferito il lievitino in una terrina più grande, ci ho aggiunto le uova, il sale, lo zucchero e il burro morbido. Ho impastato con le mani, aggiungendo la restante farina, e continuando a lavorare fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo. Ho infarinato la terrina, ci ho adagiato l’impasto e l’ho coperto con un panno di cotone. L’ho messo a lievitare nel forno spento e con la lucina accesa, fino a che ha raddoppiato il suo volume. 
Ho preso l’impasto e l’ho steso col mattarello. Ci ho spalmato sopra del burro morbido e l’ho spolverato con lo zucchero (uno). Ho arrotolato l’impasto e ne ho tagliato la sommità per ricavare la mia “rosetta” di chiusura. Ho inciso il rotolo lasciando la sommità integra (due).

A questo punto ho messo in verticale la sommità del rotolo e con le due parti di esso (la destra e la sinistra) e formato la mia treccia. Arrivata in fondo, ho chiuso le due estremità lasciando uno spazio per inserire la mia “rosetta” di chiusura. Ho spostato la treccia con delicatezza nello stampo  foderato di carta forno e ho tentato di aprire un pochino le due “rosette” alle estremità.

Ho lasciato lievitare per la III volta la mia treccia:

A questo punto l’ho cotta in forno a 180° per circa 40 minuti, ma fate la prova con lo stecchino perché ogni forno è diverso!


Cornetti sfogliati

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Non so per quale ragione, esattamente. Forse per mettermi alla prova, forse per superare ogni volta un linea di confine, forse semplicemente per imparare a fare quello che non so fare. 
Per questo insieme di cose mi sono spinta a fare i cornetti e mi sono messa in testa dei progetti. 
Prima di tutto è bene chiarire che io, prima che nascesse il mio blog (tre mesi fa) non mi ero quasi mai dedicata ai lievitati, salvo qualche eccezione in cui forse per caso una volta avevo fatto il pane e sempre forse per caso avevo fatto la pizza. I lievitati, quando vivevo dai miei, li faceva mia mamma. 
Ma qualcosa si è mosso dentro di me, iniziando a farli personalmente e quasi seriamente. Ho scoperto per esempio che amo il processo di lievitazione, quella chimica magica che permette ad un impasto di raddoppiare il suo volume, ma non solo. Adoro sentire un impasto gonfio e leggero. Mi mette pace dentro. 
Per non parlare di come mi sento mentre aspetto che un impasto lieviti: in fremente attesa. 
E’ per tutto questo che quando ho letto tutta la procedura per fare i croissant, aveva attirato la mia attenzione il processo per far arrivare il lievitino a galleggiare. Ero un pò spaventata, perché temevo di non riuscirci. Invece, contrariamente alle mie aspettative, quel processo lì mi è riuscito a meraviglia (con mio padre che non capiva il mio eccessivo entusiasmo per quella palla che galleggiava)…è stato più difficoltoso lavorare a mano questo speciale impasto. 
Inoltre, avevo fatto male i miei calcoli, perché sono una cuoca approssimativa, e per cui mi sono ritrovata a dovermi alzare alle 4.40 del mattino per iniziare a fare la sfogliatura. Lo so che penserete che sono pazza, ma  non c’è niente che smuova i miei intenti come la passione verso qualcosa. E questo non è niente, se pensate che dopo aver fatto tutto, ho passato una giornata ad aiutare i miei a raccogliere le olive! 
Sono distrutta, ma felice. Stanca, ma appagata. Perché dopo una giornata di lavoro intenso, in famiglia ci siamo rigenerati con questi cornetti, cotti di straforo durante la pausa per il pranzo. Ci mancava che ce li litigassimo!! E mio padre, che non ama nessun dolce, mi ha perfino regalato un bacio per premiarmi. 

La ricetta l’ho presa dal bravissimo Vittorio di VivaLaFocaccia, apportando delle modifiche. Ho dovuto aggiungere della farina, credo per due motivi principali:
1) perché lui impasta con un’impastatrice e io a mano (e s’appiccicava tutto).
2) perché lui usa farine americane, che possono avere un’umidità e un’assorbenza diverse.

In ogni caso sono soddisfatta del risultato. Da Vittorio troverete un fantastico video che spiega tutto passo passo, molto chiaramente.

E’ stata la prima volta ma non l’ultima!
Enjoy!

Ingredienti (a me sono venuti circa 45):

Per il lievitino

120 gr di acqua
250 gr di farina (io 300 gr)
12 gr di lievito secco

Per l’impasto principale

180 gr di zucchero
500 gr di farina manitoba (io Molino Chiavazza, 700 gr)
20 gr di miele
4 uova
75 gr di burro
150 gr di latte intero
12 gr di sale
1 fiala aroma vaniglia

Per la sfogliatura

375 gr di burro di ottima qualità
Farina q.b per infarinare il piano

Per concludere

Marmellata o cioccolata
1 Uovo per spennellare
Zucchero a velo

Procedimento:

Per prima cosa ho preparato il lievitino. In una ciotola ho messo l’acqua a circa 30 gradi. Io non ho un termometro, mi sono regolata con la mano. Diciamo che deve essere tiepida. Ci ho sciolto dentro il mio lievito e poi ho aggiunto la farina, impastando per circa 15 minuti. L’impasto a me non è risultato duro come a Vittorio, quindi ho aggiunto la farina, ma lo stesso non era così duro. 
Ho formato una palla e l’ho immersa in una ciotola con acqua a circa 35 gradi (passaggio uno). 

Vittorio spiega che 35 gradi sono la temperatura ideale per far si che i batteri presenti nella farina e nel lievito si attivino. I batteri decompongono l’amido e gli zuccheri, trasformandoli in alcool, acido e anidride carbonica. Questo processo permette l’espansione della pasta e quindi la lievitazione. 
Succederà, magicamente, che l’impasto, inizialmente finito sul fondo della ciotola, nel giro di 10 minuti si solleverà (passaggio due). Il mio è proprio venuto a galla. 
Mentre il lievitino veniva a galla, ho preparato il cosiddetto impasto principale. 
In una ciotola ho messo la farina, l’aroma vaniglia e il miele (che nutre il lievito). Ho iniziato a girare con la mano, e piano piano ho aggiunto il sale, il latte poco per volta, le uova una ad una. Tutto impastando energicamente per circa 20 minuti. E’ stancante, ma vale la pena. 
Vedendo che il mio impasto era davvero troppo liquido, ho aggiunto farina per circa 200 gr (quindi in totale 700 gr).
Una doverosa nota: l’impasto deve rimanere morbido. Aggiungendo farina, mi sono accorta che continuando ad impastare, l’impasto prendeva sempre farina, quindi a un certo punto, regolandomi a occhio, mi sono fermata, infarinando bene il piano affinché non si appiccicasse (passaggio tre). Mi sono fermata perché avevo paura di ottenere un impasto troppo sodo.
Munita di mattarello, ho steso l’impasto in una lunga lingua rettangolare. La pasta era molto elastica, ma con pazienza l’ho stesa. E’ essenziale che abbia una forma rettangolare. 
A questo punto, ho piegato la lingua d’impasto a portafoglio (passaggio quattro). L’ho messa su un vassoio con un pò di farina, l’ho coperta con la pellicola trasparente e l’ho messa in frigorifero per circa 8 ore.

Intanto ho preparato il burro per la sfogliatura. Ho steso sulla spianatoia un bel pezzo di pellicola. Ci ho messo sopra il mio burro tagliato a pezzi più o meno regolari, formando un rettangolo (passaggio cinque). Ci ho passato sopra un velo di farina e l’ho ricoperto con altra pellicola. A iniziato a picchiettarlo con il mattarello, verso l’alto e verso il basso, per modellare il burro e far venire un rettangolo (passaggio sei).
L’ho messo in frigorifero e l’ho tirato fuori una mezz’ora prima rispetto all’impasto principale.

Il burro non deve essere durissimo, ma nemmeno troppo morbido. Una via di mezzo.

La sfogliatura

Ho steso il mio impasto lievitato per otto ore. L’ho steso in una lunga lingua e al centro ho posizionato il burro (passaggio sette). Ho chiuso quindi i lembi dell’impasto, unendoli verso il centro: vanno uniti, non sovrapposti (passaggio otto). Ho allungato l’impasto con il mattarello, prima picchiettando col mattarello dal centro verso gli esterni e poi rotolando il mattarello, fino ad ottenere un rettangolo (passaggio nove). Ora immaginate che questo rettangolo che vi trovate davanti, debba essere diviso ad occhio in tre parti uguali e richiuso a portafoglio (passaggio dieci). Questa è la prima piegatura. Ho preso l’impasto così richiuso, adagiato su un vassoio, coperto con una pellicola, e messo in frigorifero per circa 40 minuti.

Questo stesso procedimento va ripetuto tre volte, con tre lievitazioni in frigorifero per volta. Questo permetterà alla sfoglia di avere 27 strati (burro, sfoglia, burro, sfoglia ecc ecc).

Una volta finita la terza lievitazione in frigorifero, l’impasto di presenterà come nel passaggio undici.

Ho infarinato per bene la tavola e ho steso l’impasto a rettangolo. L’impasto è molto elastico, ci ho impiegato un bel pò di tempo, ma ce l’ho fatta (al passaggio dodici potete intravedere la sfogliatura). A questo punto, ho ricavato i miei triangoli, e li ho posizionati con la punta verso di me. In alto, nella base larga, ho inserito della marmellata e in altri della cioccolata. E così, arrotolandoli verso di me, quindi verso la punta fina, ho creato i miei cornetti. 

Fatti tutti i cornetti, ho preso quelli che volevo cuocere in giornata e li ho lasciati lievitare per 6 ore coperti da pellicola. Gli altri in più li ho congelati prima della lievitazione (basta poi scongelarli la sera prima, perché ri-lievitino, e cuocerli il giorno dopo).

Dopo 6 ore di ulteriore lievitazione, i cornetti sono raddoppiati, li ho spennellati con acqua e uovo e li ho cotti in forno per 15 minuti a 180°.