Questo è il nostro tempo: Hummus di ceci

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“Hi guys! What do you think about a dinner for next Sunday? I can’t wait to see you again!! Pls say YES!”
A big YES for me! I miss you. Last time that i saw you was 6 months ago..it’s too time!” mi ha risposto Iman
Oh my dear, i miss you so much… i think about you alot! Sure, yes…it would be great to meet again” subito dopo ha risposto Anahita.

Amici. Amici. Amici pochi, ma quelli giusti. Quelli che ti scelgono, che fanno tutto loro. Arrivano nella tua vita, ti amano, e non sai perché. Non so come accade, ma mi sembra sempre un meraviglioso miracolo quando mi sento amata. Una cosa che non do per scontata, ecco. 
Anahita la prima volta che la vedo è dentro la prima casa condivisa . Il primo giorno che entro, lei fuori dalla sua stanza, un pò timida, prova a chiedermi “Ma che ore sono, non capisco!“. La sera prima era cambiata l’ora legale e lei non capiva. Ha provato a chiedermelo a modo suo: una Iraniana da poco trasferita in Italia, ancora spaesata e che non parla la mia lingua, ma solo l’inglese. 
Le rispondo, le spiego la faccenda dell’ora avanti-l’ora indietro, e così iniziamo, così parte la nostra pellicola. Ciak, si gira. L’amicizia che ha cambiato parte della mia vita. 
Solo due mesi in casa insieme, con orari diversi, abitudini diverse, una lingua diversa. Eppure una sera ci troviamo alla stessa tavola a mangiare, e timidamente iniziamo a parlare. Timidezza che dura tre secondi, perché in un attimo ci troviamo a parlare delle similitudini dei nostri Paesi, così diversi eppure così simili. Ci interrompiamo, ci sovrapponiamo per troppa fretta di parlarci. Se non ci viene in mente come dire una parola, ne inventiamo un’altra, ma giuro troviamo il modo di capirci. 
Sarebbe così bello fare un viaggio in Iran insieme, la buttiamo lì. Quelle cose che si dicono e in cuor tuo pensi di non poter realizzare…nel frattempo si fa qualcosa insieme, la porto a casa dei miei per un giorno di festa. Dai miei gli amici si accolgono come persone di casa. Mio padre riesce a farla ridere anche senza parlare l’inglese (solo lui può farlo). Poi lei poco dopo se ne va, si trasferisce in un’altra zona della città. Salutarsi è difficile. E’ gennaio appena nato, fa freddo ed è buio. L’accompagno all’autobus con la sua valigia troppo grande. Parliamo distraendoci dal freddo e dalla tristezza. Quando vedo l’autobus mi si appannano gli occhi. Come facciamo in cinque secondi ad abbracciarci come se fosse un’ora? Non lo so. Ma so che dopo, dal vetro, lei mi fa segno di non piangere, passandosi l’indice in verticale sotto l’occhio. 
Ma il nostro film non è finito. 
Un anno dopo sto aspettando con ansia il visto dall’ambasciata, a febbraio si parte. Il visto tarda ad arrivare, mi innervosisco, ho paura di non partire. Telefono, sbraito, non mi riconosco. Poi improvvisamente il visto arriva, e solo lì tutto mi sembra vero. Adesso ho paura di partire. Solo adesso ho paura. Ma partiamo. Anahita è in ritardo, prende tutto con comodo…arriviamo all’imbarco che la signorina ci vede correre da lontano, ci guarda notevolmente infastidita e quasi grida “De Filio e Sepheri?” SIIII “Stanno aspettando voi per partire, sbrigatevi” ci dice linciandoci con lo sguardo (se avesse potuto c’avrebbe prese a schiaffi, ne sono certa). Corriamo, corriamo, siamo sopra. Ci chiudono i portelli alle spalle, adesso non si torna indietro. Un viaggio traversata con scalo a Istanbul di notte (ancora la mia Istanbul, ancora una volta…un giorno vi racconterò). Ci buttiamo su delle sedie, guardando fuori da infinite vetrate: nevica. Nevica forte. Quando saliamo in aereo di nuovo, qualcuno con un automezzo viene a buttare una schiuma sulle ali per togliere la neve. Buio e neve. Buio e neve. Si decolla. Ore piene, frenesia. Finché, quasi l’alba, vediamo una città sconfinata brillarci sotto i piedi, e Anahita urla, caccia un lamento felice e straziante di chi si ricongiunge alla sua terra dopo tanta attesa. Grida “So, this is Tehran! This is Tehran Miché!” eccitata, contenta, ansiosa, sveglia tutti. Non si contiene, non la contieni. Mi veste col velo, mi chiede di starle sempre vicino. Corriamo dentro l’aeroporto, devo star dietro alla sua foga di uscire. Siamo due ragazze improbabili che corrono con una valigia dietro. Siamo la nostra storia che prende forma.
Tutto il resto è storia. La storia di un viaggio che mi ha cambiato la vita e la storia di tutte le amicizie che ho stretto che non potrò mai dimenticare. E Iman, un dolce ragazzo che fa il volo di rientro con me. Anahita rimane ancora un mese. Mi consegna ad un tassista in piena notte e mi spedisce in aeroporto che dista un’ora da casa sua.  Sono sola in un Paese lontano, sono sola eppure non mi sento sola. Ho tutto con me. Ho pensieri da mettere in ordine, una valigia già piena di ricordi, il cuore che batte un ritmo doppio. Il tassista mi scorta in aeroporto e mi lascia nel punto dove mi prenderà Iman, che volerà con me, che si addormenterà sulla mia spalla in un viaggio infinito e stancante che io trascorro vigile con la musica nelle orecchie. Non dormo da oltre 24 ore, ma non cedo. A Fiumicino sembro una profuga. Non so più chi sono.
E poi qui a Roma le cene insieme per ritrovarci, per condividere la tavola. Non riesco ad aspettarli in casa, gli corro incontro sulle scale, ci abbracciamo stretti come viene, con quella fretta di ricongiungimento che ci da solo l’amore.
Mi raccontano di come sia difficile vivere lontani dal proprio Paese, di come si debba combattere con una sensazione di solitudine ogni giorno. “Nella tua casa mi sento come a casa mia, dimentico per un pò la mia solitudine“, mi dice Iman, non sapendo che mi sta facendo il più bello dei complimenti. Ma poi c’è lo spazio per le risate, per la politica, per la vita vissuta. Pur con la difficoltà della lingua, io e questi ragazzi riusciamo a dire le stesse cose in coro, i nostri pensieri vanno nella stessa direzione. Ritrovarci è un dono meraviglioso, sembra di non esserci salutati mai. Ogni volta faccio assaggiar loro qualcosa di nuovo preparato con le mie mani, come hanno fatto loro con me in Iran. E’ un piacere cucinare per questi ragazzi che assaggiano e mangiano tutto.
Mentre impiatto la pasta, stavolta, Anahita aspetta ch’io le passi il piatto per aiutarmi, dice qualcosa in persiano ad Iman e io come sempre la sgrido, chiedendole di tradurre quando si dicono qualcosa tra loro. “Tutto quello che fai è bello, raffinato“. Usa la parola با سلیقه, che si legge Ba Saligheh, elegante appunto…e poi stiamo tre ore con loro che mi insegnano a pronunciare la gh come la pronunciano loro e ridiamo come matti. Anahita è l’unica persona al mondo che conosco che ride più forte di me, ogni tanto devo dirle di fare piano ché mi fa cacciare dal palazzo 😀
Quando ci salutiamo, Ana mi ferma, mi dice devo dirti delle cose prima di andare. E inizia ad elencare. La prima che mi dice è che io sono la sua casa, e che nel suo cuore ho un posto riservato molto speciale
Iman mi ringrazia infinite volte, non la smette più di dire grazie. Ce li ho entrambi davanti, allungo le mani e accarezzo le loro guance in un gesto involontario, dico “This is our time, questo è il nostro tempo. Dobbiamo prenderlo finché ce n’è, perché non ne avremo un altro“.

Enjoy Iran – le mie fotografie

Ingredienti:

Ceci secchi
Olio
Sale
Rosmarino
Aglio
Semi di sesamo

Procedimento:

Le sera prima risciacquate i ceci e metteteli in ammollo
Il giorno dopo scolate i ceci e metteteli a bollire in abbondante acqua per circa 2 ore, legando in una retina del rosmarino e dell’aglio per dare aroma.
Dopo la cottura dei ceci, scaldate in una padellina dell’olio extra vergine e dell’aglio. 
In un’altra padellina tostate semi di sesamo a piacimento
Togliete l’aglio dall’olio, quindi unite l’olio ai ceci e frullate tutto
Salate, unite i semi di sesamo tostati e il gioco è fatto!


55 Responses to Questo è il nostro tempo: Hummus di ceci

  1. Ennio says:

    Ottimo, mi piace tantissimo! Complimenti Michela!

  2. Lo Ziopiero says:

    Mammamia che bel post, scritto e vissuto col cuore. Letto e sognato con la fantasia attraverso prima le tue parole e poi le tue immagini.

    “Siamo la nostra storia che prende forma”
    Penso che dietro questa frase ci sia tutta l’essenza della vostra amicizia.

    Le foto del filmato sono stupende, evocative, cullate da una musica meravigliosa.

    Poi quell’ultima immagine del display sull’aereo è da lucciconi…

    Ora, dopo essermi immerso in questo sogno, viene la parte più difficile: destarmi e rimettermi a lavorare!

    p.s. incredbile: ma lo sai che ieri sera ho fatto proprio l’hummus? Più o meno stessa ricetta!!! :)))

  3. Edith Pilaff says:

    Ciao,non riesco a dire bene in italiano cio' che il post mi ha fatto provare,ma ha detto tutto lo Zio con maestria..
    Un grazie di cuore pero' lo so dire!
    Un abbraccio e buona giornata.

  4. Matteo says:

    Non ci ho le parole, ecco. :'
    Grazie, di nuovo, per aver condiviso una parte di te, di voi. :*

  5. Berry says:

    Michela! Questo post mi ha fatto arrivare quasi alle lacrime. E' stato bellissimo correre con te per arrivare al gate dell'aeroporto e carezzare le mani dei tuoi amici felici di essere insieme. Quando negli occhi di chi vive la vita c'è voglia, entusiasmo, genuinità, purezza e amore, la vita non può far altro che ricambiare con tutto questo. Viaggi, amicizia, scambio.
    Ti abbraccio forte …e adoro l'hummus!
    B.

  6. lalexa says:

    a parte l' hummus che adoro e l' hai fatto a regola!ma che bel post hai scritto!anche io ne dedicai uno alla mia più grande amica!un bacione grande:)

  7. Come riesci a trasmettere i sentimenti scrivendo e' incredibile !!! Mi sono fatta trascinare via con voi , ho
    visto la neve , la città , le luci … Ho sentito l amicizia pura , che amo e che e' possibile solo avendo un cuore libero f prwgiudizi e puro !!!!
    Michela io amo l Hummus però scusa passa in secondo piano confronto a ciò che ci hai raccontato!

  8. Mai fatto l'hummus.. ma mi ispira assai:) tutte le preparazioni orientali suscitano una certa ammirazione in me (vorrei saperle fare meglio!)
    A presto cara:**

  9. Elle says:

    Che post magnifico. Io ho avuto un compagno di università Iraniano e devo ammettere che mi perdevo nei suoi racconti. Ma io amo l'Oriente, sogno la possibilità di vederlo: Istambul, Petra, Tehran. Ma prima o poi ce la farò. Nell'attesa mi gusto questo hummus. Un bacio

  10. Roberta says:

    Di nuovo in viaggio con te, nei tuoi racconti di una terra e di un popolo che, come sai, ho nel cuore e nei sogni!
    Un post bellissimo, emozionante, sentito, da te che scrivi e da me che leggo e mi sento come fossi lì, con voi!
    Un abbraccio grande Michy, grazie 🙂

  11. m4ry says:

    Post stupendo…sentirsi amati è una sensazione bellissima..e di contro, voler bene a qualcuno e non sentirsi ricambiati fa tanto male..le tue parole mi hanno fatto vedere 🙂
    Ti abbraccio bellissima amica mia <3

  12. Ely says:

    Che post meraviglioso e pieno di sentimento, tesoro! Che bello sapere che esistono emozioni così grandi e speciali che riescono ancora a squarciare questa cortina di grigiore e ipocrisia, che copra la maggior parte della società! Un hummus dal valore aggiunto, allora! Complimentissimi e che il cielo benedica i vostri legami 🙂 Un abbraccio cara! <3

  13. Mi hai fatto piangere.
    Le foto sono meravigliose.
    TU sei meravigliosa <3

  14. Patty Patty says:

    Michela… ho letto il post d'un fiato e po imi sono goduta lo slideshow per una, due, tre…cinque volte e non ne avevo mai abbastanza. E' stato difficile per me staccarmi dalle tue foto, immagino quanto sia stato duro per te lasciare quella bellissima terra, culla della cultura mondiale! Un bascio tesoro e grazie anche della ricetta!

    • Patty, lo sai quanto mi stai rendendo felice? No, forse non lo sai. Il fatto che tu ti emozioni alle mie parole e in special modo alle mie fotografie, mi emoziona a mia volta ..e quindi direi che siamo tutte e due…tremendamente emozionate :')
      Grazie con tutto il cuore Patty!

  15. Francesca says:

    Una storia stupenda, narrata con delle emozioni tangibili tanto sono forti.
    Stupende le foto.
    Sono commossa da un tuo post per la seconda volta in meno di un mese.
    Complimenti: per la ricetta, per il dono della scrittura, per le foto e per il tuo animo.
    Francesca

  16. carmencook says:

    Adoro leggerti, hai un modo di scrivere trasportante ed emozionante!!
    Sei bravissima in ogni cosa che fai Michy!!
    Un bacione e buona serata
    Carmen

  17. Valentina says:

    Quanto sei bella, Michi…. non smetterò mai di pensarlo e di dirtelo, sei proprio bella <3 Questo post mi ha fatto emozionare, grazie… L'hummus mi piace tanto ma non l'ho mai preparato, proverò 😉 Complimenti e un forte abbraccio :** <3

  18. E' bellissimo questo post Micky..è tardi, sono stanca, ma l'ho letto tutto d'un fiato e sono commossa. Ha ragione Vale qui sopra a dirti che sei bella Micky, sei davvero una bella persona.
    Mi è sembrato per un attimo di leggere un libro, di leggere un racconto di quelli che piacciono a me..e invece è una storia vera, della tua bella amicizia…tienili stretti sempre Micky, gli amici. E' la cosa più bella, più importante.
    Ma pensa che io ti voglio bene a distanza, senza averti mai conosciuta di persona, pensa un po' quando ci vedremo Micky..ma quanti baci ti darò io???
    Ti stringo forte bella amica! Roberta
    n.b. adesso vado a dormire contenta ^_^

    • Roby, tesoro. Il tuo commento è stato il mio bellissimo buongiorno, stamattina all'alba. Non ho voluto risponderti subito perché volevo avere il tempo giusto. Ma forse adesso non saprei come ringraziarti di tutte le parole bellissime che spendi per me. Quando mi darai tutti i tuoi baci, io li ricambierò uno per uno :')
      Ti abbraccio e ….adesso vado a lavorare contenta ^_^

  19. Chiara says:

    che meraviglia questo post….
    mi viene spesso in mente il sorriso di Anahita e ricordo fortemente la sera in cui su di una panchina lei ti insegnava il persiano o meglio… le basi del persiano per una ipotetica telefonata con la madre 😀 quanto ho riso 😀
    e non dimentico i tuoi occhi al ritorno dall'Iran, oltre le foto oltre la tua voce…proprio loro mi raccontavano più di tutto i giorni in un posto così diverso da noi,ma così tanto a te familiare per la gente che hai incontrato 🙂
    sei tremendamente brava a descrivere i tuoi pezzi di anima…. 🙂 bella bella l'amichetta mia…e buono buono l'hummus 🙂 quanto me piaciono i ceci 🙂

    • Amore mio bella, ti ricordi quella sera? che ridere…pure quella volta abbiamo rischiato di svegliare mezza città 😀
      Grazie di essere passata e grazie perché sei l'amichetta mia bella :*

  20. Paola says:

    ciao Michela, sono nuova da queste parti! Lo zio piero mi ha incuriosito e sono venuta a leggerti!
    Che il cibo non sia solo cibo, qui si capisce bene.
    Che guardare e vedere siano non solo due parole diverse ma con significato diverso si capisce sempre qui molto bene.

  21. L'ho letto tutto d'un fiato. Parli di cose che ultimamente mi stanno tanto a cuore… è difficile vivere lontani dal proprio paese, anche se non è lontano come l'Iran… combattere la solitudine ogni giorno… Michy, se tu sei la loro casa, hai fatto una cosa grande, grandissima, enorme! Davvero, credimi. Ti abbraccio…

  22. Omero says:

    "Racconto" meraviglioso, in tutto.
    Parole, sentimenti, emozioni, ricordi, amicizia.
    Michela "at the best", brava!

    Cibo che adoro, intanto perche' e' buono, poi legato a frequentazioni in posti che adoro.

    :*****

  23. Ragazza avventurosa! Ma guarda un pò quante vite ha già vissuto la michela…per me resti sempre una grande fotografa di sentimenti.
    Ti abbraccio, Ellen

  24. 21 grammi says:

    Ma tullosai che, leggendo i pezzi di viaggio in aereo, mi son venute in mente le immagini di Gemma di Venuto al mondo che sorvola Sarajevo che torna dai suoi amici? Per l'atmosfera che si respira nelle tue parole… l'intensità. L'immensità.

    Forse non c'entra niente Gemma, o forse sì. :')

    • Wow :') forse ho amaro Gemma perché in parte le somiglio. Mi hai fatto un complimento stupendo!
      Mi piace pensare che la vita ci da a volte degli strumenti per viverla più intensamente e che se siamo bravi a raccogliere, un premio arriva sempre. Nel mio caso il premio non è nemmeno il viaggio in sé, ma ciò che di esso mi porto nel cuore e nella vita di tutti i giorni. Sottile ma sostanziale differenza :')
      Un abbraccio bella <3

  25. Michela ho letto tutto d'un fiato, come un assetato di fronte a una brocca d'acqua fresca.
    Non so cosa dirti, perché sento quel calore, quella lentezza e serenità nelle cose, il sorriso, la calma e la meraviglia dei rapporti che ho vissuto quei pochi giorni con le amiche iraniane di mia zia.
    Un giorno se vorrai ti racconterò un pezzetto della sua storia, perché ho riletto di lei nel post con il tassista…vivere sotto dittatura è tremendo e lei ne sa qualcosa.
    Grazie, sono felice di averti trovata.
    Sento in te un grande sole, un po' come la mia amica Mandana.
    Buona serata
    Lou

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