Fish & Chips

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Ci sono viaggi – come certe altre situazioni – in cui tutto va bene. Tutto si incastra perfettamente, le cose sono  consequenziali e si legano in modo fluido tra loro. Devo dire che questo è il profilo di molti miei viaggi, nonostante quelli degli ultimi anni siano stati viaggi complessi. Anche quando sono stati complessi, posso dire che tutto è filato liscio. Non è andata così con Londra. L’ho sentito dentro di me dal primo giorno, che non sarebbe stato un viaggio soltanto difficile, ma storto. E la mia sensibilità non mi ha tradita. Tutto ci è andato storto. O quasi tutto. 
Dalla pioggia che ci è caduta addosso per due giorni e che mi faceva tornare in albergo con i jeans zuppi fino al ginocchio, alla chiusura di due linee della metropolitana, per poi passare alla chiusura al pubblico di Westminster Abbey nel giorno in cui avevamo programmato di vederla noi, il freddo nelle ossa, una città sì molto bella, ma che ci è apparsa grigia come il nostro umore. L’impossibilità di fotografare. Non ho mai fatto un viaggio con così poche fotografie. 
Ma il massimo l’abbiamo raggiunto al ritorno. Partiamo da Londra per l’aeroporto di Gatwick che nevica e siamo sotto lo zero, un freddo che ci taglia la faccia e tutti i pensieri. A 10 minuti dall’aeroporto, il treno si ferma per un guasto in mezzo al nulla e così restiamo per un’ora e mezza, congelati dal freddo e in preda al panico per paura di perdere l’aereo. Più che una paura, una certezza, dal momento che arriviamo in aeroporto 4 minuti prima del volo, impanicati e smarriti, e il tipo ai controlli pensa bene di bloccare una delle nostre valige. Per niente, per un niente. Dice che deve ripassare sotto i rulli la sacca con i liquidi. inutile spiegargli che il nostro volo sta partendo…come ragionare con un mulo. La facciamo buttare, recuperiamo le nostre cose e Matteo dimentica la sua cinta. Ce ne accorgiamo troppo tardi……siamo costretti a correre fino al gate. Ma quando arriva? la strada sembra interminabile, stringo la valigia, mi pesa, stringo il piumino, un libro tra le mani, non c’è stato tempo di risistemarci. Corriamo, non sento più le gambe, abbiamo paura di affrontare la perdita del volo, vogliamo solo tornarcene a casa. Mentre corriamo vediamo quel numero, il gate 15 ci appare come un miraggio. Una ciurma di ragazzi corre insieme a noi, ci supera, uno coi capelli rasta lunghissimi si sbraccia e urla da lontano a quelli del gate, come a dire “ci siamo pure noi, aspettateci“.
Quando arrivo in prossimità e vedo che le hostess controllano ancora i documenti, lancio un sospiro e mi fermo a riprendere fiato. C’è confusione, mi vogliono imbarcare la valigia, poi il tipo mi perde di vista e io me la filo. Riusciamo a tornare a casa ancora con qualche problema, in particolare i miei forti disturbi alle orecchie (pensavo me le sarei giocate).

Non è stato il viaggio perfetto e Londra, seppur bella, non è la città dei miei sogni. Però, passato il trauma del momento, guardo alle cose belle. E diciamo che le cose che salvo e che porterò nel mio cuore per sempre sono due, su tutte.

La prima è il concerto più bello che ho visto in tutta la mia vita. Ve ne avevo parlato qui, di quanto attendevo questo evento dei Sigur Ròs alla Brixton Academy. Non li avevo mai visti dal vivo. Matteo me lo diceva, con fare di chi la sa lunga, vedrai vedrai. Io non mi aspettavo nulla, volevo solo vederli. Non eravamo in una buona posizione visiva e per giunta non mi hanno fatto entrare con la reflex (peccato!), ma quello a cui ho assistito mi ha devastata. E’ stata una delle emozioni più forti della mia vita, la bellezza di quando l’arte incontra l’uomo. Non sapevo più dov’ero e chi ero, Londra non era nulla per me, non eravamo più lì. Ero trasportata in una dimensione nuova, a me sconosciuta. Ero diventata una cosa sola con la musica e con le immagini: i controluce delle violiniste, le immagini che scorrevano su un grande schermo alle loro spalle, il cantante che suonava come se stesse facendo l’amore con gli strumenti, le luci studiate e accurate…tutto ha contribuito ad alimentare le mie emozioni, a farmi avere la certezza che questi ragazzi volessero non solo darci buona musica, ma farci bere la loro arte, e anche oggi a distanza di giorni, mentre ne scrivo ho brividi in ogni punto del corpo. E’ stata una scarica emotiva e adrenalinica infinita, immensa, spettacolare. Li ho amati, li ho adorati.
Quando il concerto è finito eravamo tutti in piedi ad applaudire, non finiva ancora l’emozione, era troppo grande. Il botta e risposta tra me e Matteo è stato questo:
Prenota subito pure i concerti di Ferrara e di Roma – ho detto categorica.
Te l’avevo detto! – mi ha risposto tutto tronfio 😀

E poi c’è la seconda cosa che salvo: le risate a crepapelle che ci siamo fatti io e Matteo nonostante tutto. La nostra capacità di riprenderci dai primi due giorni di sconforto, la nostra capacità di ridere dei disastri. Abbiamo riso, riso a crepapelle. Riso in mezzo alla strada, con le lacrime agli occhi e il vento gelido che ci tagliava ma non ci scoraggiava. Le abbiamo sparate a ripetizione, senza sosta, in barba alla nostra sfortuna. Mi sentivo stanca per il tanto ridere, ma più lo ero e più ridevo ancora…siamo stati capaci di ridere sul treno bloccato, mentre mangiavamo, mentre bevevamo. Siamo stati capaci di ridere a star male per una cupcake troppo zuccherata, davanti a un monumento chiuso, per la mia valigia esuberante (ma come t’è uscita Matté? :D). Non so quante cazzate abbiamo sparato, quante ne abbiamo dette, senza pudori e senza freni, ma so che quelle risate sono la cosa più preziosa di questo viaggio, che mi fanno ancora ridere di gusto mentre da sola scrivo questo post e ascolto la nostra musica, nella calma surreale della mia stanza, intanto che fuori piove ancora.

Con questa canzone ho conosciuto i Sigur Ròs 
“Vaka, untitled #1”
…dal vivo è intensa e sublime…

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Fish & Chips è uno street food originale dell’Inghilterra. Quello che abbiamo mangiato noi faceva schifo – tanto per aggiungere una nota storta 😀
Meglio quelli che mi sono rifatta da sola oggi. Ho fatto un mix di ricette prese dal web, a naso mio, e senza dosi. Risultato ottimo. Almeno questi sapevano di pesce!
Lo sapete che non amo friggere…io non friggo mai, a meno che non sia necessario. Non solo per la puzza e per la salute, ma proprio per un fatto di gusto. I fritti non mi attraggono. Ma questi vanno fritti per forza…io una prova l’ho fatta, però le cose in pastella non vanno bene con questo tipo di cottura. 

Ingredienti per due:

2 filetti di merluzzo
Farina 0
Farina di grano duro o fioretto
Sale
1 cucchiaio di olio extra vergine
Birra
2 o 3 patate

Olio di semi per friggere

Procedimento:

                                                    da qui si parte

In pescheria fatevi dare dei filetti di merluzzo belli alti
Lavateli e tagliateli a striscioline. Asciugateli bene.
Pulite due patate, fatele a bastoncini e lasciatele in acqua e sale
In un piatto unite uguale quantità di farina bianca e farina di grano duro
Aggiungete un pizzico di sale e un pò di birra, girando con la forchetta.
La pastella dovrà essere molto densa, regolatevi a occhio
Ora mettete l’olio per friggere in padella e fate andare a temperatura (l’olio sarà pronto quando appoggiando un goccio di pastella, inizierà subito a sfrigolare
Intanto passate il pesce nella pastella e quindi friggetelo riponendolo su carta assorbente.
Asciugate le patatine e friggetele nello stesso olio 
Impiattate tutto insieme e il gioco è fatto 😉

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Per chi vuole stare ancora un pò, vi offro un piccolo racconto per immagini 

Questa l’ho scattata per la mia amica Elle…lei sa :’)
Nuove prospettive, St. Paul Cathedral
Senza titolo – parla da sola
bellezze sfrontate al maestoso British Museum
Brixton Academy la sera del concerto
Altre prospettive sulle rive del Tamigi

La fortuna sfacciata di poter vedere la mostra di Lichtenstein 
alla Tate Modern Gallery
L’emozione che possono dare immagini mute, 
alla Tate Modern Gallery
L’emozione fatta immagini e musica.
La magia di una serata eterna.
(Questo è per voi, Sandra e Tamara:
voi due siete come quei fili di grano che si 
muovono sullo schermo a metà video!)
-Perdonatemi se l’audio è osceno-

come sa essere silenziosa la neve

– The end – 

40 Responses to Fish & Chips

  1. Edith Pilaff says:

    Bentornata!Purtroppo non sono sicura che le cose siano migliorate dopo la tua partenza.la temperatura e' scesa sotto lo zero gia' da qualche giorno e' non accenna a mollare! Pero' oggi ho mangiato una pizza veramente buona,che qui e' una specie di utopia.(Non dirlo allo zio Piero,tanto lui non ci credera' mai…)
    Il fish & chips lo prendo da te! Un bacio.

  2. Andrea says:

    Certo che di sfiga ne avete avuta un bel po', però alla fine siete riusciti a riderci sopra lo stesso! A me i fritti piacciono tanto, anche se li faccio molto raramente. Bacioni

  3. Ma sai che non ho mai provato a farlo? Devo rimediare! 🙂

  4. Patty Patty says:

    Orca che avventura!!! Meno male che siete tornati a casa!!!! Un bascio!

  5. Vaty ♪ says:

    Un'odissea eppure non mi è nuova.. La prima volta da heathrew rischiai anch'io visto che ci voleva mezz'ora da check in al gate! E ls seconda volta ci cancellarono volo cause rischio mega attentato del 2005:(
    Ma veniamo alle tue foto: stupende queste prospettive e questi dettagli. Bentornata Miky!

  6. Valentina says:

    Ciao tesoro bello! Bentornata! 🙂 Che avventura! Ad ogni modo, deve essere stato comunque un viaggio di quelli che ti restano nel cuore… grazie per aver condiviso con noi e grazie per queste meravigliose foto <3 Fish & chips… mmmm… buonoooo 😀 Ci sarai al raduno foodblogger, weekend del 25 aprile? Io ti voglio abbracciare! <3 Bacio grande :**

  7. Foto stupende, come sempre Michelina! Londra ha sempre il suo fascino inquieto… site stati bravi a prendere tutto con filosofia!!
    Un abbraccio,Ellen

  8. Matteo says:

    Non mi piace fare il saputello,

    ma

    te l'avevo detto. 😀

    Scherzi a parte, il fatto che l'emozione più forte del viaggio sia stato il concerto e non un posto visitato, la dice lunga su quanto ci sia piaciuta la città. Pazienza, non tutti i viaggi possono essere emozionanti allo stesso modo. Io di questo avrò comunque un ricordo piacevole, anche grazie alle tante risate, alle cazzate dette, alle prese per il culo. Tutto sommato siamo stati bravi, abbiamo saputo prenderla abbastanza bene, dai 🙂
    Bellissime le foto che hai scelto, comunque :')
    E i tuoi fish & chips mi ispirano assai! ._. Li devo da fa', me so rimasti qui! *indica la gola*
    Poi, sappi che io per i Sigur son sempre pronto *______*
    E la tua valigia è esuberante 😛 non so come mi vengono, sono idiota per costituzione 😀
    Un abbraccio grande, grazie di tutto :*

    • Matteo says:

      P.S. Io comunque ho passato la giornata a starnutire e scatarrare (sì, sempre molto fine io). Sto conciato proprio male! :'( ARGH.

    • ahahahahah, hai ragione: esuberante non intraprendente (ora correggo). Mi fa così ridere sta cosa!!!
      Comunque siamo stati bravissimi, non bravi. E sono certa che più passeranno i giorni e più il ricordo si farà bello….in attesa di altri viaggi. Ci sono altre emozioni che ci aspettano per quando vorremo svoltare l'angolo :')
      Ti abbraccio anche io e grazie a te :*

  9. Francesco82 says:

    Wow! che bel piatto…
    un abbraccio
    Francesco
    http://www.lacucinadegliangeli.net

  10. FrammentAria says:

    Ed i viaggi sono parole, quelle che racconti, per svuotare il malessere dovuto ai disagi, alle aspettative deluse, alla corsa convulsa verso il gate, alla pioggia nelle ossa. Le dimenticherai, posate su questo foglio. E quelle che racconti, per conservare la gioia dell'attesa, delle cazzate sparate a raffica, dell'incanto di un tratto di strada condiviso. Lle ritroverai, posate su questo foglio. Parole (mute), che racconti, per custodire foto poche ma buone, l'eternità di una serata magica, l'opulenza della bellezza scolpita in un museo, e quando le parole non bastano più, affidarsi a quelle inventate in una lingua che non somiglia a niente, ma che hanno la capacità di andare oltre, accompagnate da strumenti inconsueti, chitarre suonate con l'archetto, e voci straordinarie di geniali islandesi matti. Le custodirai, nella tua valigia esuberante 🙂
    Grazie piccola, hai fatto viaggiare anche me!!
    e danzare, come un filo di grano tra i papaveri 🙂

    • Geniali islandesi matti pronti a farsi amare da me. Io non posso dimenticarli, non me li scollo da dosso, ce li ho ancora negli occhi, nelle orecchie, sulla pelle. Giuro e spergiuro di sentirmi ancora lì, su quella poltrona, invasa da un mare bellissimo, sopraffatta da uno tsunami emotivo, etasiata da suoni, immagini, colori, vibrazioni. Tu sai di cosa parlo. Perché tu danzavi in quel filo di grano, io lo so.
      Ti abbraccio stretta

  11. Lo Ziopiero says:

    Caspita che odissea!
    La parte finale poi è tutta un cardiopalmo!
    Ma, come ha detto anche Tamara, alla fine rimangono i ricordi belli e sulle disavventure ci si fa una risata.
    Belle le foto, ma prima tra tutte mi piace quella in B&N sulle rive del Tamigi.
    Fish & Chips? Non oso pensare cosa vi hanno propinato! 😀 😀 😀
    Di sicuro le tue sono di gran lunga superiori. :)))

    Bentornata!!!

    • A distanza, dei viaggi resta solo il bello. I contrattempi che generano panico, diventano dopo collante, calce che cementa i ricordi..e sono sempre ricordi belli.
      Anche a me ha colpito motlo la foto sulle rive del Tamigi.
      Fish & Chips mooolto meglio i miei…saporiti e genuini 🙂

  12. Io Londra la amo. Non ci vivrei mai ma è una città vibrante! Forse la amo così tanto perché è stata meta di viaggio-permanenza in un periodo di spensieratezza, accompagnato da una grande Amica! Certo il tempo non è il massimo, ma l'energia c'è! Belle le tue foto e il tuo racconto. Il concerto non riesco neanche ad immaginarlo, sarà stato spettacolare e molto emozionante, lo si legge da ciò che scrivi! Poi tu e Matteo siete mitici insieme!!!
    Un abbraccio ALice

    PS ho provato a fare il pane con le pighe ed è venuto buonissimo, devo mettermi a studiare per bene i piegamenti vari, magari così riesco ad ottenere un pane migliore e forse a ridurre il lievito. baci

    • Carissima Alice, dici bene. Molte cose dipendono dal contesto. Io sono stata fortunata ad avere la giusta compagnia per affrontare la sfortuna. Matteo e io siamo ben collaudati :)))
      Per il pane…sono felice. in realtà bastano pochi accorgimenti …tienimi sempre aggiornata :))
      Bacissimi

    • Certo, che ti tengo aggiornata, qui bisogna riuscire nell'impresa Pane buono per tutti!!! Baci

  13. Roberta says:

    Ahahaha, Michi, sai che a Londra io l'aereo l'ho perso davvero??? Partii il giorno dopo 🙂
    Non è la mia città del cuore, preferisco Parigi, ma ciononostante ci tornerei volentieri, sotto tanti punti di vista, a cominciare dalla musica, la considero un po' la capitale d'Europa.
    Un viaggio storto il tuo, forse lì per lì, ma non potrai mai più pensare a quel posto senza ricordarti delle emozioni e delle risate….dimenticherai i jeans fradici, i fish and chips scadenti, il freddo, ma le emozioni quelle mai!
    Baci!!!

    • Ma veramente? guarda anche noi ce la siamo rischiata parecchio..e il pensiero di passare la notte in aeroporto mi terrorizza.
      Me le sto già dimenticando tutte le cose brutte…oggi sorrido perché le emozioni belle sono quelle che restano :)))
      baci

  14. Patalice says:

    il tipico english food…
    sempre visto e mai mangiato, potrei sopperire con l'homemade!

  15. Elle says:

    Ecco, ti stavo per dire che mi sono emozionata accompagnandoti per 5 minuti in questo viaggio grazie alle tue parole, che come sempre mi permettono di essere lì, accanto a te… e poi la vedo! Quella meraviglia rossa, con l'ancor più meraviglioso pianerottolo a scacchiera… dedicati a me! Ma quanto ti adoro?! Aò apetta… aspettamé che a fine aprile ci vengo pure io a Roma con le altre blogalline 🙂
    PS: l'arrivo dei biglietti sotto l'acquazzone mi sa che era presagio…

    • Elle says:

      PS: foto aggiunta alla mia bacheca su Pinterest! 🙂

    • Bella mia, io con le blogalinne non ci sarò 🙁 non sarò in Italia in quei giorno 🙁 ma ci rifaremo dai 🙂
      Visto che meraviglia quella porta? quando l'ho incontrata ti ho pensata…e poi il pavimento a scacchi…a me fa impazzire!!! :')
      E poi si, la pioggia sui biglietti era presagio….ma sono felice lo stesso 🙂
      Ti abbraccio stretta

  16. Berry says:

    Michi…bellissimo post! Bella la tua positività e la passione che esce comunque, come un timido raggio di sole nel freddo della tempesta. E poi sai che c'è? Che mi hanno appena regalato un viaggio a Londra a fine giugno! Ci andrò inaspettatamente per la terza volta, non vedo l'ora di vedere qualsiasi cosa! E la mostra di Lichtenstein…BELLISSIMA ♥
    Ti abbraccio forte cara!

  17. A me Londra e' piaciuta molto , non ci vivrei e ho preso un sacco d'acqua ma ha qualcosa che mi affascina….le tue foto mi fanno venire nostalgia …
    L unico fish and chips che ho mangiato era vegano perché ho sbagliato a ordinarlo :p
    Sono sicura che il tuo e' molto più buono!!!

  18. Zonzo Lando says:

    Guarda al di là delle sfighe che posso capire… aver ascoltato i Sigur a Londra è da favola! Io sono andata a Verona a sentirli.. li amo! Amo la canzone che hai messo, anche se la mia preferita rimane hoppipolla e poi bellissime foto 🙂 Bacioni Micky! Un abbraccio forte

  19. Rika says:

    Bentornata!!! Che avventura!!!
    Vedendo le foto mi è venuta di andare a Londra!!!
    Come sempre le foto sono bellissime!!!

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